In un film di fantascienza e distopico il Giappone si trova a far fronte all’invecchiamento della popolazione sperimentando una nuova misura, il plan 75, un’eutanasia volontaria per chi ha più di 75 anni. Chi la sceglie riceve una somma di denaro sufficiente a togliersi qualche soddisfazione o per sistemare i conti in sospeso. L’intero sistema è costruito affinché “togliere il disturbo” sia la scelta più comoda e sensata. Due articoli dal sito della Diocesi di Milano e da Il Manifesto
1/ “Plan 75”: il diritto all’invecchiamento in un film di fantascienza distopica tristemente possibile. Basta raccontare l’idea alla base di Plan 75 per suscitare una profonda riflessione sulla produttività ossessiva della nostra società che tratta le persone come merci che devono ripagare il proprio diritto ad esistere, di Gabriele Lingiardi
Riprendiamo dal sito della diocesi di Milano un articolo di Gabriele Lingiardi pubblicato il 23/5/2023 al link https://www.chiesadimilano.it/parliamone-con-un-film/plan-75-chie-hayakawa-2501439.html. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni Cinema e Dell'invecchiare, Del morire. Cfr., in particolare, E se giungesse il giorno nel quale vite diverse hanno diverso valore? Una recensione di Tommaso Spinelli a La morte moderna di Carl-Henning Wijkmark.
Il Centro culturale Gli scritti 30/3/2026)

Chieko Baishô in «Plan 75»
In un futuro poco distante e (ahimè) poco distopico, il Giappone si trova a far fronte all’invecchiamento della popolazione sperimentando una nuova misura. Il plan 75, ovvero un’eutanasia legalizzata e volontaria per chi ha più di 75 anni.
Nessuno è obbligato a morire. Anzi, chi decide di percorrere questa via è seguito e scoraggiato dagli operatori che ribadiscono a più riprese la possibilità di cambiare idea.
Il problema è un altro: chi sceglie di vivere lo fa senza assistenza alcuna. Nella scena più potente vediamo uomini eleganti discutere del miglior modello di braccioli da applicare alle panchine per evitare che i numerosi anziani senza tetto possano trovare riposo. L’intero sistema sociale è organizzato per rendere difficile l’esistenza a chi ha superato questa soglia d’età, costringendoli a lavorare (in assenza di pensione) per poter pagare l’affitto e i debiti.
Chi sceglie l’eutanasia invece riceve una somma di denaro sufficiente a togliersi qualche soddisfazione o per sistemare i conti in sospeso. L’intero sistema è costruito affinché “togliere il disturbo” sia la scelta più comoda e sensata.
La regista esordiente Chie Hayakawa ci parla con il suo film del diritto all’invecchiamento, ma non solo. Nelle storie incrociate in quest’opera gli anziani sono un simbolo di chiunque non sia considerato produttivo. Attraverso un notiziario, si apprende la volontà del governo di abbassare la soglia, dato il risparmio per le casse dello stato portato da questo servizio. E poi chissà a chi altro.
Il capitalismo va a braccetto con il funzionalismo: se non puoi provvedere a te, dando il tuo contributo alla società, allora sei inutile, da scartare con gentilezza. Eppure, in questa provocazione cinematografica a tratti angosciante, c’è ancora spazio per il sole. La forza di uno sguardo scambiato tra due generazioni agli antipodi, il calore del prossimo, possono ancora sconfiggere l’avidità. Per noi spettatori non è troppo tardi.
Plan 75. Regia di Chie Hayakawa.
Con Chieko Baisho, Hayato Isomura, Stefanie Arianne, Yumi Kawai, Taka Takao.
Genere Drammatico, Fantascienza.
Paese: Giappone, Francia, Filippine, 2022, durata 113 minuti.
Distribuito da Tucker Film.
