La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolata al Re Vittorio Emanuele II, nacque dall’espropriazione della sede e del patrimonio librario della Bibliotheca Major dei Gesuiti del Collegio Romano, arricchita dal patrimonio di altre 69 biblioteche conventuali anch’esse espropriate al momento dell’Unità d’Italia (breve nota de Gli scritti)
1/ La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolata al Re Vittorio Emanuele II, nacque dall’espropriazione della sede e del patrimonio librario della Bibliotheca Major dei Gesuiti del Collegio Romano, arricchita dal patrimonio di altre 69 biblioteche conventuali anch’esse espropriate al momento dell’Unità d’Italia
Riprendiamo sul nostro sito una breve nota de Gli scritti sulle origini della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolata al Re Vittorio Emanuele II. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni L'Ottocento e il Risorgimento e Roma e le sue basiliche.
Il Centro culturale Gli scritti (2/3/2026)

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolata al Re Vittorio Emanuele II, fu inaugurata il 14 marzo 1876 nell’ala del Palazzo cinquecentesco del Collegio Romano che era già sede dell’antica Bibliotheca Secreta o Major dei Gesuiti.
Essa, interamente requisita all’Unità d’Italia nelle sue sedi e nel suo patrimonio librario, costituì il nucleo originario della nuova istituzione.
Ai volumi già dei Gesuiti vennero aggiunti i fondi manoscritti e a stampa di ben 69 biblioteche conventuali anch’esse sequestrate con la soppressione delle corporazioni religiose di Roma nel 1873 e incamerate dal Regno d’Italia.
La Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, in onore del re che aveva decretato l’Unità d’Italia, rimase per cento anni nella sede originaria della biblioteca del Collegio Maggiore dei Gesuiti, per essere poi trasferita nella nuova sede che venne inaugurato il 31 gennaio 1975, all’interno della zona archeologica del Castro Pretorio: essa fu realizzata su progetto degli architetti Massimo Castellazzi, Tullio Dell'Anese e Annibale Vitellozzi.
2/ La Biblioteca del Collegio Romano (dal sito della Pontificia Università Gregoriana - https://www.unigre.it/it/biblioteca/informazioni/storia/#:~:text=La%20Bibliotheca%20Maior%20era%20detta,concesso%20il%20prestito%20dei%20volumi )

Il primo nucleo librario della Biblioteca fu costituito nel febbraio del 1551 unitamente a quello che poi sarà chiamato Collegio Romano. Dopo vari spostamenti dovuti all’afflusso sempre crescente di alunni, nel 1581 Papa Gregorio XIII concesse ai Gesuiti un appannaggio di 6.000 scudi per la costruzione di una nuova sede; il Papa fu detto “fondatore e protettore” del Collegio e, in seguito, l’Università pontificia emanazione diretta del Collegio Romano sarà chiamata Gregoriana in suo onore.
Il valore della raccolta si riflette nel catalogo generale della Bibliotheca Maior, costituito da 12 volumi in folio per un totale di circa 40.000 voci, redatto alla metà del secolo XVIII e, a quanto pare, basato su un catalogo del secolo precedente e sugli inventari dei fondi specializzati della seconda metà del Seicento. La Bibliotheca Maior era detta pure “Libreria secreta”, nel senso di separata, per distinguerla dalle raccolte private dei Padri e dalle biblioteche minori ad uso specifico di docenti e studenti; essa era accessibile solo ai professori e ai superiori residenti nel Collegio a cui veniva concesso il prestito dei volumi.
In seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, il Collegio Romano fu affidato alla custodia del clero secolare romano fino al 17 maggio 1824 quando Papa Leone XII, con il Breve Cum multa, lo riconsegnò ai Gesuiti. La Soppressione non deve aver avuto forti ricadute sulla Biblioteca, pare anzi che essa sia rimasta sostanzialmente inalterata visto che Gaetano Moroni nel 1842 la descriveva così, nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni (Venezia: Tipografia emiliana, 1840-1879, v. 13, p. 200-201):
«I volumi della Biblioteca si fanno ascendere a ottantamila: la sala di essa è vasta, ed ha la forma di una croce latina, oltre di che da un lato sonovi aggiunte cinque stanze non piccole. Sono da osservarsi fra tante opere quelle, che riguardano la sagra Scrittura, la teologia, la storia ecclesiastica, la letteratura classica greca e latina, la storia profana e l’archeologia. Nella parte superiore delle scansie di polita noce e ben ornate, si veggono i ritratti a olio di molti illustri gesuiti, e di faccia alla porta d’ingresso in un gran quadro Gherardo delle Notti dipinse l’ultima cena di Gesù Cristo cogli apostoli. Dentro al Collegio sonovi pure altre quattro minori librerie per uso delle quattro classi di persone che attendono all’insegnamento ed allo studio, e possono dalle medesime prendere i libri occorrenti, per valersene al bisogno. I volumi in esse contenuti, in una quelli d’uso particolare de’ gesuiti, ammontano a trentamila».
Nel 1873, tre anni dopo l’annessione di Roma al neonato Regno d’Italia, il Collegio Romano dovette lasciare definitivamente la sua sede storica e trasferirsi nel Palazzo Borromeo in Via del Seminario.
Dalla sua Biblioteca avrà origine il primo e più importante nucleo di quella che sarà la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
Papa Pio IX, con rescritto del 4 dicembre 1873, permise al Collegio Romano di assumere il titolo di Pontificia Università Gregoriana del Collegio Romano e conferì al Rettore il diritto di sottoscriversi “Rettore della Pontificia Università Gregoriana”.



