La nuova legge sulla fecondazione assistita, approvata dal Parlamento Italiano. Conferenza della prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, professore associato all'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del S.Cuore di Roma e professore di Bioetica presso l'Istituto per la famiglia Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense tenuta presso il Centro Culturale L'Areopago, il 13 febbraio 2004 (tpfs*)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /12 /2022 - 09:59 am | Permalink | Homepage
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Il testo è stato trascritto dalla viva voce dell'autrice e non è stato da lei rivisto.

L'Areopago  

Per illustrare questa legge non basta un'ora, ci vorrebbe parecchio tempo anche per raccontare tutta la sua storia, che non è iniziata in questa legislatura, ma durante quella precedente. Ad un certo punto la legge è arrivata al Senato nella legislatura precedente, dopo essere stata approvata con un testo quasi simile a quello attuale, ma fu affossata al Senato e la discussione non andò avanti. Fu sospesa dall'allora presidente Mancino. Poi è ritornata in discussione in questa legislatura ed è riuscita a completare il suo iter. Il testo di questa legge si è incrociato con un altro testo di iniziativa trasversale, di diversi deputati di estrazione cattolica. Il testo finale certamente non è il massimo auspicabile, però io lo chiamo “una riduzione del danno”.
La prima cosa che si è detta è che si tratta di una legge cattolica e che questa legge è stata un regalo al Papa.
Questo evidentemente non è vero, perché una legge cattolica si sarebbe esaurita in un solo articolo: la fecondazione artificiale è vietata. Questa è la sintesi della legge cattolica. Questa, invece, è una legge di riduzione di danno, non di male minore, perché se noi parliamo di male minore, introduciamo un qualcosa che da un punto di vista morale non è accettabile, cioè che ci sia una classifica di mali. Il male, per definizione, è male, piccolo o grande che sia. Il male minore non è sicuramente il maggior bene perseguibile.
Questa legge ha cercato di ridurre il danno di una situazione già esistente. Non è nata in un contesto in cui la fecondazione artificiale non si faceva, ma in un contesto in cui la fecondazione artificiale si fa e si è fatta per anni senza alcuna regola e senza alcun controllo.
Un'altra affermazione che abbiamo sentito nel dibattito di questo periodo, è che si sia trattato di una legge appoggiata dai cattolici in contrasto con i laici. Voi sapete che oggi c'è questa grande confusione tra la cosiddetta etica laica e la cosiddetta etica cattolica, per cui è cattolico tutto ciò che secondo i cosiddetti laici si muove come se Dio ci fosse ed è laico tutto ciò che si muove dal presupposto che Dio non esiste. A parte il fatto che c'è un uso sbagliato del termine laico, perché io sono una laica, don Andrea è un sacerdote, quindi il termine laico, come altri termini della lingua italiana, viene utilizzato con un altro significato.
Una contrapposizione tra etica laica ed etica cattolica non è però reale perché, innanzitutto, se io fossi un ebreo o un musulmano mi sentirei tagliato fuori da questo dibattito ed anche un po' offeso, perché non esistono solo i cattolici da una parte ed i laici dall'altra. Ma c'è anche un altro motivo: non è detto che la cosiddetta etica cattolica muova soltanto dal dato rivelato, cioè dalla fede, come se i cattolici fossero dei soggetti a-razionali, ma anzi ormai la razionalità sta dalla parte dei cattolici e la non razionalità sta dall'altra parte. Perché si è passati, da parte dei laici, ad una nuova fede, la fede laica. Loro credono in determinate cose, sono disposti a modificare la realtà, pur di mantenere il loro credo. Noi cattolici abbiamo oggi un compito in più rispetto a prima. Siamo quelli che devono dimostrare come realmente stanno le cose e come razionalmente si può approcciare un problema, perché dall'altra parte questa razionalità non c'è più.
