1/ John Knox, il riformatore protestante della Scozia che distrusse tutte le cattedrali e le abbazie scozzesi 2/ L’oblio di tale storia nei Musei, nei libri scientifici e nelle Guide turistiche della Scozia 3/ Enrico VIII e le prime distruzioni di abbazie in Scozia, quindici anni prima delle devastazioni di John Knox 4/ Alcuni punti problematici della Riforma protestante di John Knox. Appunti di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 10 /07 /2016 - 23:07 pm | Permalink
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N.B. I testi che seguono sono appunti presi al fine di fissare alcune ricerche su punti specifici della Riforma in Scozia. Non pretendono assolutamente di proporre una visione totale di essa. Si rimanda per questo a studi più completi. Per approfondimenti, cfr. la sotto-sezione Riforma protestante e riforma cattolica nella sezione Storia e filosofia e la sotto-sezione Luoghi in Europa nella sezione I luoghi della Bibbia e della storia della chiesa.

Il Centro culturale Gli scritti (10/7/2016)

La cattedrale di St Andrews, distrutta da John Knox nel 1559

1/ John Knox, il riformatore protestante della Scozia che distrusse tutte le cattedrali e le abbazie scozzesi

John Knox è il riformatore che dette vita a quella che sarà poi detta la Chiesa presbiteriana, poiché, ritenendo l’episcopato contrario al Nuovo Testamento, rifondò la Chiesa sulla base dei presbitèri (oggi diremmo delle parrocchie), eliminando ogni struttura episcopale.

Knox, originariamente prete cattolico, aderì ad una forma “integralista” di Riforma legata al calvinismo. Enrico VIII guidò la Riforma in Inghilterra “limitandosi” ad espellere tutti i monaci e le monache, i frati e le suore dal paese per eliminare ogni punto di riferimento per la popolazione cattolica e per impadronirsi dei loro beni, con i quali si conquistò il consenso della nobiltà,, spartendoli con essa. In questa maniera salvò la forma esteriore “episcopale” della Chiesa e si “limitò” a porre nelle cattedrali vescovi da lui scelti, fedeli allo Stato, in una piena compenetrazione di Stato e Chiesa guidati dalla sua persona come sovrano onnipotente.

Per questo motivo distrusse fisicamente ogni abbazia, ogni convento, ogni priorato, appropriandosi dei mattoni e delle travi lignee di essi, ma non distrusse le cattedrali.

Quando si giungerà alla lotta violenta fra seguaci della riforma anglicana e presbiteriani, la Chiesa fondata da Enrico VIII sarà detta in Scozia “episcopaliana”, per sottolineare che cercava d conservare i vescovi e conseguentemente, le cattedrali.

John Knox, invece, fin dall’inizio, ordinò la distruzione non solo di tutti i conventi e di tutte le abbazie, non solo delle immagini, delle statue e delle tombe presenti nelle chiese, ritenute tutte idolatriche, ma volle anche la distruzione delle cattedrali, simbolo dell’episcopato.

In questo modo tutte le cattedrali romaniche e gotiche di Scozia vennero devastate insieme ai conventi e alle abbazie. Si salvarono solo quella di Glasgow e quella di Kirkwall. Ovunque in Scozia si vedono oggi ruderi di chiese medioevali circondate da prati, scoperchiate e non più in uso (per una selezione di immagini, vai su questo sito al link Gli effetti della Riforma di John Knox in Scozia su cattedrali e abbazie).

John Knox iniziò la Riforma nella città universitaria di St Andrews predicando dal pulpito della chiesa della Santissima Trinità (Holy Trinity) l’11 giugno 1559 sull’episodio di Gesù che cacciò via dal Tempio tutti i venditori di animali per il sacrificio. Dalla chiesa della Trinità i suoi ascoltatori da lui guidati si diressero immediatamente a distruggere la cattedrale e l’abbazia di St Andrews, da allora in rovina.

