1/ Il convento e la chiesa del Beato Angelico e la distruzione con i rivoluzionari francesi e poi l’Unità d’Italia, con il risultato dell’attuale separazione fra la chiesa di San Marco e il convento di San Marco, da Stefano Casciu 2/ Breve nota di Andrea Lonardo sulle requisizioni vicino piazza San Marco a Firenze (Ospedale di San Matteo e Monastero di San Niccolò di Cafaggio divenuti Accademia di Belle Arti, Conservatorio di Musica Luigi Cherubini e Opificio delle Pietre dure) 3/ Breve nota di Andrea Lonardo sul Beato Angelico e la chiesa e il convento di San Marco a Firenze
1/ Il convento e la chiesa del Beato Angelico rischiarono la distruzione con i rivoluzionari francesi e poi vennero nuovamente sequestrati all’Unità d’Italia, con il risultato dell’attuale separazione fra la chiesa di San Marco e il convento di San Marco, da Stefano Casciu
Riprendiamo un brano da S. Casciu, Beato Angelico e San Marco, dal convento al museo. Un breve inquadramento, in C.B. Strehlke, con S. Casciu - A. Tartuferi, Beato Angelico, Fondazione Palazzo Strozzi - Marsilio Arte, Venezia, 2025 (Mostra 26 settembre 2025 - 25 gennaio 2026), pp. 61-63 (l’intero studio alle pp. 57-63). I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni I luoghi della storia della Chiesa, Arte e fede, Il Settecento e i primi dell'Ottocento e L'Ottocento e il Risorgimento.
Il Centro culturale Gli scritti (17/2/2026)

Da S. Casciu, Beato Angelico e San Marco, dal convento al museo. Un breve inquadramento, in C.B. Strehlke, con S. Casciu - A. Tartuferi, Beato Angelico, Fondazione Palazzo Strozzi - Marsilio Arte, Venezia, 2025 (Mostra 26 settembre 2025 - 25 gennaio 2026), pp. 61-63 (l’intero studio alle pp. 57-63)
Il turning point per San Marco, con conseguenze dirette sulla conoscenza e la fama delle opere di Angelico, fu l’apertura, il 15 ottobre 1869, del “Museo fiorentino di San Marco”.
A questo esito si giunse passando attraverso due successive soppressioni del convento domenicano (quella napoleonica del 1808-1810 e quella sabauda del 1866-1867); dal tentativo di demolizione totale del complesso da parte dei francesi, nel 1812, sventato da una mobilitazione cittadina guidata da Giovanni degli Alessandri; dal ritorno dei frati domenicani nel 1817 e dalla loro nuova cacciata nel 1866; dall’uso scriteriato degli spazi, concessi variamente e in ordine sparso all’Accademia di Belle Arti come luogo di raccolta di beni artistici sequestrati, alle truppe sabaude in attesa del re d’Italia a Firenze, al Ministero delle Finanze, all’Accademia della Crusca e ad altri ancora. […]
Come riferito da Aurelio Gotti (Le gallerie e i musei di Firenze. Discorso storico, 1875, pp. 298-303), Degli Alessandri, presidente dell’Accademia di Belle Arti e futuro direttore delle Gallerie fiorentine, indirizzò nel 1812 alle autorità francesi il Ricorso fatto contro il decreto imperiale per la distruzione del convento di San Marco di Firenze del quale si era decretato di farne una piazza d’arme (Firenze, Archivio del Convento di San Marco, s. IX, n. 138).
Monumento funebre intitolato a Giovanni Degli Alessandri (1765-1830), Chiostro di Sant’Antonino, nel convento di San Marco
S. Casciu, Beato Angelico e San Marco, dal convento al museo. Un breve inquadramento, in C.B. Strehlke, con S. Casciu - A. Tartuferi, Beato Angelico, Fondazione Palazzo Strozzi - Marsilio Arte, Venezia, 2025 (Mostra 26 settembre 2025 - 25 gennaio 2026), pp. 57-63.