Mi spiego meglio: voi avete sentito ieri che è stata clonata una blastocisti umana. La clonazione è la possibilità di ottenere un individuo umano attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula di un soggetto dentro un uovo denucleato. Con uno stimolo elettrico questa struttura che si è formata da questo uovo denucleato e da questo nucleo proveniente, ad esempio, da una mia cellula, dà origine ad uno sviluppo embrionale dal quale, quando è arrivato alla fase della blastocisti, si può prelevare la massa cellulare interna. Non so se avete visto le immagini di un embrione. La blastocisti è quando l'embrione sembra quasi un cestino di frutta, per cui da una parte c'è questo polo che si chiama la massa cellulare interna da cui estrarre le cellule staminali. E' stato provato, lo dice anche uno dei massimi esperti di staminali, il prof. Angelo Vescovi del S.Raffaele di Milano, che le cellule embrionali sono inutili. Ma il Prof. Vescovi non è cattolico, è taoista, per cui non ha motivazioni cattoliche per difendere l'embrione umano. Lui dice obiettivamente: le cellule staminali embrionali non servono assolutamente a nulla; le cellule staminali clonate, l'ha dichiarato su Avvenire, non servono a nulla [1] . Per quale motivo continuare questo tipo di sperimentazione e sostenere che l'embrione serve? Considerazioni etiche a parte, non è provato da un punto di vista scientifico, anzi è negato, che l'embrione possa servire. Però c'è una sorta di irrazionalità da parte del cosiddetto mondo laico, in quell'accezione errata di laico alla quale abbiamo accennato, per cui si sostiene che per forza serve. E' diventata una battaglia di tipo ideologico senza fondamento da un punto di vista scientifico. Quindi si è ribaltata la situazione, per cui mentre eravamo prima noi cattolici ad essere accusati di dire le cose per fede, oggi c'è un'altra fede, che è la fede laica, che fa sì che noi cattolici dobbiamo essere più razionali di quelli della parte opposta. Che cosa hanno fatto i cattolici in tutto questo, e qual è il loro impegno? Ovviamente, come diceva prima don Andrea, dal momento che siamo in una società pluralista, dove gli orientamenti etici sono diversi, l'impegno che uno può avere è quello di ritagliare nella situazione nella quale ci si trova, il maggior spazio possibile. Quindi l'impegno dei deputati, dei parlamentari che hanno sostenuto questa legge (non tutti cattolici, perché molti muovevano da posizioni diverse), dei parlamentari cattolici che erano presenti, è stato quello di ritagliare il maggior spazio possibile, di avere le maggiori garanzie possibili all'interno di una situazione di una legge che comunque era lontana da un punto di vista di contenuto etico, da quella che è l'etica cattolica, in questa materia. Quindi non è una legge cattolica, non è sicuramente una legge che corrisponde alle indicazioni del magistero della Chiesa, è una legge che ha ridotto una situazione di danno e che i cattolici hanno dovuto appoggiare per questo motivo, proprio per cercare di ottenere il massimo delle garanzie possibili. Perché non è una legge cattolica?
Ciò che il magistero della Chiesa cattolica pensa in materia di fecondazione artificiale è contenuto in un documento del 1978, è la “Donum vitae”, della Congregazione per la Dottrina della Fede. Io ho cominciato ad occuparmi di bioetica nel 1984. Nel 1987 quando è stato pubblicato questo documento già si parlava dei problemi della clonazione, dei problemi della fecondazione interspecie. Una delle caratteristiche dei documenti della Chiesa è quella di avere questa lungimiranza profetica, cioè di prevedere quello che accadrà successivamente. In questo documento la Congregazione per la dottrina della fede cosa dice?
Il documento è diviso in due parti, la prima parte è sull'embrione, la seconda sulle tecniche di fecondazione artificiale. Nella prima parte c'è tutta una trattazione sul fatto che l'embrione è un individuo umano, che deve essere rispettato come soggetto personale e quindi non si può fare nulla che sia contro il suo interesse, ma gli unici interventi che si possono fare sono in suo favore e a sua tutela, per cui, se è giustificata una diagnosi prenatale a scopi terapeutici, sicuramente non è giustificata allo scopo di un cosiddetto aborto terapeutico, cioè a scopo soppressivo. Perché parlo di cosiddetto aborto terapeutico? Perché mai si può definire terapia un aborto. Quale terapia passa attraverso la soppressione dell'individuo malato? Io dico ai miei studenti: “Se tutte le terapie passassero per la soppressione del malato così come capita con l'aborto, noi medici non avremmo niente da fare”. Ci fermiamo alla fase diagnostica e poi ammazziamo il malato, così non abbiamo problemi di spese della sanità, problemi di ospedali e così via. Applicare il termine terapeutico al concetto di aborto è sicuramente errato. Sempre a proposito dell'embrione il documento dice poi no alla sperimentazione, no alla clonazione, no alla fecondazione interspecie, no alla gestazione interspecie, cioè prendere embrioni umani e metterli nell'utero di un maiale, un coniglio, ecc.