Di seguito offriamo un elenco dei principali edifici distrutti subito dopo i 1559 dai “presbiteriani” seguaci di Knox. Le rovine della maggior parte di questi edifici sono tuttora visitabili. Alcuni sono stati, invece, ricostruiti in età recente, come la cattedrale di Edimburgo (che non è più esattamente una “cattedrale” appunto perché la Chiesa presbiteriana non riconosce la “cattedra” episcopale di alcun vescovo) e la chiesa di Santa Margherita nel Castello della stessa città.

Aberdeen

Cattedrale, coro e gran parte della chiesa distrutti nel 1560, poi ricostruita.

Convento domenicano, distrutto nel 1560.

Convento dei Trinitari, soppresso nel 1560.

Arbroath (la famosa abbazia della Dichiarazione di indipendenza scozzese rivolta al pontefice perché riconoscesse i diritti scozzesi contro il potere inglese, ricordata dal film Braveheart)

Abbazia soppressa nel 1560 e subito distrutta.

Dryburgh

Abbazia premostratense, danneggiata dagli inglesi nel 1544, definitivamente distrutta dai protestanti scozzesi.

Dundee

Convento francescano saccheggiato dai protestanti inglesi nel 1534, forse in fiamme nel 1548, soppresso definitivamente dal Concilio cittadino protestante scozzese nel 1560.

Dunfermline

Abbazia benedettina voluta da santa Margherita di Scozia, soppressa e distrutta nel 1560, lasciando in uso solo la navata centrale come parrocchia.

Dunblane

Cattedrale, dichiarata monumento di idolatria nel 1559, nel 1570 ne resta solo il coro in uso come parrocchia, ricostruita ex novo nel 1886.

Dunkeld

Cattedrale, distrutte tutte le immagini nel 1560 e scoperchiata senza più tetto.

Dunkeld Cathedral

Edimburgo

Abbazia di Holyrood danneggiata gravemente dai protestanti inglesi nel 1544 (ad opera di Enrico VIII) e 1547 (ad opera del reggente Somerset a nome del re minorenne Edoardo succeduto a Enrico VIII) e via via definitivamente distrutta dopo il 1559 dalla Riforma scozzese.

Holyroodhouse con i resti di Holyrood Abbey, 
l'abbazia della Santa Croce

Cattedrale dal 1559 distrutte tutte le statue e le tombe, successivamente distrutte diverse parti ed alcune adibite a funzioni civili, come ad esempio ad uso della polizia locale. Solo nel 1833 la cattedrale ritrova le sue dimensioni e la sua altezza originarie con una vera e propria ricostruzione.

Chiesa di Santa Margherita all’interno del castello, trasformata dai protestanti scozzesi in un deposito di polvere da sparo.

Convento dei domenicani di strutto dai protestanti nel 1559.

Convento dei francescani, danneggiato dagli inglesi nel 1528 e nel 1544 (da Enrico VIII) e definitivamente chiuso dai protestanti nel 1559.

Elgin

Cattedrale distrutta dai protestanti a partire dal 1560 ca.

Elgin Cathedral

Glasgow

Conserva una delle due uniche cattedrali che non vennero distrutte dalla Riforma di John Knox. È la cattedrale dove si veneravano le reliquie di san Mungo.

Convento francescano distrutto a partire dal 1549.

Iona (l’abbazia fondata da san Columba)

Abbazia benedettina, monaci espulsi con la riforma e distruzione progressiva dell’abbazia (recentemente ricostruita)

Jedburgh

Convento dei Canonici Agostiniani, nel 1560 espulsione dei canonici e lentamente la distruzione dell’abbazia.

Convento dei Francescani danneggiato dagli inglesi nel 1544 (Enrico VIII) e 1545, distrutto subito dopo.

Kelso

Abbazia tironense, già saccheggiata dagli inglesi nel 1545, definitivamente  messa in disuso e “rovinata” dai protestanti scozzesi nel 1559.

Kirkwall (nelle isole Orcadi)

Cattedrale, dal 1560 in uso solo il coro e il presbiterio, una delle due uniche cattedrali che sopravvissero alla Riforma (l’altra è quella di Glasgow).

