Script per un video non registrato sull’Ara Coeli, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 25 /10 /2026 - 17:26 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo sul nostro sito lo script per un video sulla basilica dell’Ara Coeli in Roma non ancora realizzato: tale script è stato preparato da Andrea Lonardo nel 2023. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. la sezione Roma e le sue basiliche.

Il Centro culturale Gli scritti (25/10/2026)

1/ Ovidio, Metamorfosi I, 76-85

Ma ancora mancava l’essere più nobile che, dotato
d’intelletto più alto, sapesse dominare sugli altri.
Nacque l’uomo, fatto con seme divino da quell’artefice
del creato, principio di un mondo migliore;
o plasmato dal figlio di Giàpeto, a immagine di dei
che tutto reggono, impastando con acqua piovana
la terra recente che, appena separata dalle vette
dell’etere, ancora del cielo serbava il seme nativo;
se gli altri animali contemplano a testa bassa la terra,
la faccia dell’uomo l’ha sollevata, ordinò che vedesse
il cielo, che fissasse, eretto, il firmamento.

PRIMO INTERVENTO LONARDO
Ovidio, nelle Metamorfosi, ha scritto versi mirabili: se gli animali hanno lo sguardo rivolto in basso, perché non ammirano le stelle, non bestemmiano e non pregano, solo l’uomo, impastato dagli dèi di fango e acqua come nella creazione biblica, solleva lo sguardo: dove la posizione eretta non è semplicemente la condizione del bipede, bensì lo sguardo di chi chiede il perché delle cose.

Quante volte Ovidio, pur licenzioso, salì qui al Campidoglio, a questo luogo alto, dove i romani vollero i templi appunto per decifrare l’infinito: fu scelto per questo fra i sette colli e la basilica dell’Ara Coeli ne prolunga il significato perché si rivolga lo sguardo al cielo.

SECONDO INTERVENTO LONARDO

Le leggi dell’impero divenuto cristiano preservarono i templi antichi, perché decoro e bellezza dell’urbe. Fu solo dopo le invasioni barbariche, quando la città perse nove decimi dei suoi abitanti - da un milione a circa centomila cittadini - che i romani iniziarono a demolire per utilizzare le antiche pietre: si salvarono solo i templi divenuti chiese, come il Pantheon, il primo tempio divenuto chiesa, solo nel 609, nell’alto medioevo. Prima di quella data sarebbe stato impensabile per la comunità cristiana celebrare in un tempio già pagano.

L’Ara Coeli sorge dove era l’Arx, una delle due cime del Campidoglio – sull’altra era il Tempio della triade capitolina, le divinità che proteggevano Roma, Giove, Giunone e Minerva. Qui era il Tempio di Giunone Moneta, cioè Ammonitrice. Nei pressi sorgeva la zecca romana e il termine “moneta” per denaro liquido ha origine qui.

Nell’alto medioevo sorse un primitivo edificio cristiano, legato alla leggenda dell’apparizione della Madonna ad Augusto proprio qui, dove egli avrebbe avuto un cubicolo. Come la memoria di Sibille pagane che avrebbero ricevuto dal cielo profezie della venuta di Cristo, così anche all’Ara Coeli si guardò alla grandezza della cultura classica, pretendendo che Augusto avesse intuito qualcosa della fede che stava per raggiungere Roma. La sapienza classica, nella sua verità, non poteva essere estranea al cristianesimo: dal Campidoglio si continuava a guardare in alto.

4 Testo letto MIRABILIA URBIS ROMAE

Al tempo dell’imperatore Ottaviano, i senatori, vedendolo di tanta bellezza, e di tanta prosperità e pace, dissero: «Ti vogliamo adorare perché è in te la divinità; se così non fosse non ti sarebbero prospere tutte le cose».
Ottaviano, opponendosi a questo, chiamò a sé la Sibilla tiburtina, alla quale espose tutto quello che i senatori avevano detto. La Sibilla chiese tre giorni di tempo, durante i quali sostenne un aspro digiuno, e dopo il terzo giorno così rispose all’imperatore:

«La terra si bagnerà di sudore come segno del giudizio, dal cielo verrà un re per i secoli futuri, veramente presente nella carne, per giudicare il mondo».
Improvvisamente, una grande luce piovve su Ottaviano, che vide allora in cielo una bellissima vergine sopra un altare con un bambino in braccio. Udì poi una voce, che diceva: «Questa vergine concepirà il Salvatore del mondo. Questa è la cara figlia di Dio».
Allora subito Ottaviano si inginocchiò e adorò Cristo venturo.
Questa visione fu nella camera dell’imperatore, dove ora è la chiesa di Santa Maria sul Campidoglio, dove sono i frati minori, che per questo fu detta Santa Maria in Ara Coeli.