Nella seconda parte affronta il problema delle tecniche di fecondazione artificiale. Tenete conto che il documento è del 1987. Le tecniche che allora venivano utilizzate erano due: la fecondazione in vitro e l'inseminazione artificiale, quindi il documento interviene specificamente su queste due tecniche. Occorre leggerlo. Il magistero della Chiesa non dice dei no, come di solito si ritiene, ma dice dei sì. Sì al rispetto dell'embrione umano, per cui la fecondazione in vitro non va fatta perché comporta la manipolazione e la creazione in vitro di embrioni umani, sì alla famiglia per cui definisce non accettabile la fecondazione artificiale eterologa, quindi con l'utilizzo di spermatozoi che provengono da donatori estranei e dice sì al rispetto dell'atto coniugale come momento della chiamata all'esistenza del nuovo individuo umano, per cui ne consegue il sì alle forme di aiuto all'atto coniugale, ma non alle forme di sostituzione dello stesso. Questo significa che tutto ciò che può aiutare la coppia ad avere un bambino, fosse una terapia con ormoni, un intervento chirurgico, una somministrazione di farmaci, oppure di un trasferimento di seme ottenuto durante l'atto coniugale, viene ritenuto rispettoso della struttura dell'atto coniugale. Non viene considerato rispettoso tutto ciò che sostituisce l'atto coniugale. La terza parte di questo documento è dedicata alla questione del rapporto tra la morale e la legge civile, cioè la Congregazione per la Dottrina della Fede dice quale minimo dobbiamo pretendere che ci sia all'interno di una legge. Questo minimo è praticamente dato da due elementi: da una parte il rispetto dell'embrione umano, ovviamente il massimo del rispetto sarebbe non fecondarlo in vitro, perché dal momento in cui un embrione umano viene creato in vitro è inevitabile che si instauri un rapporto tra soggetto che produce ed oggetto che viene prodotto. Nel momento in cui un oggetto viene prodotto e quindi l'individuo non viene chiamato all'esistenza all'interno di una dinamica del dono, ma all'interno di una dinamica della produzione, è inevitabile che ciò che produco può essere oggetto di selezione, di valutazione. Tutta la discussione che c'è attualmente, riguardo la diagnosi pre-impianto, entra in questa logica. Gli embrioni vengono prodotti, ma prima di essere trasferiti devono essere valutati per poter essere selezionati. Introducendo all'interno di questo dibattito elementi che sono inconcepibili per uno Stato come il nostro, come il criterio della discriminazione. La Costituzione italiana dice che una persona non può essere discriminata per sesso, religione, ecc. e noi reintroduciamo un criterio di discriminazione per cui chi non ci sta bene viene eliminato. Badate bene che questo elemento non è presente neanche nella legge sull'aborto - e dicendo questo non dico che la legge sull'aborto è buona, assolutamente no. Ma la legge sull'aborto in un certo senso ha trovato l'escamotage per cui l'aborto e la soppressione del bambino malato avviene perché questo può provocare un danno alla salute o alla vita della madre, perché se la legge avesse detto abortiamo il bambino malato, sarebbe stata tacciata di avere scopo eugenetico, quindi di discriminazione. Con il dibattito attuale si vuole introdurre un elemento che furbescamente era stato tenuto fuori dalla 194 e cioè quello della discriminazione: eliminiamo quelli che non sono buoni e trasferiamo solo quelli che sono sani, per cui già facciamo una discriminazione tra soggetti umani.
La Donum vitae chiede che ci sia il rispetto dell'embrione e che ci sia almeno il rispetto del principio famiglia, anche perché si rende conto che chiedere che per legge venga anche riconosciuto il rispetto dell'atto coniugale come luogo della chiamata all'esistenza dell'individuo umano è elemento che in una società pluralista non passerebbe. Questa è la maniera in cui si conclude la Donum Vitae. Gli elementi che vengono richiesti per una legge in una situazione di pluralismo etico, sono solo una parte di quello che la morale cattolica dice in materia di fecondazione artificiale. Viene lasciato fuori un elemento che è quello della precisazione del considerare accettabile un aiuto all'atto coniugale e non una sostituzione.
