Pio VII a Parigi, un inedito diario del viaggio per l'incoronazione di Napoleone. Presentato a Roma il volume curato da padre Simone Raponi che pubblica per la prima volta il diario di Raffaele Mazio, segretario della Congregazione del Cerimoniale, sul viaggio pontificio del 1804-1805. Una fonte di 550 fogli che restituisce la dimensione diplomatica, ecclesiale e quotidiana della missione, di Paolo Ondarza

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /10 /2026 - 17:25 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito da Vatican News un articolo di Paolo Ondarza, pubblicato il 7/10/2026 (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-10/pio-vii-a-parigi-napoleone-diario-mazio-raponi.html). I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Il Settecento e i primi dell'Ottocento.

Il Centro culturale Gli scritti (25/10/2026)

Cinquantacinque anni prima del viaggio di Pio VII a Parigi, Pio VI era stato a Vienna. Anche allora un Pontefice si era mosso fuori dai confini dello Stato della Chiesa per confrontarsi con una grande potenza politica. Ma il viaggio di Gregorio Barnaba Chiaramonti nella Francia napoleonica è unico nel suo genere: tra il 1804 e il 1805 Pio VII si reca a Parigi per la consacrazione e incoronazione di Napoleone, in un contesto segnato dalle ferite rimaste aperte dopo la Rivoluzione francese, dalla morte in Francia del suo predecessore e dalla difficile ricomposizione delle fratture provocate dentro la Chiesa cattolica dalla Costituzione civile del clero.

Una cronaca in 550 pagine d'archivio

A raccontare dall'interno quella missione è il diario inedito di Raffaele Mazio, segretario della Congregazione del Cerimoniale e futuro cardinale, pubblicato per la prima volta nel volume Incoronare l’Imperatore. Il viaggio di Pio VII a Parigi nel diario di Raffaele Mazio. Il libro, curato da padre Simone Raponi, Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, per la Società Romana di Storia Patria è stato presentato ieri, 6 ottobre, a Roma presso la Chiesa Nuova.

Il manoscritto, conservato nell'Archivio dei Cerimonieri Pontifici in Vaticano, conta 550 fogli e non si limita a registrare le cerimonie ufficiali. Vi compaiono gli spostamenti, gli incontri, le personalità conosciute, i discorsi rivolti al Papa, le visite, i preparativi e una grande quantità di materiali, tra cui giornali, relazioni, poesie e resoconti.

Un cerimoniere dentro la diplomazia

È proprio questa dimensione a rendere la fonte particolarmente significativa. Mazio non è infatti soltanto un osservatore. Come sottolinea padre Raponi, è un uomo della Curia pienamente coinvolto anche nelle delicate questioni diplomatiche fra Roma e Parigi.

“Quello che mi ha colpito è stato soprattutto il suo coinvolgimento in prima persona per questioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Francia. Quindi lui è sì cerimoniere, ma nello stesso tempo è anche un uomo pienamente coinvolto in trattative delicatissime”.

Il dietro le quinte del viaggio papale

Il cerimoniale diventa così una chiave per leggere la diplomazia. Le diverse tradizioni delle due corti devono trovare un punto di equilibrio e ogni gesto, ogni modalità di incontro contribuisce alla rappresentazione pubblica del papato.

“Il cerimoniale è l'espressione dell'istituzione, quindi è la rappresentazione che il papato fa di se stesso. Rappresentarsi a Roma non è rappresentarsi in Francia. Il ‘dietro le quinte’ da un punto di vista cerimoniale – spiega Raponi – ci narra proprio questo: la difficoltà e soprattutto i compromessi che Roma insieme a Parigi deve fare per poter veicolare un'immagine. Su ogni caso c’è un confronto, uno studio. E il Papa è pienamente coinvolto”.

L'immagine del Papa

Anche Roberto Regoli, presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, intervenuto alla presentazione, sottolinea il carattere particolare della scrittura di Mazio: non un diario di viaggio nel senso tradizionale, ma una fonte istituzionale, redatta da un cerimoniere che svolge anche una funzione diplomatica. Mazio, osserva Regoli, è l'uomo chiamato a gestire le emergenze della Santa Sede, a suggerire come muoversi, chi incontrare e in quale modo.

