La pubblicità dell'iPhone nelle mani di un bebè è un clamoroso autogol. Ecco perché, di Alberto Pellai
Riprendiamo da Avvenire un’intervista a Alberto Pellai (Medico psicoterapeuta, Dipartimento scienze biomediche per la salute dell’Università degli studi di Milano), pubblicata l’11/8/2026. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Educazione e media e Educazione e cultura.
Il Centro culturale Gli scritti (11/8/2026)

La nuova pubblicità dell'iPhone / Sito del Garante dell'infanzia
Una delle immagini che la Apple ha scelto per pubblicizzare i suoi smartphones mostra in primo piano un bambino piccolo che ne tiene in mano uno, sorridendo. Le sue mani sono sporche di pappa e il messaggio che accompagna tale immagine è: «Tutto ok, è iPhone». La campagna è internazionale e lo slogan originale in inglese suona così: «Relax, It is iPhone».
Nelle intenzioni del pubblicitario, l’immagine avrebbe dovuto servire a far comprendere che nessuno può danneggiare un iPhone, nemmeno un quasi neonato maldestro con le mani sporche di pappa. L’emozione che il pubblicitario intendeva evocare era “compassione”: non verso il bambino, ma verso lo strumento digitale.
Il pubblicitario avrebbe voluto dire con la sua immagine al suo “spettatore tipo”: «Lo so che temi che quel bambino con quelle mani sporche di pappa danneggi lo strumento tanto prezioso, magari facendolo pure cadere a terra». La preoccupazione dello spettatore avrebbe dovuto essere sollecitata dal rischio di danno e caduta dello smartphone, con le rilevanti conseguenze economiche da sostenere per la sua riparazione o sostituzione.
Invece è accaduta una cosa strana, perché un mondo vastissimo, composto di genitori, educatori, ma anche tanti adulti comuni, vedendo quell’immagine si è sentita provocata, offesa, sfidata. Perché non ha provato compassione per lo smartphone, ma per il bambino che lo tiene tra le mani. Tanto che in Italia in questi giorni questa immagine pubblicitaria si sta rivelando un clamoroso autogol per l’azienda che l’ha promossa.
Cominciano ad essere tantissime le persone che considerano pericolosa e negativa la presenza di uno smartphone e/o tablet nelle mani di un minore. C’è sempre più consapevolezza che ciò che in questi anni siamo stati soliti chiamare e considerare strumenti digitali, in realtà rappresentano veri e propri ambienti di vita, saturi di artifici dopaminergici che hanno come scopo principale quello di uncinare l’attenzione e il tempo dei minori distogliendoli dal desiderio di abitare la vita reale, generando enormi profitti alle Big Tech.
Purtroppo, molti adulti per anni non hanno avuto piena consapevolezza del potere additivo dei devices digitali. Spesso gli stessi genitori li hanno trasformati in veri e propri ciucci digitali, anche perché incapaci di resistere alle proteste di un bambino che urla scompostamente in un luogo pubblico, che si rifiuta di mangiare o di salire sull’auto che lo deve accompagnare all’asilo o dai nonni se non gli viene velocemente concesso uno schermo su cui scrollare e con cui intrattenersi, dimostrando in tale modo di aver già sviluppato una sorta di dipendenza precocissima dallo stesso.
Quando gli ideatori della campagna della Apple hanno deciso di inserire l’immagine di un bambino con in mano lo smartphone, non hanno pensato che oggi il “sentiment” del mondo adulto sta velocemente cambiando e che sempre più persone cominciano a considerare smartphone e tablet non più solo come strumenti digitali, ma come veri e propri ambienti di vita carichi di ingaggi dopaminergici che entrano nelle vite dei minori funzionando come calamite potentissime che uncinano e distolgono il loro sguardo e desiderio di vita e relazioni.
Questo manifesto pubblicitario è la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare, che oggi rappresentano la popolazione che ha il maggiore bisogno di sensibilizzazione su questo tema, che rappresenta sempre più una vera e propria emergenza di sanità pubblica. Mostrare un bimbo piccolo con in mano uno smartphone, mettendo a fianco le parole “Tutto ok” non solo non è giusto, ma è profondamente non etico perché va contro le linee guida della stessa Società Italiana di Pediatria (e di molte altre società scientifiche) che in tutto il mondo stanno fornendo ai genitori linee guida e indicazioni chiarissime per invitarli a non dare in mano ad un figlio uno smartphone prima di aver compiuto 13/14 anni.
Questa immagine oggi perturba la sensibilità di molti adulti che la ritengono equiparabile a quella di un bambino che, a scopo pubblicitario, viene ritratto tenendo in mano un sigaro, una bottiglia di superalcolico, un gratta e vinci o una rivista per adulti, con a fianco la scritta “Non è un problema”.
Invece sappiamo che fumo, alcol, gioco d’azzardo e pornografia sono un problema. E oggi sempre più persone avvertono lo stesso allarme e rischio anche in relazione al mondo digitale. È proprio per questo che quest’immagine dovrebbe essere immediatamente ritirata.
Al tempo stesso, l’ondata di sdegno e disapprovazione che ha generato deve servire alle Big Tech per capire che non possono più fare ciò che vogliono con i nostri figli e figlie. Il loro territorio non è più una zona franca. E le leggi che Francia e Australia hanno già approvato, aprendo la strada a molte altre nazioni (si spera anche l’Italia) ne è un indicatore molto preciso.