Vediamo cosa è accaduto con questa legge. L'intento della legge è già annunciato all'art. 1: la presente legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. In pratica il punto di partenza della legge è che ci sia questo accesso alle tecniche di fecondazione artificiale. Badate bene, la legge non si chiama legge sulle tecniche di fecondazione artificiale, ma sulla procreazione medicalmente assistita. Qui c'è già il primo imbroglio, perché procreazione cosa significa?
Procreare è un termine teologico che ormai è sulla bocca di tutti, perché se io ad una persona dico “procreazione”, non parlo di riproduzione artificiale. E' più chic, è più dolce, è la famosa pillola di Mary Poppins, che per mandarla giù ci voleva lo zucchero. Se io cambio i termini, la gente non si rende conto. Se io la clonazione la chiamo terapeutica, l'attenzione si centra sul terapeutico, non sul fatto che l'individuo umano viene clonato. Se io l'aborto lo chiamo terapeutico, l'attenzione è sulla terapia, sulla cosa buona, non sul fatto che si fa un aborto. Io sono originaria di Siracusa, un giorno mi è arrivata la telefonata di un signore di Siracusa, perché alla moglie, che aveva circa 35 anni, il medico aveva detto che “doveva” fare l'amniocentesi. Io ho detto: “Perché volete fare l'amniocentesi?” La risposta è stata: “Per vedere se il bambino sta bene”. “E dopo se il bambino sta male, cosa farete?”. “Niente, il medico mi ha detto che c'è una terapia”. “Che terapia?” “L'aborto terapeutico”. Ho chiesto: “Ma lei sa cos'è un aborto terapeutico?” “No, una terapia per il bambino, così starà meglio”. Ho detto: “No, il bambino non ci sarà più!” Allora questo pover'uomo... com'è possibile nel 2000 non sapere queste cose? Però l'informazione che arriva è questa. Lui aveva concentrato la sua attenzione sul termine terapeutico e non su quello che ci stava prima. Se io la fecondazione artificiale la chiamo procreazione medicalmente assistita, la gente dice: “E' una procreazione, ed è soltanto assistita”. Ma non si rende conto che di assistenza non c'è niente, ma è una totale sostituzione. Cosa significa allora assistere?
Io racconto sempre questo: ho due figlie; quella di 12 anni ha un'avversione totale a colorare i disegni e dice: “Coloralo tu”. Io sono disposta tutt'al più a passarle le matite, ad assisterla, ma se lo coloro, la sostituisco.
Quando la coppia serve solo per prelevare uovo e spermatozoi, non stiamo assistendo ad una procreazione, stiamo semplicemente sostituendo. Chi fa la fecondazione non sono i coniugi, ma un altro. Tanto è vero che se andate a leggere la storia della fecondazione in vitro, alla ricerca della prima bambina, che ormai ha 26 anni, che è nata con questa tecnica nel 1978, che si chiama Louise Brown, nessuno si ricorda chi sono i suoi genitori. Ma in tutti i manuali ci sono i nomi dei suoi padri fecondanti, e cioè i due sperimentatori Edwards e Steptoe che l'hanno fatta in vitro. Perché i genitori sono stati semplicemente delle comparse che sono servite per dare i gameti.
Già il titolo è dunque ingannevole. Non solo non è medicalmente assistita, ma non è neppure procreazione, perché il termine procreazione è un termine teologico che indica quel particolare movimento per cui Dio si abbassa a livello dei coniugi, o possiamo dire, alza i coniugi al suo livello in modo che i coniugi possano concreare con Dio. Dio poteva pensare ad un altro modo per moltiplicare il genere umano, però ha messo la sua libertà di creare nelle mani della decisione dei coniugi. Forse questa è una dimensione a cui si pensa troppo poco. Questa è la procreazione. Ma nel momento in cui in provetta, sono io lì, biologo, io medico, che metto insieme delle cose come se si trattasse di fare una torta in pasticceria, ovviamente la dimensione procreativa si perde. Non è che quello che si ottiene non sia un individuo umano, e non sia soggetto personale. Sto dicendo che l'atto che avviene prima non è un atto procreativo.
