L’educazione affettiva non è un corso: è il compito della scuola. Per educare i sentimenti non bastano regole e specialisti. Servono adulti capaci di accompagnare i ragazzi, attraverso arte e poesia, nei territori dell’animo umano, di Davide Rondoni

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 23 /09 /2026 - 22:38 pm | Permalink | Homepage
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Riprendiamo da Avvenire un articolo di Davide Rondoni, pubblicato il 13/9/2026. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Educazione e scuola e Educazione e affettività. Per altri testi di Davide Rondoni, cfr.:
-1/ Uno sguardo alla comunità e non solo alla famiglia nucleare. Attenti, non è bene che la famiglia sia sola, di Davide Rondoni 2/ Ci vuole una tribù per potersi gustare una cosa indifendibile come la famiglia. L’hanno ridotta a una monade che dovrebbe reggere gli urti della vita e del tempo restando sospesa al millesimo piano di un condominio di estranei. Lui, lei, un figlio, un cane, le fette biscottate del Mulino Bianco, di Davide Rondoni
-Più storia e filosofia nelle scuole. Che non sia solo una questione di ore, di Davide Rondoni
-1/ Duecento anni di «Infinito». Alla ricerca della voce di Dio, di Davide Rondoni 2/ Alessandro D'Avenia: "Carezze al mondo ferito. Leopardi eroe moderno". L'insegnante e scrittore: così ci insegna ad amare la felicità, di Enrico Gatta
-Ricordiamoci che non è un simbolo, è un racconto. Guardate il presepe non branditelo, di Davide Rondoni
-Il piccolo grande presepe dei dimenticati, di Davide Rondoni [N.B. de Gli scritti: come fare un Presepe includente a scuola, in chiave inter-culturale]
-Benigni la sua forza, non essere solo in scena, di Davide Rondoni
-L’odio anticristiano esiste, ma esiste anche un cristianesimo arcigno, mieloso e moralista, di Davide Rondoni
-Non siamo fatti per il 'no', di Davide Rondoni [dopo il suicidio di Maurizio Cevenini]
-Leopardi: il quasi nulla e l’infinito, di Davide Rondoni
-Al bivio di una scelta tra Caroline e la Hack. Embrione o figlio? (di Davide Rondoni)

Il Centro culturale Gli scritti (22/9/2026)

Inizia la scuola. E lì bisogna affrontare il tremendo e il magnifico. Infatti lì, in quelle aule dove adulti e ragazzi si incontrano e a lungo tutti i giorni potrebbe iniziare una grande opera di educazione affettiva. Cosa di cui da più parti si invoca la necessità e non solo per certi sconvolgenti fatti di cronaca nera.

Ma una scuola che delega tale educazione affettiva a specialisti, a corsi ad hoc, significa una scuola che ammette il proprio mastodontico e grottesco fallimento. Se infatti – avendo a disposizione ore e ore di arte, scienza, letteratura, religione – occorre avvalersi dello “psicologo di Stato” come già paventava Pasolini, come avviene nelle peggiori dittature del mondo, allora significa che si è falliti nel vero compito della scuola.

Che insieme alla famiglia ha un compito educativo. Istruire e non educare è un ossimoro, o un modo per sfuggire le responsabilità. E però a scuola – e in Italia! – sono quasi inesistenti o cenerentole la musica, l’arte, la poesia, e tutto quel patrimonio che educherebbe a conoscere l’animo umano, a sfiorarne i suoi abissi tenendo però la luce negli occhi se possibile, insomma tutto quel patrimonio che nei millenni ha condotto le persone a fare i conti con sé stesse, con i sentimenti, con la profondità e con la banalità del male, con le passioni e la loro bellezza ma anche i loro possibili deliri.

Come pensate di educare affettivamente dei giovani? con dei discorsini? con delle regolette? O sarebbe meglio avere adulti disposti – a viso e cuore aperto – a viaggiare con i ragazzi nei meandri dell’anima, degli affetti, delle passioni? Invece no, si pretende di tirare su dei ragazzi che non hanno problemi perché gli si fa un po’ di psicoterapia, o due chiacchiere sul sesso, o due istruzioni per l’uso. E adulti riparati dietro alla trasmissione di “competenze”, meglio se soprattutto competenze tecniche e tecnologiche perché quelle sì che servono al mondo.

E così rarissimamente un ragazzo italiano a scuola può commuoversi, ed educarsi affettivamente ascoltando Vivaldi, Donizetti, Baudelaire… In Italia, patria delle arti, l’arte è considerata inutile o secondarissima nel percorso formativo ed educativo.

E sapete perché? Perché è pericolosa. Cioè costringe gli adulti che sono insegnanti a lambire zone pericolose, che non sono misurabili in competenze e voti. Che non lasciano tranquilli nessuno.

Ma l’educazione è un rischio, non una prassi da eseguire, non un protocollo da rispettare. I ragazzi italiani sono mediamente bravi nelle competenze richieste dall’Ocse. Ma poco più della metà sentono come luogo importante la scuola, dicono i dati. E l’Istat ci conferma che la scuola fa “andar via” la voglia di leggere, di ascoltare buona musica, di cercare arte. In Italia, sottolineo. E intanto la cronaca ci regala notizie di fatti terribili e i numeri in aumento di giovani nelle carceri.

Sì, certo appena dico queste cose mi dicono che il problema è un altro. Il benaltrismo tipico. Che la famiglia dovrebbe (peccato che cercano di esautorarla e il Ministro prova a resistere) e che l’immigrazione, e che i soldi, e che i muri…

Tutto vero, ma il problema è che stiamo negando noi stessi. E di fronte a una emergenza educativa, a una necessità di adulazione affettiva, nascondiamo i violini, i versi dei poeti, le dolci musiche popolari, i delicati profili del Crivelli, i tamburi forsennati, le voci celestiali, le sfumature femminili della Gentileschi, i canti abissali di Leopardi, le nostalgie di Pavese (solo il 5% dei maturandi ha commentato una sua poesia lo scorso anno). Ecco il nostro disastro fatto pagare ai giovani.