2/ Breve nota di Andrea Lonardo sulle requisizioni vicino piazza San Marco a Firenze (Convento di Santa Caterina divenuto Ministero della guerra e Ospedale di San Matteo e Monastero di San Niccolò di Cafaggio-San Niccolò Maggiore divenuti Accademia di Belle Arti, Conservatorio di Musica Luigi Cherubini e Opificio delle Pietre dure)
Per comprendere il contesto storico nel quale avvenne la requisizione del convento di San Marco, vale la pena rivolgere lo sguardo al centro di piazza San Marco dove troneggia il monumento al generale Manfredo Fanti, statua di Pio Fedi (1873), collocato dinanzi a quello che era il convento di Santa Caterina che, durante il periodo di Firenze Capitale, venne trasformato in sede del Ministero della guerra - Fanti aveva infatti ricoperto, nel governo Cavour, l'incarico di ministro della guerra.
Ma basta anche volgersi, dal lato dell’Università, agli edifici della Galleria dell’Accademia e dell’Accademia di Belle Arti. Quest’ultimo era l’Ospedale di San Matteo, fondato da Lemmo Balducci e aperto nel 1410 per accogliervi gli infermi poveri sotto la direzione e il patronato della Corporazione dell'Arte del Cambio. Poiché egli apparteneva all’Arte del Cambio ecco il nome di San Matteo, patrono dei cambiavalute: i cambiavalute vi prestavano servizio gratuitamente.
L’Ospedale si appoggiava al monastero delle Monache di San Niccolò di Cafaggio (detto anche San Niccolò Maggiore) che lo sostenevano.
Pietro Leopoldo soppresse sia l’Ospedale, sia il Monastero, nel 1784, nella sua politica di eliminazione delle Arti e Corporazioni e, al contempo, di tutti i monasteri del Granducato (eliminando così di fatto la sussidiarietà e statalizzando tutto).
L’Ospedale venne da lui trasformato nell’Accademia delle Belle arti, mentre il Monastero venne ad essere occupato dalla Galleria dell’Accademia, dove vennero poste le opere requisite da istituzioni ecclesiastiche e monasteri soppressi, così come dal Conservatorio di Musica Luigi Cherubini e dall’Opificio delle Pietre dure, dove si trovano ancora resti delle precedenti architetture religiose distrutte dal Granduca e poi ancor più dai rivoluzionari francesi e poi dall’Unità d’Italia.
Il portale a fianco della Galleria dell’Accademia reca ancora il nome di Pietro Leopoldo e l’anno della requisizione, il 1784.
3/ Breve nota di Andrea Lonardo sul Beato Angelico e la chiesa e il convento di San Marco a Firenze

Il complesso di San Marco con la chiesa e il convento a Firenze
https://www.youtube.com/watch?v=0A1W1j-msw0
Incredibile è che molti libri e molti siti nemmeno parlino della chiesa di San Marco e che, conseguentemente, molte guide nemmeno portino i visitatori di San Marco a visitare la chiesa del convento, senza rendersi conto che così facendo non riescono a far capire bene chi fosse Beato Angelico.
La Chiesa di San Marco era annessa al convento e per essa il Beato Angelico dipinse la pala d’altare, sicuramente già sull’altare maggiore al tempo della consacrazione della Chiesa nel 1443. Dinanzi ad essa Beato Angelico, che era divenuto sacerdote già nel 1428, celebrava la messa. Nel 1443 è certo dai documenti che egli fosse anche “sindicho”, cioè economo del convento di San Marco.
Il convento era stato affidato ai domenicani dell’osservanza da Cosimo il vecchio già nel 1435, otto anni prima della consacrazione della nuova chiesa con la nuova pala d’altare. Cosimo il vecchio aveva fatto rimuovere dal convento i benedettini silvestrini, poiché quella comunità era immorale, e aveva deciso la ristrutturazione dell’intero complesso.
Beato Angelico giunse a San Marco tre anni dopo che esso era stato affidato alla sua comunità, che era quella dei domenicani dell’osservanza: fu frate e sacerdote del convento per circa 8 anni, dal 1438 al 1446, quando fu chiamato a Roma per risiedere nel convento della Minerva, vicino al Pantheon, dove è oggi la sua tomba.
In quegli 8 anni, oltre a vivere la vita di comunità insieme ai suoi frati, dipinse i locali comuni e le celle di tutti i suoi confratelli.
