Ancora sulla presa di Gerico e la violenza nel libro di Giosuè e nella Bibbia (Brani di difficile interpretazione della Bibbia, XXXII), di Andrea Lonardo
Riprendiamo sul nostro sito un articolo di Andrea Lonardo. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per approfondimenti, cfr. la sezione Sacra Scrittura. Cfr. in particolare Brani di difficile interpretazione della Bibbia: il Libro di Giosuè (da J.-L. Ska, J.L. Sicre, Origene, A. Lonardo).
Il Centro culturale Gli scritti (29/3/2026)

Abadie, in un recente studio per un convegno dedicato al tema della violenza nella Bibbia[1], propone un paragone geniale fra il racconto della conquista di Gerico, con il conseguente massacro lì raccontato, e i canti Gospel degli schiavi neri d’America che si rifacevano a quel racconto di conquista e ad altri similari:
«Un po’ come in un altro contesto di violenta oppressione, gli schiavi neri d’America hanno scoperto nella Bibbia dei loro padroni bianchi l’espressione della loro collera e riscritto quei testi rivolgendoli contro questi ultimi nei Negro Spirituals»[2].
Abadie sostiene a ragione con tale parallelo che né gli israeliti che scrissero il racconto di Giosuè 6 né gli schiavi neri d’America che composero il Gospel Joshua fit the battle of Jericho[3] intendevano quel racconto come un inno di guerra perché volevano massacrare e uccidere a fil di spada gli abitanti di Gerico o i bianchi d’America.
Anzi quel racconto e quel canto esprimono il sentimento di oppressione degli uni e degli altri, la situazione di estrema indigenza in cui si trovarono, non una situazione di superiorità che si traduce in conquista: pertanto il grido di vittoria – raccontato o cantato - non serviva ad esprimere, in nessuno dei due casi, il desiderio di vendicarsi del nemico, bensì la certezza che il Signore sarebbe venuto in soccorso e avrebbe liberato i deboli.
Se la citazione di Abadie è fatta di passaggio, l’articolo si diffonde invece a riconoscere come gli scavi archeologici abbiano mostrato che l’episodio è una narrazione senza riscontro storico, poiché al tempo che si è immaginato essere quello dell’ingresso degli israeliti nella Terra Promessa, Gerico non era circondata da mura e l’episodio è da considerarsi liturgicamente “reinventato”.
In un breve capitoletto intitolato Un ben strano racconto: la conquista di una città morta[4], Abadie sintetizza i dati archeologici che attestano che dal 1275 a.C. ca. all’VIII secolo a.C. il sito non ebbe mura difensive ed era, pertanto, di modestissime dimensioni.
Abadie ricorda pure come il linguaggio di una “divinità guerriera” sia un topos letterario presente in racconti del Vicino Oriente Antico coevo di Israele[5] .
Ma è soprattutto il capitoletto intitolato Le cause drammatiche di una storicizzazione «infelice»[6] a supportare il riferimento ai negro spirituals. In quelle pagine Abadie individua negli anni della conquista neo-assira della Samaria il contesto storico dell’elaborazione definitiva del racconto: la composizione chiaramente improntata alla liturgia di Gs 6 sarebbe una reazione all’esilio sopportato dagli israeliti dopo le sconfitte e i massacri subiti ad opera degli invasori stranieri.
Quindi non un ricordo di massacri operati, bensì di angherie subite avrebbero fatto sorgere un tale racconto – e parallelamente gli altri racconti di conquista del libro di Giosué – per trovare conforto in una situazione di schiavitù e conservare la fiducia in un’azione miracolosa di Dio che avrebbe liberato dal nemico oppressore.
Abadie conclude il suo studio facendo riferimento a quelli che chiama dei contre-feux per contrapporsi ulteriormente ad un’interpretazione letterale violenta dei testi di Giosuè rimandando alle aggiunte tardive di età persiana (V-IV secolo a.C.) e all’episodio di Rahab che viene risparmiata[7].
Nella sostanza, quei capitoli non attesterebbero la violenza dei conquistatori, bensì la debolezza di oppressi che avrebbero espresso non il desiderio di una concreta rivalsa di sangue, bensì la fiducia in una liberazione che sarebbe giunta prima o poi da Dio e da lui solo, nell’impossibilitò di farsi giustizia da soli.
[1] P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, pp. 205-229.
[2] P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, p. 223. Nostra traduzione dall’originale francese che recita: «Un peu comme dans un autre contexte de violente oppression, les esclaves noirs américains ont découverte dans la Bible de leurs maîtres blancs l’expression de leur colère et réécrit les textes en les retournant contre ces derniers dans le negro Spiritual».
[3] Questo il testo di Joshua fit the battle of Jerico: notte
Joshua fit the battle of Jerico
Joshua fit the battle of Jerico
And the walls came tumblin' down.
You may talk about the king of Gedeon
You may talk about the man of Saul
There's none like old Joshua
At the battle of Jerico
Joshua fit the battle of Jerico
Joshua fit the battle of Jerico
And the walls came tumblin' down.
Up to the walls of Jerico
he mached with spear in hand
"go blow in your trumpets" Joshua cried,
"'cause the battle is in may hand"
Joshua fit the battle of Jerico
Joshua fit the battle of Jerico
And the walls came tumblin' down.
Then the lamb ram ships horns 'gin to blow
Trumpets begin to sound
Joshua commanded the children to shout...
And the walls came thumbling down.
E questa la traduzione:
Giosuè ha combattuto la battaglia di Gerico
E le mura crollarono.
Puoi parlare del re Gedeone o di Saul,
Ma non c'è nessuno come il buon vecchio Giosuè
nel giorno della battaglia di Gerico.
Verso le mura di Gerico
marciò lancia in resta.
"Suonate le vostre trombe" gridò Giosuè,
"perché ho la battaglia in pugno".
Allora i corni cominciarono a suonare
e le trombe cominciarono a squillare:
Giosuè ordinò ai bambini di urlare
e le mura crollarono.
[4] Un bien étrange récit: la conquête d’une ville morte, P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, pp. 213-216.
[5] Cfr. P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, pp. 206-213.
[6] Les causes dramatiques d’une historisation «malheureuse», P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, pp. 222-224.
[7] P. Abadie, Quand le livre de Josué fait peur, in E. Di Pede – O. Flichy, Quand la Bible parle avec violence. XXVIII congrès de l’Association catholique franҫaise pour l’ètude de la Bible, Paris, du Cerf, 2024, pp. 224-229.



