In un mondo che è sempre di fretta e in giro, è necessario che talvolta la Chiesa stia ferma! Breve nota semiseria di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /05 /2026 - 00:01 am | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Cristianesimo e Ecclesiologia.

Il Centro culturale Gli scritti (24/5/2026)


Giacomo Balla, Espansione dinamica

Si ripete spesso che la Chiesa deve muoversi in cerca delle persone.

Si dimentica però un aspetto del mondo moderno: esso è vorticosamente in movimento.

Lo è fisicamente: ognuno corre da un luogo all’altro della città, in maniera esasperata e esasperante.

Lo è virtualmente: ancor più sono in moto perpetuo i social attraverso il fenomeno dello scrollare. Scorrono milioni di immagini, senza che nessuna si posi mai per qualche secondo.

Si pensi ad un grande ambiente universitario, con gli studenti che passano da una lezione all’altra, senza pausa e senza sosta, senza riposo e sempre di corsa fino a non poterne più al tardo pomeriggio, quando scappano a casa – siano essi romani e fuori sede – per poi uscire nuovamente di casa a sera nel movimento magmatico degli spritz e degli aperitivi, insieme a fiumane di altri giovani che si accalcano, cambiando continuamente di posto.

Ho conosciuto una Congregazione religiosa che aveva fatto inizialmente la scelta di dedicarsi agli universitari di Roma che ogni giorno si recano in università, cercando di conoscerli e iniziare rapporti più stretti con loro.

Dopo qualche anno hanno deciso di cambiare città, trasferirsi in un ateneo piccolo, di provincia, perché gli ambienti romani impedivano di stringere rapporti: uno studenteche conoscevi un giorno e con il quale anche iniziavano a stringere un primo rapporto, non lo rivedevano poi più nello stesso posto e alla stessa ora, poiché tutta la sua vita ruotava continuamente. In un ambito universitario più piccolo si potevano stringere rapporti, perché c’era meno mobilità.

È un’immagine che provoca una pastorale che intenda inseguire le persone mentre esse fuggono ovunque, senza aver chiaro nemmeno loro dove saranno solo un’ora dopo o l’indomani.

Diverso è avere una cappella al centro dell’università o una parrocchia, dove almeno tu sei “incontrabile”, dove si sa che tu “abiti” e “rimani”.

Forse c’è bisogno di luoghi stabili, dove essere trovati, dove dare appuntamento per incontrarsi, dove farsi trovare.

Forse proprio per questo le parrocchie continuano a funzionare meglio di qualsiasi altra realtà sia stata inventata per sostituirle o anche solo per affiancarle.

Forse proprio per questo i movimenti prosperano: perché sono istituzionali! Essi, che vengono spesso definiti carismatici, sono in realtà molto più continui di una parrocchia, dove, al cambiare del parroco, cambia tutto: i movimenti sono invece molto più “monolitici”, stabili nelle loro figure di riferimento e nei luoghi dove lavorano.

In un mondo che “gira”, se esci e vai in giro, non ti troveranno mai: anche quando si perde qualcuno in una città turistica, si dice che non devi andare in giro a cercarlo, ma devi fermarti e aspettare!

Dobbiamo riscoprire che è nei linguaggi, nell’entrare in relazione con le idee e con i pensieri, che si deve sempre “uscire”, senza mai rinchiudersi in un linguaggio intra-ecclesiale, ma, quanto ai luoghi, serve che siano stabili e bene individuabili.