Appunti da un seminario sull’elemosina (di L.d.Q.)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 26 /12 /2010 - 23:47 pm | Permalink | Homepage
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Le note che seguono sono appunti senza alcuna pretesa scritti solo per ricordare alcuni passaggi del seminario sull’elemosina e la catechesi, tenutosi il 14/12/2010. Ovviamente questi appunti non hanno alcuna pretesa di completezza, né pretendono di ricordare tutte le dimensioni di una questione che è molto più grande.

Il Centro culturale Gli scritti (26/12/2010)

- Non è possibile risolvere i problemi di tutti e nemmeno tutti i problemi di qualcuno. Amare vuol dire, più semplicemente, condividere, stare vicino, anche se non si potesse fare niente di concreto.

- Una suora che, per scelta della sua comunità vive poveramente, afferma: «Tutti sanno che noi non abbiamo niente da dare. Vengono solo per amicizia, per stare con noi».

Questo permette di capire anche il valore dell’elemosina che offre qualcosa, senza necessariamente poter andare alla radice dei problemi.

- Ognuno è chiamato ad amare personalmente, non solo in maniera comunitaria. Per questo è importante il tema dell’elemosina. L’accentuazione catechetica degli ultimi anni ha privilegiato giustamente il tema della giustizia e dell’andare alla radice dei problemi per risolverli in maniera che non si ripresentino. Senza omettere questo, bisogna però anche lavorare sulla condivisione e sull’elemosina che è ciò che è, niente di più e niente di meno. L’elemosina appartiene all’antica tradizione della chiesa.

- Anche nell’elemosina bisogna insegnare a non dire bugie. È sbagliato dire ad un mendicante: «Non ho niente», perché non è vero. Bisognerebbe invece dire: «Ho già dato ad un altro prima di te».

- Si può suggerire – proprio perché è il legame, la relazione, ciò che costituisce la carità – di legarsi maggiormente a qualche mendicante, a qualcuna delle persone che si incontrano ai semafori. Incontrandole ripetutamente, giorno per giorno, il legame può pian piano crescere.

Ricordo che così avvenne in una parrocchia: un giovane era diventato amico di un lavavetri del Bangladesh con il quale si fermava sempre a scherzare al semaforo ed, alla fine, lo invitò al campo estivo con gli altri giovani e così questa persona passò diversi giorni in montagna con la comunità della parrocchia, divenendo pian piano amico di tutti.

- Una persona spiega la complessità della questione dell’accoglienza nell’ambito del mondo degli zingari. In realtà è uno dei settori che riceve maggiori finanziamenti: ci sono a tutt’oggi – ma le cose cambieranno presto – circa 500 persone di circa una trentina di associazioni che vivono con un regolare stipendio in quanto ausiliari dei campi nomadi a diverso titolo.

Ma questo grande quantitativo di personale – e di risorse impiegate – di fatto non produce grandi risultati, se non garantendo posti di lavoro alle stesse persone che esercitano queste mansioni.

- Se si crea un legame, si può poi anche alzare la voce, nelle occasioni in cui il povero non si comporta correttamente. Tutti affermano che, creatosi il legame, bisogna chiedere anche al povero di essere rispettoso. Non sarebbe vera carità, vero amore, se non si chiedesse anche al povero di comportarsi da uomo.

- Un sacerdote racconta della bella esperienza di una parrocchia nella quale, dinanzi alla presenza difficilmente gestibile degli zingari sul sagrato della chiesa, si è deciso di costituire il gruppo Beato Zefirino (Zefirino è uno  zingaro che è stato recentemente beatificato dalla chiesa) che instaurasse una relazione con queste persone, conoscendole progressivamente nel desiderio di aiutarle. La costituzione di un gruppo, in questo caso, ha permesso un rapporto ed un aiuto che singole persone non avrebbero potuto esprimere.

Dopo un po’ di tempo, alcuni si sono recati anche nei diversi campi nomadi di provenienza dei questuanti, approfondendo la relazione.

- Un cappellano di una comunità di immigrati extra-comunitari ha raccontato come nella cappellania si insista spesso sul fatto che chi fa il lavavetri non deve essere insistente con le persone, perché altrimenti danneggia la stessa immagine dei suoi connazionali, creando un clima di insofferenza e di successivo rifiuto. La sua testimonianza è preziosa, perché ricorda che non solo gli “italiani “ debbono essere richiamati all’accoglienza, ma anche gli immigrati ad un’assunzione di responsabilità nei confronti dei loro fratelli.

- Un esperto della legislazione vigente ricorda come l’accattonaggio è formalmente vietato nel territorio comunale e come, nonostante l’inosservanza della disposizione, questa abbia almeno prodotto l’effetto di scoraggiare l’utilizzo di bambini nella richiesta di elemosina. Su questo punto – spiegava – bisogna essere assolutamente ferrei: non si deve dare l’elemosina ai bambini, né a donne con il bambino in braccio, proprio in nome della carità. Bisogna, infatti, spiegare che se continuano così rovinano in realtà la salute e l’educazione dei loro figli, per avere in cambio due centesimi.