Melrose

Abbazia cistercense, distrutta a partire dal 1558.

Perth

Certosa, nel 1559 invasa dai protestanti che uccidono un monaco mentre gli altri fuggono, poi via via distrutta.

Pluscarden

Abbazia soppressa nel 1560 e ristabilita come abbazia benedettina nel 1948.

St Andrews

Cattedrale distrutta a partire dal 1559.

Chiesa di San Regolo distrutta a partire dal 1559.

Collegio del Salvatore, distrutte tutte le statue, compresa la tomba del fondatore, il vescovo Kennedy, nel 1559.

Convento dei domenicani (Blackfriars) distrutto a partire dal 1559.

Sweetheart

Abbazia dei Cistercensi: il governatore locale si rifiuta di obbedire all’ordine protestante di distruggere l’abbazia cistercense, ma essa viene distrutta poco dopo.

Whithorn (luogo del primo insediamento di san Ninian, detto in latino Candida casa)

Dal 1580 vietati i pellegrinaggi e l’abbazia (premostratense) distrutta.

Per un elenco più completo, ma non esaustivo dei luoghi devastati dalla Riforma in Inghilterra e Scozia, cfr. Wikipedia al link List_of_monastic_houses_in_Scotland per la regione del Fife, ma anche per le altre regioni).

2/ L’oblio di tale storia nei Musei, nei libri scientifici e nelle Guide turistiche della Scozia

Poiché la storia è scritta sempre dai vincitori, si tende a glissare sulla violenza della Riforma in Scozia, essendo la Chiesa protestante la trionfatrice.

Solo per fornire qualche esemplificazione estremamente significativa, si può iniziare dalla didascalia presente nel Museo dell’Abbazia di Arbroath che introduce alla visita delle rovine. L’abbazia, come è noto, è fra l’altro, un luogo simbolo dell’identità scozzese perché vi venne redatta e firmata la famosa Dichiarazione di Arbroath con la quale si chiedeva al papa Giovanni XXII di sostenere la lotta di libertà degli scozzesi contro gli inglesi che volevano invece dominare il territorio (divenuta famosa in Italia con il film Braveheart).

Recita la spiegazione all’anno 1560, l’anno in cui arrivarono i riformatori di Knox:

«The Abbey and the monastic life were reduced». Dove reduce vuol dire “diminuire”, non far scomparire!

Quasi nessun nesso sembrerebbe esserci fra le rovine dell’abbazia e quella data decisiva ad ascoltare i curatori del Museo.

Il volume di M. Salter, Medieval Abbeys and Cathedrals of Scotland, Folly Publications, Malvern, 2011, fornisce un buon quadro complessivo della storia degli edifici cristiani prima della Riforma, ma, incredibilmente, non contiene nessun capitolo che tratti della distruzione degli stessi, quasi che non vi sia stata una storia comune della fine di tali insediamenti. Se si leggono le singole voci, qui e lì appare qualche timido dato che mostra come la distruzione degli edifici sia stata causata da gruppi di riformatori di quella città o regione, portando all’attuale stato di rovina di abbazie e cattedrali.

Nell’audioguida in italiano di Holyroodhouse i nomi di Enrico VIII e di John Knox non vengono mai citati. La Official Souvenir Guide sceglie una forma impersonale, quasi che l’abbazia, della quale alcuni resti della navata sono evidenti, fosse caduta in rovina da sola:

«The monastic buildings were abandoned after the Reformation and the abbey itself suffered from extensive damage»[1].

Più chiara è la Official Souvenir Guide della Cattedrale di St Andrews che in 72 pagine dedica inizialmente ben 3 righe alla questione:

«In 1559, a fiery sermon preached by John Knox in the town’s parish church aroused the congregation so much that they attacked the cathedral and tore down its rich furnishings»[2],

per riprenderla poi con 10 righe, a 3 pagine dalla fine:

«The turning point was a sermon preached by John Knox in Holy Trinity Church on 11 June 1559. His words aroused the congregation, who were immediately moved to tear down the rich medieval furnishings associated with Catholic worship. Archbishop
Hamilton seems to have bowed to the inevitable and abandoned his great cathedral almost immediately. The roofs were stripped off and Scotland’s grandest church was reduced to a stone quarry and scrap dealer’s yard»
[3].