5/ TERZO INTERVENTO LONARDO

Quando i Fori vennero abbandonati e si cessò di accedere al Campidoglio da quel versante, fu necessario rivolgere gli edifici sacri verso il nuovo centro cittadino. Fu solo nel 1348 che Cola di Rienzo salì la scalinata dell’Aracoeli, dopo aver fatto voto di realizzarla se Roma fosse stata divinamente risparmiata dalla peste. Il Risorgimento volle una sua statua, a fianco della scalinata, perché lo idealizzo quale non fu, come eroe anticlericale.

Un cronista dell’epoca dipinge la condizione dell’urbe, divenuta miserabile per l’assenza dei papi in esilio ad Avignone. Più volte Cola di Rienzo si rivolse loro perché la città non rimanesse in balia delle famiglie nobiliari ed egli ricevesse un’investitura pontificia e potesse addirittura indire un Giubileo.

6/ RECITAZIONE CRONACA COLA DI RIENZO

Dalla Cronaca romana (al tempo della cattività avignonese)

La città di Roma stava in grannissimo travaglio: non avea Rettori, onne dìe se commatteva, da onne parte se derobava…e le vergini se detoperavano. Non c’era reparo.

Le piccole zitelle se furavano e si menavano a desonore; la moglie era tolta allo marito nello proprio letto, li lavoratori, quanno ivano fòra a lavorare, erano derobati.

Li pellegrini, li quali venivano alle sante chiese di Roma per merito delle loro anime, non erano defesi, ma erano scannati e derobati. Li preti staievanosolo per male fare.

Onne lascivia, onne male, nulla iustizia, nullo freno! Non c’era più remedio. Onne persona periva.

Non ce era altra salvezza se non che ciascheduno se defenneva con parenti e con amici.

Onne dìe se faceva adunanza de armati. Li nobili e li baroni non staievano più in Roma.

7/ FINE MIO INTERVENTO SU COLA DI RIENZO

La sete di potere rese Cola inviso al popolo che si ribellò a lui e lo uccise nel 1354, proprio ai piedi della scalinata, consegnandone poi il corpo ai Colonna.

La facciata dell’Ara Coeli è rimasta incompiuta agli anni 1285-1287, quando i francescani furono invitati a ricostruire l’antica chiesa altomedioevale, che doveva corrispondere all’attuale transetto.

All’interno, la terza colonna di sinistra ha un foro, prodotto, secondo la leggenda, dal raggio luminosissimo che avrebbe colpito Augusto in occasione della rivelazione divina a lui riservata.

Sull’altare centrale è l’icona della Madonna alla quale fu attribuita la salvezza dalla peste.

Per l’Ara Coeli Raffaello aveva dipinto la cosiddetta Madonna di Foligno, ora ai Musei Vaticani, ma Pio IV volle questa immagine più antica e venerata sull’altare maggiore.

8 ESPERTO CHE PARLA DELLE CHIESE PER LA PREDICAZIONE DEI FRANCESCANI COSTRUITE NEI NUOVI QUARTIERI (POTREBBE ESSERE PADRE BUFFON DEI FRANCESCANI)

9 VOCE FUORI CAMPO CAPPELLA SAN PASQUALE BAYLON E CAPPELLA DEL PINTURICCHIO BUFALINI

La cappella di san Pasquale Baylon era un tempo dedicata a san Giovanni Battista. Nell’anno 2000 i restauri hanno riportato alla luce una meravigliosa Madonna tra san Giovanni Battista e san Giovanni evangelista, datata intorno al 1290, forse di mano del Cavallini o di altro pittore romano, di gusto già umanistico. In alto si riconoscono lacerti della stessa mano. Gli affreschi ritrovati forniscono seri argomenti a chi ritiene che il rinnovamento trecentesco della pittura non ebbe inizio con Giotto e con i toscani, bensì a Roma, con i pittori legati al pontefice, passati poi ad affrescare la basilica di Assisi.

Pienamente rinascimentali sono, invece, gli affreschi del Pinturicchio nella cappella Bufalini, con le storie di san Bernardino da Siena, che abitò anche all’Aracoeli, del 1485 circa.

Si vede il santo al centro, che indica il Cristo con l’iscrizione: “Padre, ho manifestato il tuo nome a tutti”. Bernardino predicava avendo in mano una tavoletta con il trigramma IHS, le iniziali di Iesus Hominum Salvator (Gesù Salvatore degli uomini): il trigramma è in alto nella volta.

Gli affreschi ricordano anche l’azione civile del santo: si vedono, infatti, a fianco, le due fazioni dei Bufalini e dei Baglioni che si combattono, prima di essere da lui rappacificate – incredibile è che Pinturicchio dipinse anche a Spello, per la famiglia rivale, gli affreschi della famosa Cappella Baglioni.