Comunque questa legge mette al centro i diritti di tutti i soggetti interessati, in primo luogo del concepito. Come è stata strutturata? Una parte della legge si occupa di regolamentare l'accesso alle tecniche. Una parte si occupa di garantire i diritti del figlio nato, un'altra parte si occupa di garantire i diritti dell'embrione. Analizziamo molto schematicamente la prima parte. La legge dice che alle tecniche possono accedere soltanto le coppie eterosessuali, dove entrambi i coniugi siano viventi, perché nel panorama europeo ci sono, per esempio, la legge inglese e quella spagnola che consentono anche la fecondazione post mortem. Si dice infatti: la procreazione assistita è consentita a coppie di maggiorenni, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile (per evitare la storia delle cosiddette nonne-mamme) ed entrambi viventi. Queste coppie devono essere coniugate o conviventi. Ovviamente qui vedete che c'è già una prima differenza per quanto riguarda le indicazioni del magistero della Chiesa, perché il riferimento è anche alle coppie conviventi. Questo comporta che anche il concetto di omologo, cioè fecondazione ottenuta con i gameti provenienti dalla coppia che ne fa richiesta, presenti una differenza tra il magistero della Chiesa e la legge, perché il concetto di omologo per il magistero della Chiesa, significa nell'ambito della coppia coniugata, possibilmente con il matrimonio religioso. La legge equipara la coppia coniugata alla coppia convivente, ma poi ad un certo punto dice: ma quando la coppia si presenta e vuole ricorrere ad una tecnica di fecondazione artificiale, bisogna anche prospettarle la possibilità dell'affido e dell'adozione. Ma a chi, se l'affido e l'adozione non sono consentiti alla coppia convivente?
C'è quindi una incongruenza interlegislativa. In altri Paesi europei, Francia, Austria, la legge pone anche una condizione, che cioè la convivenza duri da almeno due, tre anni. Ma se due persone convivono è perché desiderano che non ci sia un riconoscimento sociale della loro scelta. Come si fa quindi a sapere da quanto tempo due persone effettivamente convivono? Vado in un palazzo a chiedere? Come regoli la convivenza? Non si può ipotizzare un registro se la caratteristica dei conviventi è proprio quella di non volere un riconoscimento sociale.
Le coppie per poter accedere alle tecniche devono dare un consenso informato, cioè devono praticamente sottoscrivere entrambi che vogliono accedere a questa tecnica. Questo per evitare pentimenti dell'ultima ora. Fino a quando non sono stati fecondati gli oociti e si è ottenuto l'embrione, il consenso si può revocare. Una volta ottenuto l'embrione siamo in presenza di uno dei soggetti dei quali la legge tutela i diritti e il consenso non può più essere revocato. Questa regolamentazione si è resa necessaria perché è capitato spesso che uno dei due genitori, in particolare il padre, non abbia voluto riconoscere il figlio. Questo è successo soprattutto con l'eterologa. Si può immaginare il disagio di un uomo. Già è forte il disagio psicologico in una coppia nella quale la sterilità sia di causa maschile, ma poi noi andiamo a sostituire l'uomo con il seme di un altro e gli mettiamo davanti la prova della sua incapacità. Cioè quel bambino che è stato ottenuto con il seme di un altro. Noi possiamo cambiare quanto vogliamo i comportamenti sociali, ma la psicologia della persona è sempre la stessa. Guardate quanti omicidi ci sono ormai all'interno delle famiglie, e quanti di questi hanno alla base separazioni, figli affidati ad uno dei due genitori, gelosie, ecc. Si sta imponendo un modello di vita che non è adeguato alla psicologia della persona, che è sempre la stessa. Se voi studiate le dinamiche dello sviluppo adolescenziale, sono sempre le stesse. Oggi si vogliono imporre dei modelli di comportamento, ed è un'imposizione, visto che non si propone nient'altro, che sono contro la reale psicologia umana, per cui alla fine esploderemo tutti, perché ciò che ci si sta imponendo di vivere come struttura familiare, come comportamenti, non è adeguato alla psicologia umana, che è sempre la stessa.