La guida ufficiale della cattedrale di St’ Giles di Edimburgo presenta gli eventi della distruzione in poche righe:

«During John Knox’s 13 years in St Giles’, the interior of the church changed completely; furnishings were taken out and walls whitewashed; reminders of the old ways were sold or destroyed. Most noticeably, partition walls began to be put up to allow for congregations to assemble closer to the preacher to hear his sermons»[4],

riservandosi poi di specificare a p. 12, quando tratta della ricostruzione della cattedrale:

«Amongst his ideas to preserve the building and to bring some of its former beauty back was, most notably, the raising of the ceiling in the Nave and the Transepts to bring them in line with the original architecture of the Chancel and to put a focus on the cross shape of the Cathedral»[5].

Non si deve dimenticare poi che fra i luoghi distrutti figurano ovviamente tutte le chiese e le abbazie che hanno portato la Scozia ad essere ciò che, i luoghi che sono stati simbolo della libertà e dell’indipendenza del popolo dagli inglesi, i luoghi che rappresentano l’antica evangelizzazione della Scozia, i luoghi nei quali sono stati sepolti i grandi santi scozzesi.

Si è già ricordato che l’abbazia di Arbroath è il luogo della Dichiarazione di indipendenza del 1320, la famosa lettera scritta al papa e che dichiara in pieno medioevo:

«In verità non è per la gloria, non per le ricchezze, non per gli onori che noi combattiamo, ma per la libertà, per quella sola a cui nessun uomo retto rinuncerebbe anche a prezzo della vita stessa, perciò, reverendo Padre e signore noi supplichiamo la vostra Santità con le nostre più ardenti preghiere e con animo genuflesso che voi vogliate nella vostra sincerità e bontà considerare tutto questo. Dal momento che dalla venuta di Colui del quale siete il vicario in terra non c’è maggior importanza o distinzione tra giudeo e greco, scozzese o inglese, vogliate guardare con gli occhi di un padre le tribolazioni e le angustie portate dagli inglesi su di noi e sulla Chiesa di Dio. Possa piacere di ammonire e di esortare il re degli inglesi affinché sia soddisfatto di ciò che possiede, dal momento che l’Inghilterra un tempo era sufficiente per sette o più sovrani, e lascino gli scozzesi in pace, noi che viviamo in questa povera e piccola Scozia al di là della quale non vi sono terre abitabili e che non desideriamo altro che ciò che è nostro. Intendiamo fare tutto ciò che è necessario perché egli abbia rispetto per la nostra condizione così che possiamo procure la pace per noi stessi e i nostri figli» (Cfr. su questo La fede e le libertà. 1500 anni di Scozia cattolica, di Paolo Gulisano).

Arbroath Abbey

Whithorn è stato il luogo dal quale partì l’evangelizzazione della Scozia iniziata da san Ninian (360 ca.-432 ca.).

L’abbazia di Iona, invece, ricorda il luogo cui giunse dall’Irlanda san Columba (521 ca.-597 ca.) che iniziò l’evangelizzazione della Scozia settentrionale (cfr. su questo La storia cristiana della Scozia).

Nell’abbazia di Dunfermline era invece sepolta santa Margherita di Scozia, regina che fu decisiva nella Scozia medioevale. La ricorda anche la piccola cappella a lei dedicata nel Castello di Edinbourgh.

St Andrews, invece, oltre ad essere famosa per la sua Università riconosciuta dalla Chiesa di Roma, era meta di pellegrinaggio per tutti gli scozzesi a motivo delle reliquie di sant’Andrea apostolo. La croce di sant’Andrea tuttora è il simbolo ricordato dalla bandiera scozzese che reca la croce bianca in forma di x in campo azzurro.

