I risultati dei nuovi scavi condotti dall’Università di Roma Sapienza nel sito del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Un nuovo ex voto offerto per la pace. I risultati delle indagini confermano appieno quanto tramandato dalle fonti evangeliche, dai primi scrittori cristiani e dai più antichi itinerari dei pellegrini, di Vincenzo Fiocchi Nicolai
Riprendiamo sul nostro sito, da L’Osservatore Romano del 16/9/2026, brani da un articolo di Vincenzo Fiocchi Nicolai. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Sacra Scrittura e I luoghi della Bibbia.
Il Centro culturale Gli scritti (22/9/2026)
N.B. de Gli scritti L’articolo è la presentazione del volume Francesca Romana Stasolla (ed.), Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Vol. 1 – Project and methodology, Jerusalem, Terra Santa edizioni, 2026

Dal 2022 scavi archeologici condotti dall’Università degli Studi di Roma Sapienza sotto la direzione di Francesca Romana Stasolla stanno portando nuova luce sul più importante monumento della cristianità: il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Le indagini sono state promosse dalle tre comunità custodi del santuario, il Patriarcato Greco-Ortodosso, il Patriarcato Armeno e la Custodia di Terra Santa, istituzione, quest’ultima, cui è stata affidata la supervisione generale delle esplorazioni e dei susseguenti lavori di restauro e risistemazione dell’area. […]
I risultati delle indagini, presentati in un ampio saggio da Francesca Romana Stasolla, confermano appieno quanto tramandato dalle fonti evangeliche, dai primi scrittori cristiani e dai più antichi Itinerari dei pellegrini, integrando e in parte anche correggendo ciò che era stato già in passato rilevato nei numerosi studi incentrati sulle fasi più antiche del Santo Sepolcro, in primis quelli del domenicano Charles Couasnon e dal francescano Virgilio Corbo.
All’epoca della morte di Gesù, il luogo, allora situato fuori delle mura di Gerusalemme, si caratterizzava per la presenza di una antica cava dismessa, riadattata ad area coltivabile mediante progressivi riempimenti di terra, cava le cui pareti verticali ospitavano gli ingressi di tombe ipogee, per lo più a camera, tra le quali quella che in età costantiniana sarà identificata come il sepolcro di Cristo.
I piani di lavorazione dell’antica latomia si attestavano a livelli differenti, talvolta anche con forte variazione di quota, così come i terreni agricoli (probabilmente anche adibiti al pascolo, come hanno evidenziato le analisi dei resti faunistici) e gli ingressi dei sepolcri.
La presenza delle aree coltivabili trova riscontro, come è immediato, nel Vangelo di Giovanni (19-41), che ricorda la tomba di Gesù in un’area adibita “a giardino”.
A un periodo precedente la radicale riconfigurazione del sito voluta dall’imperatore Adriano, nel quadro della fondazione di Aelia Capitolina sulle rovine dell’antica Gerusalemme (130-136 d.C. circa), e quindi possibilmente all’epoca della morte di Cristo, è da assegnare una strada, rinvenuta nelle indagini, che portava in salita all’antica cava e alla zona della roccia poi identificata con quella della crocefissione (il Calvario), una strada che gli scavatori non escludono possa essere quella percorsa effettivamente da Gesù. La tecnica costruttiva e le dimensioni fanno pensare a una via pubblica, necessaria per raggiungere quel luogo, forse teatro stabilmente delle esecuzioni dei condannati, come fa pensare anche la sua posizione marginale (oltre che un passo di san Girolamo).
Con la fondazione di Aelia Capitolina, il luogo della tomba di Cristo venne obliterato sotto una potente colmata di terra e interessato da nuove costruzioni, e coincise ormai con un settore centrale della nuova città romana, subito a ovest del cardo occidentale.
Eusebio di Cesarea, che nella Vita di Costantino descriverà il ritrovamento della tomba del Salvatore, attribuisce, come si sa, a un preciso sentimento anticristiano dell’imperatore Adriano l’obliterazione del sepolcro, al di sopra del quale sarebbe stato edificato un luogo di culto dedicato a Venere.
Le nuove indagini sembrano ridimensionare questo intento “sacrilego” dell’imperatore tramandato da Eusebio, animato qui probabilmente da atteggiamento polemico.
