Shakespeare era cattolico? I "ricusanti" durante il regno di Elisabetta I

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 15 /04 /2013 - 00:40 am | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito alcuni testi che, attraverso i dibattito sul probabile cattolicesimo di William Shakespeare, illustrano la situazione dei cattolici nell'Inghilterra di Elisabetta I. Per approfondimenti, vedi le sezioni Letteratura e Storia e filosofia.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2013)

1/ «Shakespeare? Era un cattolico fedele a Roma, tacque per paura». Un’intervista a Elisabetta Sala di Luigi Mascheroni

Riprendiamo da Il giornale del 21/09/2011 un’intervista a Elisabetta Sala di Luigi Mascheroni. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2013)

Su William Shakespeare si è scritto di tutto. Che forse non è mai esistito, che forse dietro di lui c’è Francis Bacon, o forse Christopher Marlowe. Che forse era ebreo, che forse era siciliano, che forse era una donna... Tutto un forse. E forse era persino cattolico. Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione Anglicana, a giugno ha dichiarato: «Penso che Shakespeare avesse un retroterra cattolico». “Lanciando” così la tesi sostenuta dall’anglista Elisabetta Sala nel suo nuovo saggio, provocatorio e documentato, L’enigma di Shakespeare. Cortigiano o dissidente? (Ares). In cui si sostiene la tesi di un Bardo dell’Avon fervente sostenitore, seppure occulto, della Chiesa di Roma.

Quali sono le prove della cattolicità di Shakespeare?

«Se per “prove” intendiamo esplicite dichiarazioni di cattolicesimo da parte dell’autore, ovviamente non ne abbiamo. Ma non ci sono nemmeno per Dante o per Tolkien, se è per questo... A quei tempi, poi, un’affermazione del genere sarebbe stata un suicidio. Abbiamo, d’altro canto, numerosi indizi, sia nella vita, sia nell’opera, che, messi insieme, non lasciano spazi a dubbi».

A partire dal fatto che molti storici riconoscono che la famiglia di Shakespeare era cattolica...

«È così. Purtroppo, però, l’importantissimo testamento spirituale di John Shakespeare, rinvenuto nel Settecento, è poi andato perduto. È probabile che sia stato distrutto deliberatamente da studiosi che vollero truccare le carte».

Perché?

«Perché uno Shakespeare cattolico era ripugnante per chi riteneva che i papisti fossero una tribù retrograda e superstiziosa. Per i liberal-Whigs del ’700 - e anche per quelli odierni... - tutto si poteva accettare tranne il cattolicesimo. “ABC, Anything But Catholic”. Soprattutto se il “sospetto” era il poeta nazionale».

È provato che alcuni suoi parenti e amici furono perseguitati durante la repressione anticattolica ordinata dalla regina d’Inghilterra Elisabetta I.

«Sì. La figlia Susanna compare nelle liste di ricusanza nel 1606, quelle compilate in seguito alla “Congiura delle polveri”: i ricusanti erano i cattolici che rifiutavano di presentarsi al servizio religioso di Stato obbligatorio per legge. Il padre John vi era comparso nel 1592. La famiglia della madre fu perseguitata in modo più pesante: il capofamiglia fu accusato di alto tradimento insieme al genero nel 1583 e squartato sul patibolo per la sua religione».

Qualcuno azzarda l’ipotesi che negli anni di cui in Inghilterra si è persa ogni traccia biografica, Shakespeare fosse a Roma come cattolico «clandestino»...

«Un’ipotesi molto interessante. Ma un’ipotesi».

Lei sostiene che gli indizi più forti che rivelano Shakespeare cattolico sono da ricercarsi nei versi della sua poesia. In che modo la cattolicità di Shakespeare ha ispirato le sue opere?

«Il cattolicesimo shakespeareano è l’unica chiave che permetta di far quadrare il puzzle della sua opera. Lungi dall’esaurirne la profondità, la aumenta enormemente. Si tratta di un livello allegorico profondo, che emerge lungo tutto il canone e ne diventa l’elemento unificatore».

Sì, ma quali sono i temi «cattolici»?

«Il rimpianto per un antico ordine irrimediabilmente perduto e soppiantato da uno nuovo, falso e corrotto; la liceità o meno della ribellione per chi abbia subìto una forte ingiustizia; l’esilio dei buoni e un’invasione straniera che viene a risollevare le sorti di un Paese percosso e ferito dai propri governanti...».

Ai tempi di Shakespeare il cattolicesimo era bandito e i fedeli al Papa perseguitati. Però lui e la sua compagnia erano ammessi a Corte...

«I criptocattolici erano di fatto numerosissimi e includevano molti rappresentanti dell’aristocrazia terriera, di cui faceva parte anche il più noto mecenate di Shakespeare, il conte di Southampton. Per tutto l’arco della sua opera il grande drammaturgo gravitò intorno a quegli ambienti. Quanto agli artisti, a volte il loro genio ne compensava la scarsa affidabilità politica: il maestro della cappella reale, per dirne uno, il musicista William Byrd, era cattolico e ricusante ma protetto dalla regina».

