Il rischio che l'utilità ben più che soluzione diventi problema. Appunti su Saga, l'Opera equestre di Giovanni Lindo Ferretti, di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 07 /07 /2013 - 16:42 pm | Permalink
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Riprendiamo alcuni appunti di Andrea Lonardo su Saga. Il canto dei canti. Opera equestre, di Giovanni Lindo Ferretti, il CD che presenta le canzoni che l'autore esegue per l'Opera equestre che si tiene presso i Chiostri di San Pietro in Reggio Emilia. Su Giovanni Lindo Ferretti, vedi su questo stesso sito:

Il Centro culturale Gli scritti (7/7/2013)

«Il ponte è stabile, io tremolante». Giovanni Lindo Ferretti rovescia con il linguaggio l'apparenza: il Pons tremolans della prima canzone di Saga. Il canto dei canti. Opera equestre ricorda che è piuttosto l'uomo ad essere una foglia al vento.

Un tempo su quei ponti passavano i pellegrini, oggi:

«Viadotti e gallerie dalle pendici del monte, traffico intenso sulla Parma Mare A15, code a tratti, code attratte dal sole,
negli occhi un litorale, un’altra estate al mare, un altro anno d’amore, parole al sapore di mela, il sale sulle labbra tracce d’arsura in gola
».

In poche battute è detta l'esistenza effimera dell'uomo.

Ma esiste un altro sguardo sull'uomo. L'uomo ha una dignità incomparabile, come afferma in maniera poetica la seconda canzone di Saga, Uomini cavalli e montagne, uno splendido monologo sullo scorrere maestoso del tempo che ha generato l'Appennino. All'interno del manifestarsi del disegno creativo:

«Alpe è suono arcano
emerse dal fondale di un antico mare: Tetide
10 milioni d’anni fa con tutto l’Appennino.
Alpe fu tropicale: elefanti, grandi felini, rinoceronti.
Alpe fu glaciale: orsi, linci, renne, popolano le valli
ultimo, non indifferente, fu l’uomo.
Ben poche tracce, confuse, dai nostri antichi progenitori
Eroi dei Riti d’arcaiche civiltà perse alla memoria
».

Merita ripetere e ripetere ancora:

«ultimo, non indifferente, fu l’uomo»,

l'uomo che con le sue tracce pure confuse cerca e interroga e non si accontenta di sopravvivere a se stesso, non si accontenta di procreare e garantire la sopravvivenza della specie.

E dal primo cavaliere, di cui non si conosce l'esatta cronologia, sempre

«Hoc eramus et fuimus per saecula et saecula saeculorum
homines equi et iuga montium.
Questo eravamo, questo siamo stati
nei secoli, dei secoli, dei secoli
uomini, cavalli, montagne
».

Nella quinta lirica di Saga, Ben poco onore, si canta:

«Se a salvare il cavallo la bellezza non basta
l’uomo è condannato sulla terra
che la sua stessa utilità ben più che soluzione
diventa problema
».

In quattro versi è detto il dramma dell'età moderna, denunciato già dai CCCP, dai CSI, dai PGR: se lo scopo dell'esistenza è l'utilità, è l'efficienza, è l'efficacia, ecco che tutto diviene mortifero e «la stessa utilità ben più che soluzione diventa problema».

Esiste però una possibilità diversa, che la bellezza basti, ed il cavallo ne è testimonianza.

Altrimenti è l'onore che scompare, dove nel termine onore deve essere riconosciuta tutta la dignità della vita:

«Ben poco onore UOMO/CONSUMATORE
unità di misura del MERCATO/GLOBALE
».

In Canto da bivacco si celebra il dramma della vita umana delle genti d'Appennino. La bellezza esiste nella fatica della storia e si è rivelata:

«Le tracce dei Celti, le legioni di Roma il peregrinare di Maria Maddalena
limes delle guerre Goto-Bizantine. Corti Longobarde, Abbazie Benedettine
le vie dei Franchi, le vite dei Santi, le vie dei Romei, pellegrini, viandanti
veglie doglie famiglie fuochi pertinenze
il sangue la terra la storia la fede le usanze.
Mai aiu ‘n padron mai mort ed famma ingun. Mai
».

In Il lavorio dei giorni viene esaltata da un latino recitato solennemente e solo alla fine tradotto la fatica quotidiana, l'incedere della transumanza, con il suo procedere di generazione in generazione nel dono della vita e della cultura:

«Et dies in dies, gradus post gradum
fuit magnus labor ad hominum cultus
de Alpibus ad maritima loca,
dies in dies per annos [...]
per iuga montium hominum itinera transeunt
Sempiterni animi et moritura corpora
Dies in dies per annos
.
Passo su passo, giorno dopo giorno
uomini e bestie, la Civiltà
d’Alpe a Maremma, giorno dopo giorno
».

E in L'anno che viene è il tempo tutto degli uomini, quello che è stato e quello che verrà, che genera compassione e chiede attenzione:

«L’anno che viene è sterile
le sue stagioni vedove
i giorni, giorni orfani e
le festività adunate idolatriche.
L’anno che viene vuole attenzione
cinge la lorica a compassione.
L’anno che viene è fertile
le sue stagioni gravide
i suoi giorni fecondi e
le festività celebrazioni solenni.
L’anno che viene vuole attenzione
cinge la lorica a compassione
».

**********

Pons tremolans

Calano lenti, dal nord e dall’oriente al Ponte Tremolante della via dei Franchi
negli occhi Roma eterna: Urbe puttana e Santi

in summa quoque Bardonis Alpe in loco qui dicitur Pons Tremolans

passa il tempo come l’acqua sotto il ponte
un’alluvione di tanto in tanto, ma il ponte è stabile, io tremolante.