La tomba di sant’Antonino Pierozzi in San Marco
Il priore di Beato Angelico fu Antonino Pierozzi, fino al 1446, quando fu fatto arcivescovo di Firenze, proprio su suggerimento del Beato Angelico al papa. I due, insomma, il Beato Angelico e il suo padre spirituale e priore del convento, Antonino, partirono nello stesso anno per i loro nuovi incarichi, uno alla volta di Roma, l’altro per abitare in episcopio. Tale fu la sua vita che Antonino Pierozzi fu poi proclamato santo. La sua cella era quella dietro alla grande Annunciazione che appare a chi sale al piano superiore[1].
Presunto ritratto di Giovanni VIII Paleologo, imperatore di Costantinopoli, nella Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi
A quel tempo l’ordine domenicano conosceva in Firenze una grande vitalità. Nella basilica di Santa Maria Novella venne celebrato il Concilio di Firenze (lì trasferitosi da Basilea e Ferrara) che aveva visto la presenza dell’imperatore e del patriarca di Costantinopoli, che vennero ritratti nella cappella di Palazzo Medici Riccardi da Benozzo Gozzoli: il Concilio aveva sancito l’unione della chiesa latina con quella di Costantinopoli, unione purtroppo presto svanita: i latini avevano poi promesso di mandare rinforzi militari, sotto forma di “crociata”, a Costantinopoli che stava per cadere sotto gli assalti turco-musulmani, ma nemmeno questo poi avvenne.
La tomba del patriarca di Costantinopoli, GiuseppeII, nella basilica di Santa Maria Novella, morto a Firenze nel 1439 durante il Concilio
Nella chiesa e nel convento di San Marco erano di casa anche personalità laiche che si sentivano a casa con Pierozzi, l’Angelico e l’intera comunità.
Fra di essi i più noti sono certamente il Poliziano, sepolto nella chiesa di San Marco, poi Marsilio Ficino, che da Pierozzi aveva imparato a conoscere Tommaso d’Aquino ed era divenuto poi prete nel 1473 e infine anche canonico della cattedrale, dove aveva pure tenuto le sue prediche e dove venne poi sepolto, così Cosimo il Vecchio che vi aveva una cella, ma soprattutto Pico della Mirandola, che veniva a studiare presso i frati e dialogava con loro e che venne poi sepolto anche lui nella chiesa di san Marco.
La tomba di Pico della Mirandola e di Poliziano in San Marco
Anche papa Eugenio IV, venuto a Firenze per il Concilio, era frequentatore del convento e fu presente anche alla consacrazione della chiesa: fu lui a fare Pierozzi arcivescovo e a chiamare a Roma il Beato Angelico, tanto li conosceva bene.
La pala di San Marco
Nella pala d’altare della chiesa si vedono i santi Cosma e Damiano, patroni dei Medici in primo piano. Nella predella, ricostruita in occasione della mostra del 2025, una scena è ambientata proprio dinanzi alla chiesa e al convento di san Marco.
Ai lati della Madonna stanno san Domenico, ma anche san Francesco, segno della vicinanza fra i due ordini e, vicino a loro, san Pietro martire, primo martire fra i domenicani, ucciso dai catari.
La Madonna siede circondata da stoffe meravigliose che dicono la sua bellezza, mentre il Bambino che lei tiene in braccio, sostiene il mondo intero.
In basso è un tabernacolo, con il crocifisso: è un trompe l’oeil, proprio perché la pala era sopra l’altare principale.
Anche la pala subì la triste sorte del convento. Già tolta dall’altare, venne smembrata e si dispersero le diverse parti prima a causa dei rivoluzionari francesi, poi all’Unità d’Italia. La mostra del 2025-26 ha avuto il grande merito di aver tentato di ricostruire l’insieme.
[1] L’affresco reca l’iscrizione
VIRGINIS INTACTAE
CUM VENERIS ANTE FIGURAM PRETEREUNDO
CAVE NE SILEATUR AVE
(che significa
DELLA VERGINE INTATTA
QUANDO VERRAI DAVANTI ALLA FIGURA,
PASSANDO,
ATTENTO A NON DIMENTICARE DI DIRE L’AVE MARIA),
proprio perché accoglieva chi saliva alle celle e lo invitava al raccoglimento.



