Soli, ma nella "compagnia". Appunti di Andrea Lonardo su Lo Hobbit 2. La desolazione di Smaug (ed ancora su Il signore degli anelli)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 22 /12 /2013 - 14:10 pm | Permalink
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Mettiamo a disposizione sul nostro sito alcuni appunti di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Su Tolkien vedi gli altri testi presenti sul sito tramite la Tag ed, in particolare, J.R.R.Tolkien ed il cattolicesimo, a partire dal suo epistolario. Il cristianesimo come chiave interpretativa de Il Signore degli Anelli, di Andrea Lonardo e I luoghi di C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien ad Oxford. Breve nota di Andrea Lonardo.

Il Centro culturale Gli scritti (22/12/2013)

1/ Soli, ma nella “compagnia”. Appunti di Andrea Lonardo su Lo Hobbit 2. La desolazione di Smaug

Nella versione cinematografica (Lo Hobbit 2. La desolazione di Smau , nella regia di Peter Jackson) de Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien emerge ancora una volta il valore della persona e delle scelte che essa compie “sola” e che sono insostituibili.

Più volte i diversi protagonisti possono far leva solo su se stessi, o per la paura e la resa degli altri che non vogliono assumersi la responsabilità della scelta e dell’azione, o semplicemente per la lontananza dagli altri, o ancora e soprattutto, perché solo essi si trovano nella possibilità di agire, poiché il “destino” ha decretato così.

È così di Bilbo Beggins che deve penetrare nella montagna alla ricerca dell’Arkengemma: quando gli si domanda se vuole scendere a cercare la gemma ed affrontare il drago egli può solo rispondere: “Ho promesso”. Quella parola data lo vincola, perché il piccolo hobbit è fedele e sa che solo lui può compiere l’impresa anche se ne potrebbe morire

È così degli elfi come Legolas e soprattutto come la bella Tauriel che aiutano i nani contro il parere del loro re e per amore, solo per amore, assumendosi la responsabilità dell’azione.

È così dei nani come Kíli, di cui Tauriel è innamorata: a rischio della vita esce allo scoperto per azionare la leva delle chiuse del Reame Boscoso.

È così di Gandalf il grigio che si separa dagli altri, perché da solo deve affrontare il male a Dol Guldur, scontrandosi con il Negromante e con l’Oscuro Signore.

È così di Bard, contrabbandiere di Pontelagolungo, che si scopre poi essere unico discendente di Girion (il signore di Dale che ai tempi dell'attacco di Smaug tentò di colpire il drago con l'unica cosa che potesse scalfirlo, ovvero alcune frecce nere): è lui a decidere di tentare l’impresa fallita al padre per salvare i figli, i nani e lo hobbit e l’intera Pontelagolungo.

Certo in ogni film d’azione, si ammira l’impresa dell’eroe, ma qui ad ognuno è chiesto di fare la propria parte, solo, assumendosi l’onere della decisione e del pericolo.

Eppure ognuno di questi “soli” appartiene alla compagnia che si accresce nel corso dell’impresa. Ognuno da solo non potrebbe niente. Nel momento opportuno interviene l’“amico” ad operare la salvezza.

Lo hobbit, così come Il Signore degli anelli, è corale: una “compagnia” bella e semplice, vincola tutti. Insieme si affronta la responsabilità di combattere il male che grava su tutti. I nemici, per contro, non si vogliono bene gli uni gli altri, bensì sono esseri che non conoscono umanità nemmeno nei loro rapporti. Essi vogliono solo distruzione e morte. Sono “persone nella forma della non-persona”, cercano tutti, ma non amano nessuno.

Evocativa è poi l’esistenza di una “profezia” che da tempi antichissimi annunzia che verrà la salvezza e la liberazione. Non solo ogni anima le attende, ma “è scritto” che la vittoria giungerà e ne sono indicati alcuni segni, sebbene oscuramente. All’arrivo del re dei nani, Thorin Scudodiquercia, si diffonde la voce che il tempo è giunto: il suo arrivo è stato predetto. Il presente si ricollega così all’antichissimo passato: l’inedito è atteso.

2/ Il cuore diviso di Gollum/Smeagol

Ne Il signore degli anelli (e nella sua versione cinematografica Il Signore degli anelli 2. Le due torri) la divisione del cuore appare nell’ambigua figura di Gollum/Smeagol. In particolare, mentre egli, insieme a Frodo ed a Sam, si avvicina a Mordor per distruggere l’anello, due voci parlano in lui: da un lato egli vuole aiutare gli hobbit contro il male, dall’altro egli li combatte. L’immagine potente fornisce un’esemplificazione parabolica della divisione presente nel cuore di ogni uomo. Il dialogo avviene alla presenza di Faramir, comandante di Gondor, che combatte il male, ma che ha catturato i tre, ritenendoli erroneamente spie.

Questa la sequenza più significativa nella versione cinematografica:

GOLLUM: Sméagol... Perché piangi, Sméagol?
SMÉAGOL: Uomini crudeli ci fanno male. Il padrone ci ha ingannati!
GOLLUM: È naturale. Te l'avevo detto che ingannava. Te l'avevo detto che era falso.
SMÉAGOL: Il padrone è nostro amico. Nostro amico.
GOLLUM: ll padrone ci ha traditi.
SMÉAGOL: No! Non sono affari tuoi ! Lasciaci in pace!
GOLLUM: Luridi piccoli Hobbit! Ce l'hanno tolto, rubato!
SMÉAGOL: No. No.
FARAMIR: Cos'hanno rubato?
GOLLUM: Il mio... tesoro! Aaah!