3/ Enrico VIII e le prime distruzioni di abbazie in Scozia, quindici anni prima delle devastazioni di John Knox

Enrico VIII Tudor[6], non appena ebbe notizia della morte di Giacomo V nel 1542 e della nascita di una bambina, Maria Stuart o Stuarda, erede al trono di Scozia, solo 6 giorni prima della morte de padre, decise di chiederla in sposa per il figlio ed erede Edoardo, ancora minorenne.

I lord di casa Stuart accettarono con impegno scritto, ma Enrico VIII temette che essi potessero invece poi dare in sposa la bambina all’erede della corona di Francia. Chiese allora che la bambina venisse trasferita immediatamente in terra d’Inghilterra.

La madre di Maria Stuart, educata nella fede cattolica dei Guisa, si oppose al trasferimento della bambina. I mediatori scozzesi avevano promesso che in caso di morte della bambina i possedimenti scozzesi sarebbero comunque passati ai Tudor. Il timore che Enrico VIII, che già aveva fatto uccidere due delle sue moglie, non esitasse a far scomparire la bambina per impossessarsi anche del trono di Scozia era reale.

Enrico allora comandò, in risposta al rifiuto di trasferire la bambina:

«È volontà di Sua Maestà che si metta tutto a ferro e fuoco. Bruciate Edimburgo e radetela al suolo dopo aver preso e saccheggiato tutto il possibile… Saccheggiate Holyrood [l’abbazia reale della Santa Croce, oggi Holyroodhouse, castello reale di Scozia in Edimburgo] e tante città e villaggi intorno a Edimburgo quanto vi riesce, saccheggiate, bruciate e sottomettete Leith [il porto di Edimburgo] e tutte le altre città, uccidete senza scrupoli uomini, donne e bambini, dovunque vi sia opposta resistenza»[7].

La bambina Maria Stuarda venne portata a Stirling, per sottrarla alle grinfie di Enrico VIII. Enrico VIII devastò diversi luoghi civili e diverse edifici ecclesiastici della Scozia, ma si dovette accontentare della promessa che Maria bambina gli fosse consegnata al compimento del decimo anno

Nel 1547, morto il re Enrico VIII, il reggente Somerset, a nome del re minorenne Edoardo, chiese la bambina in sposa per l’erede al trono. Al rifiuto scozzese inviò un’armata nel 1547 a Pinkie Cleugh che sconfisse gli scozzesi facendo 10.000 morti - Maria Stuarda aveva allora 5 anni.

Nel 1548 la bambina venne affidata alla Francia perché divenisse sposa dell’erede al trono del re di Francia Enrico II di nome Francesco.

Diversi edifici cattolici scozzesi conobbero così una prima fase di distruzione per la duplice campagna militare prima del re Enrico VIII e poi del reggente Somerset, che volle esplicitamente umiliare la Chiesa cattolica alla quale apparteneva ancora la corona e il popolo scozzese.

4/ Alcuni punti problematici della Riforma protestante di John Knox

La situazione della Chiesa in Scozia non era certamente florida ai tempi della Riforma e si capisce bene come ci fossero persone decise a vivere una vita più intensamente cristiana. I vescovi e le abbazie erano molto potenti, esisteva un diffuso nepotismo, c’era immoralità fra il clero ed una certa collusione fra potere religioso e potere ecclesiale.

D’altro canto la Chiesa cattolica era colei che aveva sempre difeso l’indipendenza della Scozia. Come già ai tempi della Dichiarazione di Arbroath, anche negli anni immediatamente precedenti la Riforma era dal papa che erano stati donati gli Honours ai re di Scozia ed erano le autorità della Chiesa che lottavano insieme al potere civile contro l’Inghilterra che voleva dominare sulla Scozia – l’affermarsi della Riforma e la fine della dinastia cattolica portò alla fine dell’indipendenza della Scozia.

Le Università, approvate dal papa, erano anche allora, come lo sono le Università di oggi, centri di potere, ma d’altro canto permettevano la crescita della nazione e l’avanzamento nello studio delle migliori menti del tempo.