Viadotti e gallerie dalle pendici del monte traffico intenso sulla Parma Mare A15
code a tratti, code attratte dal sole
negli occhi un litorale, un’altra estate al mare un altro anno d’amore
parole al sapore di mela, il sale sulle labbra tracce d’arsura in gola

passa il tempo come l’acqua sotto il ponte
un’alluvione di tanto in tanto, ma il ponte è stabile, io tremolante.

**********

Uomini cavalli e montagne

Alpe è suono arcano
emerse dal fondale di un antico mare: Tetide
10 milioni d’anni fa con tutto l’Appennino.
Alpe fu tropicale: elefanti, grandi felini, rinoceronti.
Alpe fu glaciale: orsi, linci, renne, popolano le valli
ultimo, non indifferente, fu l’uomo

Ben poche tracce, confuse, dai nostri antichi progenitori
Eroi dei Riti d’arcaiche civiltà perse alla memoria
dimorano nel Mito, diventano leggenda.

Romanae reipubblicae exercitus
bellum atque bellum gerentes
ab antiquo hereditatem historiae
ad postera transferunt

Graecis atque latinis litteris scriptores autem edocti
exercituum itinera sequentes
de moribus et institutis
Ligurum Montanum gentium perscribunt

Maiores nostri, qui equos et mulos alebant
pastores immo - caseos et corea et asperas lanas -
lignarii etiam et venatores.
Hoc eramus et fuimus per saecula et saecula saeculorum
homines equi et iuga montium
.

questo eravamo, questo siamo stati
nei secoli, dei secoli, dei secoli
uomini, cavalli, montagne

**********

Ben poco onore

Se a salvare il cavallo la bellezza non basta
l’uomo è condannato sulla terra
che la sua stessa utilità ben più che soluzione
diventa problema.

Ben poco onore UOMO/CONSUMATORE
unità di misura del MERCATO/GLOBALE

**********

Come gli avi miei

“vecchi bambini donne piangono amare lacrime
d’un pianto caldo antico, d’arcana melodia.
I giovani guerrieri, i forti, i saggi, i folli si rasano, si ungono
i cani abbaiano s’agitano i cavalli
- non temerai i terrori della notte, non temerai il terrore -

Barbam mihi tondent et corpus unguunt
adlatrant canes et agitantur equi
”.

i nostri Avi non hanno conosciuta la civiltà di Roma
l’hanno combattuta, sono stati vinti.
Massacrati, deportati chi è scampato è rimasto.
Nulla Roma in montibus nostris

commerci, commerci tra Luni porto del Tirreno e
le nuove città lungo la via Emilia, nella piana del Po.

Roma Imperiale si sgretolò
l’urto delle Orde: Unni, Vandali, Goti

tra Bizantini, Romani dell’Oriente e Barbari invasori
la guerra imperversò sui nostri monti
Limes
della guerra. Feudi longobardi
Barbari loro, Barbari noi, in qualche modo ci si intese
Barbaro come gli avi miei, barbaro come gli avi miei

**********

Canto da bivacco

Le tracce dei Celti, le legioni di Roma il peregrinare di Maria Maddalena
limes
delle guerre Goto-Bizantine. Corti Longobarde, Abbazie Benedettine

le vie dei Franchi, le vite dei Santi, le vie dei Romei, pellegrini, viandanti

veglie doglie famiglie fuochi pertinenze
il sangue la terra la storia la fede le usanze.

Mai aiu ‘n padron mai mort ed famma ingun. Mai

**********

Il lavorio dei giorni

Et dies in dies, gradus post gradum
fuit magnus labor ad hominum cultus
de Alpibus ad maritima loca,
dies in dies per annos

Peregrinae merces gravabantur sarcinis
medi aevi seculorum prima lux et felix fuit
per iuga montium hominum itinera transeunt
Sempiterni animi et moritura corpora
Dies in dies per annos
.

Passo su passo, giorno dopo giorno
uomini e bestie, la Civiltà
d’Alpe a Maremma, giorno dopo giorno.

Ante Hozolam flumen et rivum Alborum
acquae molas movent
et laetos hortos agrosque faciunt et silvae feraces fiunt
et fruges in panem convertuntur et uvae dant vina.
Hoc opus est: ubicumque sit Eclesia et Sacra celebrantur munera
Curtis de Naxeta, agri et viri fuerunt monaci sancti Benedicti

ora lege et labora”, scriptoria et preces
ars dictandi et pingendi, aedificandi et fingendi
cultus et mores Europae Christianae.

Sequitur postea Mathildis imperium
Dei gratia si quid est”, comitissae castrum Canusiae.
Caput fuimus terrarum orbis et centrum viarum et temporum
una arx, una petra, ubi pontifex et imperator.
Civiltà cristiana d’Europa, incrocio della storia

Dei gratia si quid est”, comitissae castrum Canusiae.

poi scivolammo nell’ombra
ombra di campanile a scandire le ore.
L’umanità si appropriò del tempo, almeno così parve:
accertò che la terra è rotonda, tracciò tra le stelle rotte marine
scoprì Genti e Paesi usanze credenze costumi
dichiarò nuovi confini.

“WIR BETRETEN FEUER
TRUNKEN HIMMLISCHE DEIN...”

**********

L'anno che viene

L’anno che viene è sterile
le sue stagioni vedove
i giorni, giorni orfani e
le festività adunate idolatriche

l’anno che viene vuole attenzione
cinge la lorica a compassione

l’anno che viene è fertile
le sue stagioni gravide
i suoi giorni fecondi e
le festività celebrazioni solenni

l’anno che viene vuole attenzione
cinge la lorica a compassione