Per ottenere il consenso la coppia deve fare una consulenza. Questo aspetto della legge è importante. Io mi rendo conto, incontrando le coppie che vengono all'Università Cattolica per una consulenza etica, per conoscere cioè la posizione della Chiesa su questa materia, che il grosso problema che devo affrontare non è tanto etico, ma psicologico. Il problema psicologico delle coppie con situazione di sterilità è molto forte, mentre oggi quando le coppie si recano ai vari Centri si sentono semplicemente dire: “Non si preoccupi, il bambino glielo facciamo noi”. Dobbiamo far confrontare le coppie sui loro problemi, su cosa significa per loro la genitorialità, che cosa significa essere pressati, magari dalle due nonne mancate che continuano a dire: “Ma perché non mi fate un nipotino?” Io ho dovuto consolare per un'ora una ragazza che è venuta disperata perché tutta la famiglia le fa pressione. Ma se si aggiungono ai problemi fisici anche quelli psicologici, il bambino non arriverà mai! In questo senso è positiva l'affermazione che bisogna fare una consulenza, bisogna analizzare tutti i problemi medici, psicologici e anche i problemi bioetici.
Una volta che si accede a queste tecniche, la legge stabilisce che si deve procedere con gradualità, da quelle meno invasive a quelle che lo sono di più.
Tutela del figlio nato: lo stato giuridico del nato con la fecondazione artificiale è stato equiparato a quello del nato naturalmente. Sono vietati il disconoscimento di paternità e l'anonimato della madre. Mentre oggi una donna che partorisce un figlio, avuto naturalmente, può chiedere in ospedale di non essere nominata, per cui il bambino risulta figlio di NN e può essere messo in stato di adottabilità, con la fecondazione artificiale, la donna che ha dato il consenso, che ha richiesto questo figlio, per cui lo Stato si è attivato utilizzando anche dei soldi che vengono sottratti ad altri interventi in ambito sanitario, non può dire, al momento della nascita: “Io voglio l'anonimato”.
Nel caso in cui ci siano accordi tra due donne per ricorrere all' “utero in affitto”, per la legge, risulta essere la madre la donna che ha partorito. E' vietato il prestito dell'utero, ma può sempre capitare che alcune persone prendano accordi in questo senso e poi chiedano alla legge di farli rispettare. La legge dice: nel caso in cui si sia fatta una fecondazione eterologa o si sia ricorsi all'utero in affitto, vigono gli stessi principi enunciati prima, per cui è madre colei che ha partorito, è padre colui che ha dato il consenso.
Terzo punto: la tutela del bambino non ancora nato e quindi del concepito. Si sviluppa in due parti. Da una parte con il divieto di qualsiasi forma di sperimentazione, della clonazione, dell'utilizzo dell'embrione per la produzione delle cellule staminali, dell'interspecie, della produzione di ibridi e di chimere. Una chimera è quello che si ottiene prendendo delle cellule da embrioni diversi e fondendole insieme. Un ibrido è il risultato di una fecondazione interspecie (es. una cellula uovo di scimmia fecondata da spermatozoi umani). La sperimentazione è consentita solo a scopo terapeutico, solo se può essere d'aiuto per la sopravvivenza o la salute di quello specifico embrione.
L'altro aspetto è la regolamentazione del numero di embrioni prodotti con le tecniche di fecondazione artificiale. La legge chiede che non si fecondino più di tre uova per ciclo e che le uova fecondate vengano trasferite tutte in utero. La polemica è sorta allora sul fatto che trasferire tre embrioni può causare gravidanze plurigemine e pericolose. Ma è un'ipocrisia: attualmente, infatti, se ne trasferiscono 4 – 5, poi se si annidano tutti si ricorre all'aborto selettivo. La legge dice invece che al massimo se ne possono trasferire tre, ma si può trasferire anche solo un embrione. Il problema della produzione eccessiva di embrioni è dovuto al fatto che in questo modo si aumenta l'efficacia della tecnica, perché se tu hai più colpi da sparare, ovviamente aumenti la possibilità di ottenere il risultato. Ma nessuno obbliga a produrre tre embrioni. Si dice solo che il limite massimo è tre.