Dinanzi alle comprensibili rivendicazioni della Riforma scozzese sono da valutare anche i punti problematici di essa che ne mostrano i limiti. L’ideale di una Chiesa di perfetti propugnata da Knox, che spazzasse via le ambiguità che la Chiesa di allora come quella di sempre, l’utopia di una Chiesa riformata che informasse di sé ogni aspetto della vita civile, fin nelle minuzie, fin nei minimi precetti morali, portò alla completa eliminazione del cattolicesimo, senza che si generasse tale Chiesa di puri, perché l’uomo è sempre peccatore e sempre, insieme, bisognoso di grazia.

L’appoggio inglese

Knox era di formazione calvinista e, quindi, ben più radicale degli altri riformatori. La sua azione riformatrice venne sostenuta da Elisabetta I (regina d’Inghilterra dal 1558), dopo che già Enrico VIII era intervenuto contro i conventi e le abbazie scozzesi cattolici a più riprese.

Dal 1560 venne vietato il culto cattolico e la Chiesa presbiteriana divenne con un atto Parlamentare dello stesso anno religione di Stato (lo stesso era già avvenuto in Inghilterra con la nuova Chiesa di Stato di Enrico VIII). I cattolici dovettero fuggire altrove (spesso in Francia) o continuare a vivere la loro fede di nascosto[8] – ai cattolici sarà permesso di tornare a celebrare la Messa solo con la cosiddetta Emancipazione dei cattolici nel 1829, ma senza che fosse ancora loro concesso di avere vescovi in territorio inglese.

Ma la Riforma di Knox non ebbe vita facile dinanzi all’anglicanesimo di Stato dell’Inghilterra. Quando nel 1603 Giacomo VI re di Scozia divenne re d’Inghilterra con il titolo di Giacomo I decise di unificare le due Chiese, quella anglicana d’Inghilterra e quella presbiteriana di Scozia, seguito in ciò dal figlio Carlo I. Il sovrano impose così nel 1637 il Book of Common Prayer inglese agli scozzesi, senza consultare né il Parlamento scozzese, né il Consiglio presbiteriano, detto il Kirk. Il monarca reinserì anche l’episcopato, anche se questa volta anglicano e non cattolico.

Iniziò allora una rivolta degli scozzesi presbiteriani contro gli anglicani, con violenti scontri e omicidi dalle due parti.

Fu solo nel 1643 che si giunse al Patto solenne ed infine nel 1648 al National Covenant, scritto da Alexander Henderson e Archibald Johnston of Wariston, che permetteva da parte anglicana ai cosiddetti Covenanters – i presbiteriano riconosciuti dal Covenant – di professare la fede presbiteriana.

Ma le uccisioni continuarono anche dopo. Ad esempio è nel 1679 che 9 presbiteriani assassinarono l’arcivescovo di St Andrews anglicano e Cancelliere dell’Università James Sharp, che era prima stato ministro presbiteriano ed era pertanto ritenuto un traditore. Sharp è sepolto nel transetto della chiesa della Santissima Trinità (Holy Trinty) in St Andrews. La lapide recita che egli fu il “restauratore dell’episcopato e del buon ordine”, ma che “nove parricidi, nella furia del fanatismo” lo uccisero.

Un’ulteriore separazione si ebbe nel 1843 quando la Libera Chiesa protestante di Scozia si separò – il fatto è noto oggi come Disruption - dalla Chiesa presbiteriana di Scozia. La Libera Chiesa accusò la Chiesa presbiteriana di essere troppo compromessa con lo Stato. Dopo lunghe lotte fu estesa anche alla Libera Chiesa la libertà che il Covenant aveva già riconosciuto ai presbiteriani ed essi ebbero da allora un’esistenza separata riconosciuta. Guidò la Disruption Thomas Chalmers.

La difesa della legittimità della ribellione fino all’uso della violenza

Un’ulteriore questione problematica dell’insegnamento di Knox riguarda la sua difesa della legittimità della ribellione contro un potere ritenuto non evangelico, ma anche le modalità concrete di essa.