Elisabetta I conosceva il “segreto” di Shakespeare?

«Difficile dirlo. Non esisteva, allora, un’edizione dell’opera omnia shakespeariana da usare contro di lui per rintracciare tutti gli elementi equivoci o apertamente sovversivi. Certo egli fu molto audace. I suoi giochi di luce e ombra furono però tanto abili da non lasciare mai emergere dettagli incriminanti al di là di ogni dubbio».

2/ Shakespeare e la fede: un cattolico occulto sotto il trono anglicano, di Antonio Carioti

Riprendiamo dal Corriere della sera del 10/9/2011 un articolo scritto da Antonio Carioti. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2013)

Shakespeare è un classico universale, ma era anche un uomo del suo tempo. E secondo Elisabetta Sala, autrice del libro «L' enigma di Shakespeare» (Ares, pp. 472, Euro 24), non fu un cantore della monarchia anglicana. Anzi simpatizzava per i cattolici perseguitati dalla regina Elisabetta I: un legame occulto con la Chiesa di Roma ne percorrerebbe la vita e l' opera.

Un tema che, secondo uno studioso della materia come Sergio Perosa, merita attenzione: «I genitori di Shakespeare erano cattolici, come anche la sua figlia prediletta, Susanna. E alcuni aspetti delle sue opere vanno in quella direzione. Per esempio lo spettro del padre di Amleto appare al figlio dal Purgatorio, che fa parte dell'aldilà cattolico, ma per gli anglicani non esiste. D'altronde all' epoca in Inghilterra dirsi fedeli al Papa era come proclamarsi anticomunisti nell' Urss di Stalin e Shakespeare non avrebbe mai potuto farlo. Credo si destreggiasse, mentre è eccessivo vedere in ogni sua opera un filo rosso cattolico».

Insomma, gli indizi ci sono, manca la prova risolutiva. «Shakespeare - nota Perosa - sa toccare temi delicati senza esporsi troppo: sostiene la dottrina di Stato anglicana, ma nella resa drammatica si mostra spesso indipendente dall'ortodossia elisabettiana».

RIPRODUZIONE RISERVATA Corriere della Sera

3/ Shakespeare era cattolico. Ecco le prove, di Alessandro Zaccuri

Riprendiamo da Avvenire del 10/9/2011 un articolo scritto da Alessandro Zaccuri. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2013)

Certo che “indulgenza” è una ben strana parola di commiato per un poeta protestante. Ma come, non era iniziato tutto da lì, da Lutero che contestava, appunto, la validità delle indulgenze concesse dal Papa? Eppure indulgence è proprio il termine su cui poggia l’ultimo verso dell’ultima opera di William Shakespeare, La tempesta. È il famoso addio del mago Prospero, trasparente alter ego dello stesso drammaturgo, che si congeda dal pubblico e intanto implora preghiere, misericordia, perdono dei peccati, evocando un impianto dottrinale clamorosamente estraneo agli insegnamenti della Chiesa anglicana. Come se non bastasse, Prospero ha appena riconquistato il titolo di duca di Milano, la città che, grazie a san Carlo Borromeo, è diventata la capitale della Riforma cattolica. Indizi troppo labili, si dirà, per rilanciare la tesi del cattolicesimo professato in segreto dal Bardo dell’Avon. Ma la documentazione esibita da Elisabetta Sala nel corposo L’enigma di Shakespeare (in uscita dalle Edizioni Ares, che già hanno pubblicato due importanti saggi dell’anglista: L’ira del re è morte ed Elisabetta la “Sanguinaria”) è talmente ampia e dettagliata da mettere alla prova anche gli scettici più inveterati. Del resto, recentemente perfino il primate anglicano, l’arcivescovo Rowan Williams, ha affermato di considerare più che probabile la cattolicità del poeta. Parlano i testi, ma parlano anche i fatti della vita di Shakespeare e della sua famiglia. Già il padre, il guantaio John, ha tutta l’aria di essere un “ricusante”, e cioè un dissidente cattolico che rifiuta di sottomettersi alla Chiesa scismatica istituita da Enrico VIII. E “ricusanti” sono i nobili ai quali William si lega per la sua avventura umana e artistica. I Montague, per esempio, il cui cognome sostituisce quello dei Montecchi nel copione di Romeo e Giulietta.

Apparteneva alla loro cerchia, e non solo per motivi di parentela, lo stesso conte di Southampton, probabile destinatario della prima serie dei Sonetti: una figura storicamente molto diversa dal magnifico giovinastro caro a una tradizione che risale, al più tardi, a Oscar Wilde.