Il diario, proprio per questo, restituisce anche una precisa costruzione dell'immagine pontificia. Mazio celebra Pio VII con toni talvolta agiografici e registra gli eventi secondo una prospettiva orientata a salvaguardare l'autorevolezza e la sacralità del Pontefice. Le criticità nel confronto con la corte napoleonica, osserva Regoli, tendono a emergere solo quando sono state superate.

Pio VII e la sfida francese

Dietro la complessa macchina cerimoniale c'è però una scelta che per Pio VII comporta, prima di essere compiuta, una vera crisi di coscienza. “Le fonti – ricorda Raponi – ci raccontano di un Pio VII che digiuna, che prega per giorni e giorni prima di dare una risposta definitiva” e decidere se recarsi nella Francia di Napoleone, appena proclamatosi imperatore.

Da una parte le resistenze delle monarchie cattoliche e il peso della memoria rivoluzionaria; dall'altra la necessità di recuperare spazio per la Chiesa sul piano politico, sociale e religioso.

Un pellegrinaggio

Pio VII interpreta così il viaggio, oltre la stessa incoronazione, come un pellegrinaggio: un modo per incontrare la popolazione, riconquistare i cuori e riportare la fede cattolica al centro.

È una dimensione sulla quale ha insistito anche il prefetto dell'Archivio Apostolico Vaticano, padre Rocco Ronzani, che ha collegato le pagine di Mazio alle immagini della grande partecipazione popolare al recente viaggio di Leone XIV in Francia. Mazio, ha osservato, restituisce voce alle folle incontrate da Pio VII e documenta l'emergere di una relazione nuova fra il Pontefice e la popolazione.

La questione dei vescovi costituzionali

Ma al di là dell'incoronazione, c'è una questione che Raponi sottolinea essere ancora più grave, nelle preoccupazioni del Pontefice: quella dei vescovi costituzionali, cioè quei presuli che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero entrando in conflitto con Roma.

“C’era in gioco l'unità della Chiesa”, afferma il curatore. “C'era in gioco il ricomporre una ferita enorme: una vera e propria frattura”.

È una preoccupazione che attraversa il diario e che si lega alla precedente esperienza di Mazio come collaboratore del cardinale Giovanni Battista Caprara, legato pontificio incaricato di attuare il Concordato del 1801 con la Francia.

Da una prospettiva diversa

Per Davy Marguerettaz, dell'Università degli Studi dell'Insubria, proprio questo è uno dei motivi per cui il diario consente di ampliare una storiografia spesso concentrata sul rapporto fra i due grandi protagonisti, Napoleone e Pio VII.

La vicenda è stata studiata ampiamente, ma, secondo Marguerettaz, molta di questa produzione ha privilegiato una prospettiva napoleonica. Per comprendere meglio la Chiesa dell'epoca occorre invece entrare nelle lettere, nei dispacci e nelle carte degli uomini di Curia.

Il diario di Mazio offre in questo senso una finestra sul mondo curiale e sulla concretezza dei rapporti fra Roma e la Francia.

Fra visibilità e prudenza

Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l'immagine pubblica del Papa. Mazio registra l'entusiasmo della popolazione, le grandi folle, la richiesta di benedizioni e anche le difficoltà organizzative provocate dalla volontà di avvicinarsi al Pontefice.

Ma Pio VII non si espone indiscriminatamente. Raponi racconta come il Papa, sollecitato dal popolo a comparire al balcone per impartire la benedizione, talvolta esitasse a farlo gestendo oculatamente la propria immagine, per “non rendersi troppo comune”.

Un Papa già mediatico

Ne emerge, osserva il curatore, una gestione consapevole della propria visibilità. "Potremmo dire già era un Papa mediatico – afferma – nel senso che comprende il potere dell'immagine".