L’azione di John Knox è estremamente decisa, prima ancora della distruzione di cattedrali e abbazie. Nel maggio del 1546 un gruppo di cospirati protestanti riuscì ad eludere la sorveglianza delle guardie del Castello di St Andrews e a penetrare nella camera da letto dell’arcivescovo e cardinale David Beaton[9]: lo uccisero e ne gettarono il corpo prima nella prigione del Castello stesso ed infine dalle mura. 

Iniziò allora l’assedio da parte del reggente Arran, con scavi di tunnel per mine e contromine, con i ribelli protestanti all’interno del Castello ed i fedeli al regno di Scozia – e cattolici – all’esterno.

Nel 1547, nel corso di una tregua, John Knox entrò nel castello per sostenere con le sue prediche gli insorti.

Quando arrivò la flotta francese, che sosteneva la Scozia contro l’Inghilterra, le navi bombardarono il castello, che venne ripreso. Knox  fu esiliato in Francia.

A David Beaton successe allora il nuovo vescovo John Hamilton che cercò di riformare la Chiesa in chiave cattolica, redigendo anche un Catechismo in lingua scozzese per istruire il popolo. Ma ormai era troppo tardi.

L’11 giugno 1559 Knox predicò nella chiesa della Santissima Trinità e da lì ebbe inizio la Riforma scozzese con la distruzione della cattedrale di cui si è già parlato.

Nel 1563 il vescovo Hamilton venne imprigionato per aver detto Messa e infine ucciso con l’accusa di aver ordito l’omicidio di Lord Darnley e del reggente Murray.

Knox, dopo averla sostenuta con i fatti, giunse a teorizzare l’uso della forza contro un governo ritenuto ingiusto secondo parametri evangelici. Scrisse la  History of the reformation of religion within the realm of Scotland pubblicata postuma (1586) e, prima ancora, il Libro di disciplina, sviluppando  fra l’altro l'idea che le autorità subalterne (nobili, magistrati) avessero il diritto ed il dovere di resistere ad un tiranno

Ma, giunto al potere, spinse ancora oltre Calvino la teorizzazione e la pratica di una società che imponesse alla popolazione i costumi ritenuti consoni al Vangelo con lo strumento della forza - il Libro di disciplina affronta anche questi temi.

Come è noto Calvino riuscì a Ginevra nell’intento di far sì che quella che egli riteneva fosse la morale cristiana divenisse legge civile per la città intera, con l’ausilio di gruppi di credenti particolarmente ferventi che denunciavano chi non si comportava secondo tali precetti. Come ha ricordato una recente Storia del cristianesimo:

«Richiamato a Ginevra nel 1541, Calvino diede inizio a uno dei più straordinari esperimenti sociali della storia. Il governo della città venne affidato a quattro categorie di persone: i dottori, che dovevano insegnare la retta dottrina; i pastori, che predicavano e amministravano i sacramenti; i diaconi, che svolgevano ruoli di assistenza pubblica ai malati e ai poveri; gli anziani, che vigilavano affinché la condotta morale dei cittadini fosse irreprensibile. Dobbiamo pensare che negli anni immediatamente successivi all’insediamento di Calvino non solo furono proibiti l’alcol, il gioco d’azzardo, la prostituzione, ma si arrivò anche a vietare la predizione del futuro, l’assegnazione di nomi non tratti dalla Bibbia, andando a legiferare fin nei tratti più minuti della vita quotidiana (si calcola che negli anni tra 1564 e il 1569 furono emanate 1.906 scomuniche su circa 20.000 abitanti)»[10].

Knox portò all’estremo questa visione integrista del rapporto fra fede protestante e potere civile.

La peculiare visione proposta da Knox riguardava, ad esempio, la questione del divorzio:  «Il matrimonio una volta contrattato non può essere dissolto a piacere d’uomo, come il nostro Signore Gesù comanda, a meno che, una volta commesso un adulterio e dopo che sia stato sufficientemente provato alla presenza di magistrati civili, l’innocente (se così richiede) sia stato dichiarato libero e il colpevole abbia sofferto la pena di morte come Dio comanda. Se la spada civile stupidamente risparmia la vita del colpevole, la chiesa non deve essere negligente nel suo ufficio che è di scomunicare il malvagio e di reputare il colpevole come membro morto e di dichiarare che la parte innocente è libera e onorabile davanti al mondo»[11].