2/ «Plan 75», come merce inutilizzabile dopo la data di scadenza. Al cinema L'esordio di Hayakawa Chie, presentato a Cannes, è un film distopico sulla solitudine di chi non ha più un compito produttivo, di Mazzino Montinari
Riprendiamo dal sito de Il Manifesto una recensione di Mazzino Montinari pubblicato il 11/5/2023 al link https://ilmanifesto.it/plan-75-come-merce-inutilizzabile-dopo-la-data-di-scadenza. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. le sezioni Cinema e Dell'invecchiare, Del morire. Cfr., in particolare, E se giungesse il giorno nel quale vite diverse hanno diverso valore? Una recensione di Tommaso Spinelli a La morte moderna di Carl-Henning Wijkmark.
Il Centro culturale Gli scritti 30/3/2026)
Michi ha settantotto anni. Lavora come inserviente presso un hotel, a casa vive in perfetta solitudine, ha qualche amica con cui cantare al karaoke, condividere dei pensieri e commentare la realtà circostante. Un’esistenza fatta di gesti ripetuti un giorno dopo l’altro. L’anziana donna fatica sempre di più ad andare avanti, anche perché è circondata da un ambiente ostile che la considera un peso improduttivo.
Già, il nodo è questo: Michi sottrae lavoro ad altri, non partecipa alla crescita economica del Giappone e rappresenta un costo per le generazioni più giovani. E se decidesse di farsi da parte, nessuno avrebbe da obiettare, così almeno la pensano i governanti del paese che elaborano una nuova legge, denominata Plan 75. Un progetto che prevede il diritto a chi ha compiuto settantacinque anni e più di morire volontariamente.
Hiromu è il classico giovane agente che procede senza porsi troppe domande sul proprio operato e, più in generale, sugli scopi dell’azienda per cui si impegna con tanta dedizione. Spiega i vantaggi dell’offerta, i servizi a disposizione, le tempistiche, le modalità dell’intervento, persino i benefici economici. E una volta chiusa la pratica passa al cliente successivo. È a lui che Michi si rivolge quando sceglie di firmare i moduli di Plan 75.
I sacrifici degli anziani renderanno il Giappone un luogo demograficamente migliore. Hiromu ne è convinto. Perciò segue alla lettera le istruzioni del suo capo fino a quando nella sua stanza non si presenta lo zio, un uomo ricomparso dal nulla, dall’oblio nel quale era precipitato senza che qualcuno se ne accorgesse. Un vedovo di poche parole, talmente abituato alla solitudine da aver dimenticato la possibilità di un dialogo col prossimo. Pure lui ha aderito al programma governativo.
Yoko è impiegata in un call center. Risponde al telefono, aiuta chi sta percorrendo l’ultimo tratto di strada prima che la vita si interrompa. Non assiste persone che vorrebbero disperatamente continuare a far parte di questo mondo o che hanno accettato la propria sorte. Parla con chi ha scelto di non essere più. Ascolta e intanto fornisce le ultime istruzioni. Michi è una delle sue utenti. Sarà per la voce o per un sentimento al quale è inutile dare una spiegazione, ma tra le due donne inizia un’imprevedibile amicizia.
Maria proviene dalle Filippine. È un’amorevole operatrice socio-sanitaria in una casa di cura. Una donna emigrata in un altro paese per aiutare la propria famiglia. Ed è mossa da un’urgenza che non concede proroghe. Ruby, la figlia di cinque anni, è nata con una malattia cardiaca e ha bisogno di operarsi al più presto, altrimenti non vivrà a lungo. E così, anche la giovane assistente si unisce al più remunerativo piano di suicidi di massa.
Questi cinque personaggi sono i protagonisti di Plan 75, opera prima della regista nata a Tokyo, Hayakawa Chie. Presentato a Cannes (Un Certain Regard) e, in Italia, al Festival di Torino e al Far East di Udine, il film si presenta apparentemente come una storia distopica che descrive il declino etico di un’intera società che stabilisce burocraticamente le regole dell’esistere e del non esistere.
In piccola parte è così. Le vicende intime di Michi, Hiromu e degli altri, però, raccontano soprattutto la solitudine che affligge chi ha cessato di avere una funzione, un compito produttivo.
Il paradosso è che proprio nell’atto terribile di volersi dare la morte, nell’adesione a un brutale programma di sterminio pianificato, riemerge la socievolezza, l’attenzione e la cura verso l’altro. Quasi a dimostrare che ogni processo dis-umanizzante è destinato alla sconfitta.