La presenza in corrispondenza della tomba di Gesù, del tempio romano ipotizzato da Virgilio Corbo non ha trovato riscontro nei nuovi scavi: questi hanno riportato alla luce invece due muri paralleli che delimitavano un grande cortile, forse effettivamente un recinto sacro.
D’altra parte, dal piano degli edifici adrianei continuava a svettare la roccia del Calvario, inspiegabilmente lasciata emergente nella nuova sistemazione. L’obliterazione della tomba di Cristo, una di quelle esistenti sul posto, potrebbe ricollegarsi alla necessità di bonificare l’area, ormai interna alla città, come prevedeva la legge romana. Né la consistenza e la forza della comunità cristiana di Gerusalemme avrebbero potuto incidere troppo sulle decisioni dei romani.
Con Costantino, in ogni caso, come ricorda dettagliatamente Eusebio, la sacra grotta della Resurrezione venne recuperata mediante lo scavo della colmata adrianea e la rimozione degli edifici sovrastanti.
La memoria del luogo santo non si era evidentemente mai perduta tra i cristiani di Gerusalemme (e del mondo antico), come suggerisce un passo di Melitone di Sardi che, intorno al 160-170, additava il luogo della crocefissione di Gesù ormai “nel mezzo della città”, nella posizione assunta, cioè, dopo la fondazione di Aelia Capitolina. La roccia restata emergente del Calvario poteva forse aver giocato il ruolo di catalizzatore della memoria.
Grazie alla volontà del primo imperatore cristiano, in ogni caso, venne realizzata una grandiosa basilica a cinque navate, preceduta da un atrio affacciato sul cardo, basilica della quale gli scavi hanno potuto indagare e documentare vecchi e nuovi settori; essa comunicava con un “triportico” retrostante, in asse con la chiesa, il quale, a sua volta, dava accesso sul fondo alla tomba venerata. Questa restò leggermente disallineata rispetto all’asse delle costruzioni, rivelando così la sua anteriorità.
Le nuove ricerche hanno potuto confermare che il sepolcro di Gesù fu allora isolato e racchiuso in un’edicola monumentale, di cui la scoperta della base marmorea ha potuto stabilire la forma circolare; un vestibolo precedeva allora l’ingresso alla tomba.
Diversamente da quanto ritenuto comunemente in precedenza, l’edicola non era ancora in quell’epoca compresa nella grande Rotonda dell’Anastasis, quella in qualche modo giunta fino a noi. Il rinvenimento di un ripostiglio di monete degli anni 340-378 sotto la pavimentazione dell’edificio lo fa ritenere costruito alla fine del IV secolo. Un semplice peribolo di dodici colonne intorno all’edicola, a quanto pare, garantiva provvisoriamente in uno spazio aperto, durante i lavori di costruzione dell’Anastasis, la frequentazione devozionale del luogo.
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Particolarmente interessante, tra i materiali venuti alla luce, un blocco di pietra recante dipinta un’iscrizione in greco che riporta alla lettera le parole pronunciate dal “buon ladrone”: “Signore, ricordati di me quando verrai nel Tuo regno” (Luca, 23.42). La pietra è probabile facesse parte di una costruzione prossima alla roccia del Calvario.
Il libro […] si apre con una presentazione dei responsabili delle tre grandi comunità del Santo Sepolcro, Sua Beatitudine Teofilo III, Patriarca Ortodosso di Gerusalemme, Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa e Sua Beatitudine Nourhan Manougian, Patriarca Armeno di Gerusalemme. Tutti evidenziano il clima di grande cooperazione e concordia con cui è stato realizzato il progetto di scavo, esempio di convivenza e collaborazione, quanto più significativo nel contesto di guerra in cui la ricerca si è svolta in questi ultimi anni. Eusebio di Cesarea ricorda che Costantino aveva fatto costruire il Santo Sepolcro quale “dono votivo” per la raggiunta pace (religiosa, politica) nel suo impero (Vita Constantini, IV,47); l’auspicio è che la conclusione degli scavi e dei restauri della chiesa possa costituire un nuovo ex voto offerto per la pace.