Questo è sulla stessa lunghezza d'onda della legge tedesca, che è del 1990 e dice che si possono fecondare al massimo tre oociti e devono essere tutti trasferiti nell'utero della donna. Questo per evitare gli embrioni in sovrannumero. E' brutto dire di esseri umani che sono in sovrannumero, che sono superflui, ma è così che vengono indicati. Gli embrioni di troppo attualmente vengono congelati ed eventualmente usati per la sperimentazione. Il problema è cosa fare poi degli embrioni congelati, perché ad un certo punto si rovinano. La nuova legge vieta il congelamento, a meno che, per problemi di salute della donna, gli embrioni non possono essere trasferiti appena ottenuti. E' chiaro che il problema del congelamento degli embrioni è strettamente legato alla fecondazione artificiale. Nel momento in cui si porta fuori dal corpo della donna la fecondazione, i problemi sono a cascata.
Altra cosa vietata da questa legge è la diagnosi pre-impianto, o meglio, è vietato il suo uso a scopo eugenetico. Questo vuol dire che se la diagnosi pre-impianto viene effettuata a soli fini di selezione non serve. Nel tentativo di tutelare l'embrione si vieta ogni forma di discriminazione e quindi si vieta la diagnosi pre-impianto. E' vietato anche l'aborto selettivo, cioè sopprimere in utero gli embrioni di troppo, perché è un'altra forma di discriminazione. L'aborto selettivo avviene introducendo nelle camere gestazionali una soluzione salina e, con un catetere direttamente nel cuoricino, si arresta l'attività cardiaca. Quindi in questo caso, dopo aver cercato strenuamente e in mezzo a difficoltà di avere un figlio, poi lo si elimina.
Nel panorama europeo questa legge, per quanto riguarda la tutela dei diritti dell'embrione e la tutela del principio famiglia, è quella che si posiziona meglio. E' una legge che garantisce anche la donna perché le consente di avere tutte quelle informazioni che prima non le venivano date.
Quali sono i rischi? Noi abbiamo seguito il caso di una signora che era stata stimolata per ottenere l'ovulazione senza essere studiata a sufficienza. La stimolazione ovarica le aveva causato un'alterazione della coagulazione. Aveva perciò avuto prima un addome acuto e poi un'occlusione della succlavia. E' andato in necrosi un braccio e ha dovuto subire l'amputazione. Questa donna perfettamente sana, per avere un figlio si è ritrovata senza figlio e con un braccio in meno. Quindi le donne devono sapere a quali rischi si espongono.
Le percentuali di successo della fecondazione in vitro arrivano al 17-20%, quelle della ICSI [2] , una forma di micromanipolazione dei gameti per cui si introduce lo spermatozoo direttamente nel nucleo della cellula uovo, arriva al 39-40%. Questo significa che tanta gente torna a casa a mani vuote e con il portafoglio vuoto. La quantità di denaro sborsato in tutto questo iter è notevole e la gente è talmente abituata a pagare che, quando concludo le mie consulenze e dico: “Beh, allora fatemi sapere”, mi sento spesso dire: “Quanto le devo?” Sono stupiti quando dico che non mi devono nulla. Sono stati allenati come burattini a pagare ogni cosa.
Un ultimo aspetto è quello della prevenzione. La legge dice all'art. 2: “Il Ministro della Salute, sentito il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, promuove ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e dell'infertilità e può favorire gli interventi necessari per rimuovere queste cause, nonché per ridurne l'incidenza”.
Questo vuol dire che c'è un impegno anche nella prevenzione della sterilità, perché se oggi la sterilità sta aumentando tanto delle ragioni ci saranno, e sono ragioni legate ai comportamenti, individuali e collettivi. Il problema non è solo l'accesso ritardato al matrimonio. Sicuramente per una donna andare a cercare il primo figlio a 32-33 anni comporta confrontarsi con un potenziale di fertilità ridotto rispetto ad una donna di 23-24 anni. Ma non è solo questo, oggi la sterilità è soprattutto maschile. Qualche anno fa 5-6 casi su 10 delle coppie che si rivolgevano a noi erano dovuti a sterilità femminile. Oggi, 9 volte su 10, la causa è maschile. La carica spermatica maschile che prima era in media di 20.000.000 di spermatozoi per ml di liquido seminale, oggi è intorno ad 1.000.000 ed è sempre più frequente trovare uomini con 800.000 – 900.000 spermatozoi.
