«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza». Del senso e dell’origine di una preghiera, di Andrea Lonardo
Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Maestri nello Spirito e Canti e preghiere.
Il Centro culturale Gli scritti (5/7/2026)

«God, grant me the serenity to accept the things I cannot change,
courage to change the things I can,
and wisdom to know the difference».
«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza».
Questa famosa preghiera è stata scritta nel Novecento e esprime la sua bellezza e la sua forza nella duplice richiesta fatta a Dio, da un lato, di scegliere la realtà, di accettarla, di attenersi ad essa e non fuggirla come maligna, e, dall’altro, di essere personalmente trasformati e di avere la forza di cambiare il mondo.
Tale duplice atteggiamento ha il suo culmine nella richiesta del discernimento.
Sì, perché si tratta innanzitutto di accogliere il reale. Ciò è vero già a livello psicologico. È stato Freud a contrapporre il principio di realtà a quello del desiderio: se il bambino rifiuta la realtà, in nome dei suoi desiderata infantili e pretende che tutto si conformi al suo desiderio e al suo piacere, non così è dell’adulto che accetta il “principio “ di realtà, che si misura con ciò che esiste, e innanzitutto con i desideri dell’altro e non pretende che tutto e tutti si conformino ai suoi sogni, per amare.
Dio è il Signore della realtà, è il creatore che ci ha voluto in una determinata epoca, in una determinata famiglia, che ci ha dato una determinata vocazione e determinate capacità e possibilità e non altre, e non tutte: solo l’accettazione profonda del mondo, della realtà, delle situazioni date, permette di non evadere nelle illusioni e nelle pretese, nei sogni e nelle paure, ma di vivere in quel corpo e in quelle relazioni che il Signore ci ha affidato.
La realtà scelta dal Padre per noi è l’antidoto al tentatore che vorrebbe far credere allo stesso Figlio di Dio, nel deserto, che il mondo così come è sia segno che il Padre non lo ama.
Ma è vera anche la seconda richiesta della preghiera. Che il Signore cambi la vita e trasformi i cuori di pietra in cuori di carne, le menti da dure e testarde, da riluttanti alla carità e al perdono, ad aperte all’annunzio della sua provvidenza anche per aiutare amici e nemici a divenire nuovi, in una maniera che prima non era nemmeno pensabile – basti considerare la trasformazione di un peccatore in un santo.
Qui la preghiera si apre, allora, alla richiesta della saggezza: sia saper accogliere la vita così come Dio la manda, ma, al contempo, comprendere cosa voglia di nuovo lo Spirito e permettergli di agire. Discernere se sia il caso dell’uno o dell’altro.
Cessare, insomma, da un lato, di combattere battaglie impossibili, incaponendosi nel rifiuto del mondo e degli altri.
Dall’altro, camminare docilmente nella via della conversione e dell’annunzio paziente e lungimirante, senza irrigidirsi, impedendo quei cambiamenti voluti dal Signore.
Le molteplici attribuzioni della preghiera a uomini dell’antichità recente o lontana sono da rifiutare, poiché essa esiste a partire dal I dopoguerra. Generalmente la si attribuisce al teologo protestante statunitense Reinhold Niebuhr, che sarebbe comunque l’autore più antico ad averla riportata in una fonte certa, quantunque orale.
Potrebbe però essere a lui precedente, o comunque ispirata ad un testo che egli potrebbe aver ascoltato da altri.
È stato Fred R. Shapiro a cercare di rintracciare l’origine del testo, senza che gli sia stato possibile risalire con certezza alla fonte (cfr. su questo Who Wrote the Serenity Prayer? The inspiring text—long attributed to an eminent theologian—may have deeper roots than we thought, July/August 2008 by Fred R. Shapiro, su “Yale Alumni Magazine”, on-line al link https://archives.yalealumnimagazine.com/issues/2008_07/serenity.html e con interventi successivi dello stesso Shapiro nei quali egli si è dichiarato più convinto dell’attribuzione a Niebuhr (Niebuhr probably wrote Serenity Prayer after all, on-line al link https://yalealumnimagazine.org/articles/3906-updates ). È comunque certo che la preghiera sia stata poi diffusa in una forma più lunga dal movimento degli Alcoolisti Anonimi che usa recitarla frequentemente.
È comunque interessante che una tale preghiera appartenga di fatto alla tradizione, per quanto recente, senza che si possa attribuirla con certezza assoluta ad un autore, come avviene anche per molti inni e molte preghiere antichi.



