Fertility Day 2. L’intellettuale che scrive che il problema principale è la disoccupazione è affetto dall’incapacità di articolare un discorso sensato sul rapporto fra l’economico/materiale e l’ideale/spirituale. Brevissima nota di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /09 /2016 - 13:32 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito una brevissima nota di Andrea Lonardo. Per approfondimenti, cfr. la sotto-sezione Vita nella sezione Carità, giustizia e annunzio. Sulla crisi degli intellettuali occidentali, cfr. anche:

Il centro culturale Gli scritti (4/9/2016)

La crisi degli intellettuali occidentali ha le sue radici nell’incapacità di articolare un discorso sensato sul rapporto fra l’economico/materiale e l’ideale/spirituale. Non che l’economico/materiale non conti: il problema è piuttosto che tale dimensione non spiega perché l’intellettuale non si sia schierato in passato come al presente a favore di leggi favorevoli alle famiglie che desiderano avere più bambini. Sì: sono sempre più convinto della necessità di tornare ad articolare un discorso sensato sull’economico e lo spirituale (ma si potrebbe anche definire il “culturale”).

Nel caso dell’intellettuale è l’ideale/spirituale (o culturale) che difetta, ma egli non se ne accorge.

L’incapacità di articolare un discorso serio sulle diverse dimensioni delle scelte umane lo porta a non accorgersi che in Italia le regioni che hanno meno figli sono quelle a maggiore sviluppo economico come, ad esempio, la Liguria o l’Emilia Romagna. Oppure lo porta a dimenticare che più alta è la classe sociale e più il matrimonio giunge ad un’età avanzata (con una conseguente minore natalità). O ancora a dimenticare che un figlio nato con maternità-surrogata/utero-in-affitto costa alla nascita 135mila dollari, secondo gli articoli di Monica Ricci Sargentini (cfr. Il mio viaggio nella clinica dove si affittano gli uteri, di Monica Ricci Sargentini), cui si debbono poi aggiungere le spese abituali per mantenere il bambino.

La stessa incapacità si ritrova quando si tratta di articolare un discorso sensato sul rapporto fra religione e politica dinanzi alla questione islamica. L’intellettuale – che pur essendo post-moderno non ha chiarito il suo rapporto con il materialismo di inizio novecento -  sposta tutta la sua attenzione sui fattori economici, come ha ricordato il filosofo musulmano Abdennour Bidar: «Gli intellettuali occidentali [quando dico loro dell’importanza del fattore religioso nella crisi dell’Islam odierno] lo vedono con difficoltà: la maggior parte ha talmente dimenticato che cos’è la potenza della religione, nel bene e nel male sulla vita e sulla morte, che mi dicono "no, il problema del mondo musulmano non è l’islam, non è la religione ma la politica, la storia, l’economia, etc.". Vivono in società cosi secolarizzate che non si ricordano per niente che la religione può essere il cuore del reattore di una civilizzazione umana!» (in Lettera aperta al mondo musulmano, di Abdennour Bidar).

Lo stesso avviene dinanzi alla natalità. L’intellettuale non si accorge di aver contribuito a decostruire una cultura della natalità, non è consapevole che esiste uno stigma sociale a riguardo di una cultura della vita. La sua analisi è debitrice di un’ideologia superata che lo porta a dimenticare il fattore ideale/spirituale, proprio lui che, per mestiere, non fa il metalmeccanico, il falegname o l’imprenditore, ma si occupa di pensiero e di ideale/spirituale.

Io non sono più interessato oggi a criticare l’intellettuale perché ha un’ideologia non convincente. Io sono piuttosto interessato a porre la domanda su quale sia oggi il giusto rapporto fra l’economico/materiale e l’ideale/spirituale nel comprendere la realtà.

Se il problema è che ci sono pochi bambini perché mancano leggi economiche a favore della maternità e della paternità, ecco che – ne sono certo – i quotidiani dei prossimi giorni saranno pieni di articoli dei principali editorialisti e commentatori che le chiederanno. Che chiederanno, ad esempio, sgravi fiscali proporzionali al numero dei figli per famiglia. Ne sono certo? Certo?

A me interessa il pensiero di chi scrive perché sono poi gli intellettuali a comandare il gioco, loro insieme ai capi dell’economia. A cascata poi vedi centinaia di post e di blog che ripetono che il problema è sempre quello, cioè quello economico.

No, fratelli cari, chi ritiene che l’elemento sovrano che determina le scelte dell’uomo sia quello economico è un vetero-materialista, che non appartiene al post-moderno e alle sue sfumature. Per favore, facciamo un po’ di chiarezza sulle matrici culturali che utilizziamo nell’argomentare (e ci aiutino gli intellettuali).

Perché poi il popolo semplice che non conosce le mene ideologiche, oggi traballanti, degli intellettuali si guarda intorno e si accorge che c’è l’adulto rampante ricchissimo che non avrà mai un figlio e c’è la famiglia neocatecumenale o parrocchiale che ne ha da dieci a quattro con un solo lavoro in casa e c’è la famiglia dell’immigrato che ne ha tre e vive senza alcun posto fisso.

Scrivo queste righe non per assolutizzare all’opposto il fattore ideale/spirituale a detrimento di quello economico/materiale, ma anzi per chiedere l’appoggio ideale/spirituale (o almeno culturale) degli intellettuali per ottenere sostegno economico alla donna che vuole diventare madre e alle famiglie che vogliono avere più bambini.

Sulle radici ideali/spirituali di tale battaglia siamo tutti d’accordo.

Siamo tutti d’accordo? D’accordo?