Anche il cerimoniale del bacio del piede mostra il confronto fra le tradizioni romane e quelle francesi. Ciò che a Roma era riservato a categorie determinate di persone viene in Francia aperto alla popolazione, provocando grandi assembramenti e problemi di ordine pubblico.

Marguerettaz ha ricordato anche altri episodi in cui le differenze cerimoniali diventano evidenti: dal modo di presentare il Pontefice alla corte imperiale alla sua collocazione accanto all'imperatrice, fino alla scelta di Pio VII di abbandonare una rappresentazione teatrale alla quale non poteva assistere, seguito poi da Napoleone.

Fra prudenza e fiducia

Il diario restituisce anche il rapporto diretto fra Pio VII e Napoleone. Mazio è fisicamente vicino al Pontefice e, particolare non secondario, è l'unico della corte pontificia a parlare francese. Gli vengono affidati dunque anche compiti molto concreti: persino il dialogo con i medici quando un cardinale del seguito si ammala.

Il suo atteggiamento nei confronti dell'imperatore è generalmente conciliante. Eppure, osserva Raponi, nelle pagine affiora una certa prudenza, a tratti una preoccupazione. Quando il Papa deve lasciare la Francia e Napoleone ritarda l'organizzazione della partenza. A Roma cresce l’apprensione che viene meno soltanto quando si comprende che il rinvio è dovuto alle condizioni meteorologiche.

“Ci si fida ma non fino in fondo”, sintetizza Raponi. Una cautela che, letta con il senno di poi, assume un significato particolare, anche se – precisa lo studioso – nel diario non si avverte ancora pienamente ciò che sarebbe accaduto pochi anni dopo, con l'arresto di Pio VII nel 1809.

Una “sala stampa” ante litteram

Nelle sue pagine Mazio svolge infine anche un'attività che padre Ronzani ha definito una sorta di “sala stampa ante litteram” della Santa Sede: forniva quotidianamente alla Gazette de France notizie ufficiali e attendibili sul viaggio, contribuendo alla diffusione corretta dell’immagine e del messaggio del Papa in Francia.

Lo stesso Ronzani ha ricordato come il recente riordino delle buste dello spoglio del cardinale Mazio presso l'Archivio Apostolico Vaticano abbia riportato l'attenzione su questa figura. Il viaggio di Pio VII, tuttavia, non si trova in quelle carte dell'Archivio Apostolico. Dal prefetto l’auspicio che le diverse unità archivistiche all'origine del volume possano essere presto pubblicate in un'edizione critica.

Del resto, la rilevanza di Mazio emerge anche dalle parole che il cardinale Ercole Consalvi gli dedicò dopo il Congresso di Vienna, raccomandandolo a Pio VII per l'aiuto prestato nelle lunghe trattative diplomatiche. La porpora cardinalizia sarebbe arrivata solo più tardi, sotto Pio VIII.

Il coraggio di scegliere il bene della Chiesa

Il valore del diario, dunque, non sta soltanto nella possibilità di aggiungere nuovi dettagli a un viaggio conosciuto. Sta nella prospettiva che offre: quella di un Pontefice osservato nella preparazione e nella gestione quotidiana di una missione diplomatica, religiosa e simbolica.

“Emerge un ritratto di un Papa – conclude Raponi – molto coraggioso, che osa, che capisce che si può perdere o si può vincere. Lui punta sulla vittoria, chiaramente per la Chiesa di Roma e per la Chiesa in generale. È un Papa capace di scelte faticose, di scelte sofferte ma di scelte sempre animate dal bene della Chiesa”.

Macro e microstoria

Un'immagine che si comprende meglio proprio mettendo in relazione la grande storia con vicende meno eclatanti del viaggio, come ha sintetizzato la storica dell’arte e curatrice dei Musei Vaticani Alessandra Rodolfo, moderatrice dell’incontro alla Chiesa Nuova di Roma: i gesti, le attese, le folle, le tensioni cerimoniali, le trattative e le decisioni dietro le quinte. “Più la microstoria della macrostoria ci fa comprendere la storia”.