Questo deve essere legato a qualcosa. Inoltre, sposarsi tardi non vuol dire che negli anni precedenti non si siano avuti rapporti sessuali. Più aumenta il periodo di attività sessuale prima della ricerca di una gravidanza, più le persone si espongono. Magari ci sono stati altri partners precedentemente e quindi aumenta la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmesse, aumenta la possibilità di effetti collaterali di contraccettivi e di prodotti ad azione abortiva. Sono alcuni tra i possibili motivi, certo non gli unici. Uno non ha fumato e ha il tumore ai polmoni, hanno fumato gli altri accanto a lui. Sicuramente non tutta la sterilità dipende da comportamenti individuali, ma se la sterilità sta aumentando qualche fattore ci deve essere, che siano comportamenti individuali o collettivi: l'inquinamento delle acque, del cibo, dell'aria e così via. Per cui, che la legge si sia interessata anche di fare prevenzione della sterilità è importante, perché non se ne fa per niente. Ai ragazzi bisognerebbe far capire che comportarsi in un certo modo, piuttosto che in un altro, non è solo un problema di morale, ma anche un problema di salvaguardia della loro salute.
Ho cercato di sintetizzare al massimo la questione e di far comprendere che una legge non può garantire tutto quello che, dal punto di vista etico, il soggetto può esigere. La legge si fa sempre in una situazione di pluralismo etico. Sicuramente allora non soddisfa tutti i principi dell'etica cattolica, ma sicuramente ha cercato di ridurre una situazione che era veramente disastrosa. Avrete sicuramente sentito utilizzare l'espressione Far West nella procreazione, è un'espressione che a me non piace perché ormai la usano tutti, ma la realtà è che la situazione era veramente disordinata. Il problema ora è: “Sarà ora una situazione ordinata?” Chi andrà a controllare cosa faranno nei laboratori? Perché il problema è che la legge va bene, ma se non formiamo le coscienze, nei laboratori si continuerà a fare qualunque cosa.


Note

[Nota 1] (Nota dell'Areopago) abbiamo trascritto da Internet parte dell'articolo sulla tesi del prof. Vescovi: "Mi irrito spesso per il modo in cui vengono date le notizie relative alle cellule staminali". Secondo Vescovi dire che solo le cellule staminali embrionali offrono reali prospettive per la ricerca medica è errato sul piano scientifico. Oggi, dice Vescovi, almeno per alcuni tessuti, le staminali adulte sono quelle più promettenti. L'esempio è quello delle malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson): malattie che vengono sempre citate - perché ci terrorizzano di più - per convincerci a sostenere la ricerca sulle staminali embrionali che potrebbero aiutarci a curarle. "Ma questo è falso: oggi le prospettive più concrete di cura derivano dalle staminali provenienti dai tessuti cerebrali. Nessuno invece sa ancora come trasformare le cellule staminali embrionali in cellule del cervello".
In effetti le cose sono un po' complicate: le cellule staminali embrionali hanno l'enorme vantaggio di essere "pluripotenti": sono cellule jolly che si sanno trasformare, a seconda degli impulsi che ricevono, in tutti gli oltre duecento tipi di cellule che costituiscono il nostro organismo. In più hanno una grande facilità di crescita, utilissima per i ricercatori che le coltivano. Le cellule staminali adulte servono invece agli organi per sopravvivere alla quotidiana usura che li logora. Sanno quindi produrre un numero limitato di tipi cellulari (si dicono infatti "multipotenti") e molto più lentamente. Ma questo è anche un vantaggio perché se riusciamo a trovarle (e per molti organi non si riesce a farlo) possiamo costringerle più facilmente a costruire il tipo di cellule che ci servono senza il rischio di trovarsi con cellule spurie... "Non voglio escludere questo ramo di ricerca e se non vi fossero alternative terapeutiche non sarei contrario ad utilizzare le staminali embrionali. Anche se non dimentichiamo che tecnicamente sono assai più difficili da studiare. Io contesto solo l'immagine che siano l'unica alternativa: le staminali embrionali sono sostenute dagli interessi economici di chi ha brevetti su queste tecniche. Comunque, io stesso ho dei dubbi, ho il sospetto che anche se di poche cellule, quello sia un individuo".

[Nota 2] Intracytoplasmic Sperm Injection.