Sapere viene da sapore, perché la cultura è questione di gusto, cioè di ciò che dà sapore alla vita, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 03 /06 /2026 - 22:12 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito una breve nota di Andrea Lonardo. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Educazione e università e Educazione e scuola.

Il Centro culturale Gli scritti (3/6/2026)

È bello che il termine sapére provenga etimologicamente dal latino sàpere che significa aver sapore o sentir sapore, ma anche sentir odore e, quindi, figurativamente, aver senno, essere saggio. Per cui il sapiente, il saggio, colui che ha sapére è anche colui che ha fine gusto, colui che ha buon naso.

L’etimologia – sebbene l’etimologia non dia mai il vero significato delle parole! – orienta nella direzione dell’uomo di cultura, di sapere, non come dell’intellettuale fuori dal mondo e chiuso nella sua torre d’avorio, ma come colui che gusta le cose, che ne conosce e ne assapora il gusto vero e che sa offrirlo.

In effetti, è questa la caratteristica del vero docente, del vero maestro: è colui che ti fa gustare le cose, ti fa gustare la poesia o la filosofia o la scienza o la fisica o la teologia. È uomo che gusta e stargli vicino è gustoso e permette di ritrovare il vero sapore della vita e delle cose.

Fra l’altro è questo l’equivoco in cui cade Morin, attento alla complessità e al metodo, ma dimentico del “gusto” del sapere; cfr. su questo Il “metodo” ha un contenuto. Su Edgar Morin, la sua pretesa palingenetica, le “teste ben fatte” e le teste almeno mezze “piene”, di Andrea Lonardo, ma anche La rivoluzione pedagogica che fabbrica teste vuote, di Giorgio Israel [Contro i discepoli di Edgar Morin e non solo] e La scuola svuotateste, di Giorgio Israel.