Nella parete di sinistra sta la scena più famosa, con la morte e la sepoltura di Bernardino,

10 IV MIO INTERVENTO SU GINEPRO, COMPAGNO DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

L’Ara Coeli conserva le reliquie di uno dei compagni di san Francesco, il leggendario san Ginepro, in latino Juniperus. Francesco e Chiara lo chiamavano “giullare di Dio”, poiché era disposto a tutto per la gloria di Dio, come quando si denudò in segno di penitenza a Viterbo, o come quando spogliò un altare per aiutare un uomo in difficoltà o come quando tagliò la zampa ad un maiale per un confratello malato alla Porziuncola.

11 TESTO RECITATO VITA DI GINEPRO

12 V INTERVENTO MIO SUL SANTO BAMBINO

Dal transetto sinistro si accede alla Cappella di Gesù Bambino. Qui è la veneratissima statuetta del Santo Bambino, della fine del XV secolo. Secondo la tradizione venne scolpita da un frate francescano a Gerusalemme, utilizzando il legno d'ulivo del Getsemani e venendo poi immersa nel Giordano. È ritenuta miracolosa ed è ricoperta di numerosi ex voto. Nella cappella sono conservate lettere che i bambini di tutto il mondo scrivono al Bambino Gesù.

13 VOCE FUORI CAMPO SULLA REGINA DI BOSNIA, TERZIARIA FRANCESCANA

Qui è la venerata tomba dell’ultima regina di Bosnia: la Beata Caterina. Nata in Erzegovina chiamò i francescani nella capitale, per contrastare gli eretici di matrice manichea. Quando i turchi conquistarono il regno, Caterina fu esiliata a Roma dove l’accolse papa Pio II: nell’urbe si fece terziaria francescana. Nel testamento dispose che fosse lasciato alla Chiesa il suo regno e che, se il figlio Sigismondo, fatto prigioniero dai turchi e costretto alla conversione, avesse potuto tornare al cristianesimo liberato, divenisse nuovo re di Bosnia.

14 VI INTERVENTO MIO SU ARACOELI COME CHIESA DEL COMUNE DI ROMA E PIÙ ANTICO MUNICIPIO D’EUROPA

La piazza del Campidoglio è, forse, il più antico municipio d’Italia, sede degli organismi comunali fin dal 1144. Nella basilica sta ancora l’iscrizione del Comune di Roma, SPQR, proprio perché essa era la chiesa del Senato e del Popolo Romano: per tutto il medioevo servì come aula delle adunanze, per le discussioni sulle leggi cittadine e, tuttora, è la chiesa dove si svolgono liturgie che riguardino personalità del Comune.

Il Palazzo del Campidoglio venne costruito sull’antico Tabularium, dove erano registrati tutti i cittadini romani di ogni luogo dell’Impero. La piazza venne ristrutturata in forme rinascimentali da Michelangelo e poi da Della Porta con la costruzione del Palazzo dei Conservatori e del Palazzo Nuovo e con la sistemazione al centro della statua di Marco Aurelio, di modo che il Rinascimento si dichiarasse erede non solo del cristianesimo, ma anche della sapienza greco-romana. L’imperatore è a cavallo e con il gesto della parola chiede silenzio.

16 VII e ultimo intervento mio sulla PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO e sul VITTORIANO, con accenno all’Europa che nacque qui

Il convento francescano dell’Ara Coeli venne abbattuto quando il nuovo Regno d’Italia decise di realizzare il Vittoriano. La fredda costruzione dell’Altare della Patria, dedicata al re Vittorio Emanuele II come padre della Patria, intendeva, anche nel nome, sostituirsi ai templi romani e all’Ara cristiana.

I gruppi scultorei del Vittoriano rappresentano valori astratti come La forza, La concordia, Il pensiero, L’Azione, Il sacrificio, La Guerra. Se si guarda però agli stemmi dei diversi Comuni Italiani, alla base del cavallo del sovrano, lì si ritrovano i simboli della tradizione del paese, perché la storia delle città italiane ne è intrisa: si vedono, ad esempio, il Leone di San Marco di Venezia o il simbolo della Croce nelle raffigurazioni di Genova e di Milano.

Furono i padri fondatori dell’Europa unita a ricordare poi al Campidoglio le radici della civiltà europea. Infatti, nel 1957, nella Sala degli Orazi e Curiazi, vennero firmati i Trattati di Roma, considerati lo storico atto di nascita della Comunità europea, trasformatasi poi nell’odierna Unione. Il Ministro olandese Luns, ricordò allora che Roma era stata scelta per dare inizio all’Europa unita perché lì “furono gettate le basi politiche, giuridiche e sociali della nostra civiltà”.

Il regista polacco Kieslowski e il musicista Preisner in Film blu hanno proposto un magnifico Inno all’Europa scegliendo come testo simbolico dei valori europei l’Elogio della carità della prima lettera ai Corinzi di san Paolo, che certamente passeggiò sul Campidoglio.