Ma torniamo alle opere di Shakespeare che, pur nella loro strepitosa varietà di generi e di toni, sembrano seguire uno schema fisso, evidente anche in capolavori come Amleto. Un evento traumatico (non di rado una tempesta, immagine che nella trattatistica dell’epoca allude allo scompiglio provocato dalla Riforma) ha cancellato il passato, scatenando dissidi e incertezze.

Davanti all’incrudelirsi della sorte, l’unica possibile soluzione è affidata all’intervento di un potere esterno, spesso un’invasione militare “benevola” così come doveva apparire ai ricusanti inglesi la sperata - e mai realizzata - vittoria della Spagna cattolica nel duello navale con l’Inghilterra di Elisabetta. La regina, a sua volta pare fare da modello alla galleria di femmine dispotiche, o anche solo bisbetiche, tanto frequenti in Shakespeare. Sconfitti e perseguitati, i protagonisti cercano nascondigli, cambiano identità, praticano insomma l’arte dell’“equivocazione”, un concetto che dal punto di vista letterario rappresenta un’evoluzione delle ambiguità care al manierismo, ma che nel concreto rimanda all’attività dei missionari cattolici in territorio britannico. I quali, in caso di cattura, erano invitati a proteggere la loro vita introducendo una riserva mentale nelle risposte date durante l’interrogatorio (alla domanda «Hai celebrato Messa?», il sacerdote poteva rispondere «No», intendendo «Non oggi»). Un confronto tra alcuni dei passaggi più oscuri di Shakespeare e i testi di autori spirituali quali il martire gesuita Robert Soutwhwell offre chiavi di lettura sorprendenti, tra cui va annoverata la decifrazione di quel «spie di Dio» messo in bocca a re Lear. Un’espressione incomprensibile, se pensiamo che Shakespeare volesse compiacere la Corona. Ma che diventa chiarissima se accettiamo che Will in persona si sia considerato, per tutta la sua vita, un poeta segreto, un teatrante in missione per conto di Dio.

Elisabetta Sala, L'enigma di Shakespeare, cortigiano o dissidente?, Edizioni Ares. Pagine 464

4/ Shakespeare era un cattolico segreto, di Elysa Fazzino

Riprendiamo da Il sole 24ore del 23 dicembre 2009 un articolo scritto da Elysa Fazzino. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line.

Il Centro culturale Gli scritti (14/4/2013)

Tre misteriose firme sulle pagine di un libro di pellegrini potrebbero dimostrare che William Shakespeare era in segreto un cattolico e trascorse alcuni anni in Italia. Il drammaturgo avrebbe frequentato il Venerable English College di Roma, un seminario per la formazione dei sacerdoti cattolici inglesi. Lo afferma padre Andrew Headon, vicerettore del college, che ha organizzato una mostra per documentare le origini e lo sviluppo del cattolicesimo in Inghilterra. Ne dà notizia la stampa britannica, in particolare l'Independent e il Times.

Nel libro c'è la firma di "Arthurus Stratfordus Wigomniensis" del 1585, un'altra di "Gulielmus Clerkue Stratfordiensis" del 1589. Secondo il vicerettore, la prima scritta si può decifrare come "(il compatriota) del (re) Arturo da Stratford (nella diocesi) di Worcester" e la seconda come "Guglielmo l'amanuense di Stratford". Una terza scritta del 1587, "Shfordus Cestriensis", secondo Headon può significare "Sh (akespeare di Strat) ford (nella diocesi di) Chester".

Le tre firme appartengono ai cosiddetti "anni perduti" di Shakespeare: non si sa nulla di lui tra il 1585, quando lasciò la sua città natale, Stratford, e il 1592, quando iniziò la sua carriera come drammaturgo a Londra. Secondo padre Headon, è molto probabile che in quegli anni Shakespeare visitò Roma come cattolico clandestino.

Il libro di pellegrini è conservato negli archivi del seminario per ragioni di sicurezza, ma le pagine con le tre firme "shakespeariane" sono state riprodotte per la mostra, situata nella cripta del Venerabile Collegio Inglese, che divenne un rifugio per i cattolici perseguitati durante la Riforma. L'esposizione ricrea l'atmosfera clandestina di quel periodo e documenta i viaggi segreti di molti cattolici inglesi a Roma e quelli che fecero i gesuiti da Roma all'Inghilterra «per difendere la loro fede nonostante le minacce di arresti, torture e martirio».

In un recente libro, scrive il Times, una biografa tedesca di Shakespeare, Hildegard Hammerschmidt-Hummel, ha scritto di «essere arrivata alla conclusione che Shakespeare era cattolico e che la sua religione è un elemento chiave per capire la sua vita e il suo lavoro». Chi appoggia questa tesi sostiene che opere come "Romeo e Giulietta" e "Misura per misura" sono ricche di pensiero e rituali cattolici, con ritratti positivi di preti e monaci e invocazioni della Vergine Maria.

Cinque delle sue 37 opere sono situate in Italia, altre cinque completamente o parzialmente a Roma e tre in Sicilia.

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