L’affermazione dell’altro è parte di me, è me, è più me di me. La Trinità e l’amore in una riflessione di Franco Nembrini, di Andrea Lonardo
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Il Centro culturale Gli scritti (30/3/2026)

Esiste una grande questione, la più grande, quella della Trinità: Dio è amore. Trinità vuol dire che sono tre, non uno. Tre persone distinte, diverse, eppure uno.
Sono tre che vivono un rapporto tale per cui ciascuno dei tre si realizza nell’affermazione degli altri due, nell’esserci degli altri due, nel godimento che gli altri due ci sono.
Dio vive in modo così perfetto che i tre sono uno. Si amano in modo così perfetto che l’affermazione dell’altro nella sua diversità, nella sua complementarietà, è l’essenziale di sé stessi, è più importante che essere sé stessi, è essere sé stessi.
Come quando nell’amore l’altro è parte di me, è me, è più me di me.
Io non sono se non affermando lui. Così è del Figlio che è sé stesso perché afferma il Padre e da Lui tutto riceve e in Lui tutto ama. Così è del Padre che genera il Figlio e vive per il Figlio e lascia tutto al Figlio.
Io non posso essere se non amando, se non amando l’altro.
Io debbo affermare te, perché in questa affermazione di te io consisto.
Tu sei più me di me stesso.
L’altro è parte di me, è me, è più me di me.
Noi “funzioniamo” così. Perché l’amore è legge dell’essere.
Per poter essere, non perché sei buono o più arrendevole dell’altro e per questo perdoni.
Dio è così e tra noi la “legge” dovrebbe essere questa.
Così Franco Nembrini ha parlato della Trinità e del mistero dell’amore nel terzo incontro del ciclo Il dito e la luna nei quaresimali su San Francesco d’Assisi tenuti nella cattedrale di San Giovanni in Laterano, in particolare il giorno 11 marzo 2026.
https://www.youtube.com/watch?v=5uYvBDoaC1E