La Chiesa presbiteriana elaborò in tal senso alcune forme di pubblica penitenza per i peccatori. Sugli Stalli di penitenza (Stool of Repentance) – se ne può vedere uno nella chiesa della Santissima Trinità a St Andrews – venivano fatti sedere nelle pubbliche liturgie i peccatori, in particolare in caso di adulterio e fornicazione, e alla fine del sermone il predicatore li additava al pubblico rimprovero.

Le briglia del rimprovero (Scold's bridle o anche Brank's Bridle o semplicemente Branks – un esemplare è visibile nella medesima chiesa della Trinità a St Andrews) erano invece caschi metallici che racchiudevano la testa ponendo un freno alla lingua impedendo al punito di parlare. Erano usate soprattutto per le donne, in caso di affermazioni contro Dio o contro il governo della Chiesa, ma anche contro presunte streghe o contro diffamatori della pubblica fama di qualcuno.

Scold's bridle utilizzati dai Riformatori, 
1648, Dunfermline
Stool of Repentance e Scold's bridle, 
St Andrews, Holy Trinity Church

Ovviamente, come era usanza all’epoca, si conservò la pena di morte: l’ascia per le decapitazioni del 1646 è esposta nel St Andrews Museum. Inoltre dal 1590 iniziò una terribile caccia alle streghe portata avanti dai presbiteriani che uccisero nel corso degli anni quasi 4000 presunte streghe, accusandole di collusione con il diavolo (ed eventualmente con i cattolici). Una vetrina del National Museum of Scotland di Edimburgo è dedicata a tale persecuzione presbiteriana contro le streghe che si protrasse poi nel seicento. 

Interessanti sono anche i Gettoni della Comunione (Communion tokens), già utilizzati da Calvino nel 1560 a Ginevra e poi diffusisi nelle Chiese calviniste. Erano gettoni che venivano concessi a coloro ai quali il gruppo dei dirigenti della chiesa (il Kirk) permetteva la Comunione perché li riteneva moralmente fedeli ai precetti così come la Chiesa presbiteriana li intendeva al tempo e perché avevano ricevuto una sufficiente istruzione catechetica. Solo chi li possedeva poteva accedere alla Cena del Signore, al pane distribuito nella liturgia della domenica – se ne può vedere uno nel Museo dell’Università di St Andrews.

La non legittimità di un governo guidato da donne

Un’altra posizione problematica della Riforma scozzese fu il rifiuto espresso da John Knox contro il governo delle donne. Knox ne trattò ne The First Blast of the Trumpet Against the Monstruous Regiment of Women (1558), Il primo squillo di tromba contro il mostruoso governo delle donne, uno dei pochi testi del riformatore finora tradotti in italiano (Unicopli, 1999). Knox ritiene che fosse contrario alla Bibbia il governo di una regina, l’autorità di una donna sugli uomini e si oppose così a che le cattoliche Maria di Guisa, madre di Maria di Scozia e reggente, e la figlia Maria, appunto, governassero la Scozia – la sua polemica lo spinse a contestare anche Caterina de’ Medici in quanto donna. Ma così facendo si dichiarò contrario anche a che la protestante Elisabetta I d’Inghilterra governasse l’Inghilterra, sollevando le sue ire. La posizione di Knox su tale tema, in un tempo in cui la presenza di regine donne era normale, è certamente singolare, ma, in fondo, in linea con tutto il suo insegnamento.

Note al testo

[1] Clarke D., The Palace of Holyroodhouse. Official Souvenir Guide, Royal Collection Trust, 2012, p. 9.

[2] St Andrews. Castle, cathedral and historic burgh, Historic Scotland, Edinburgh 2010, p. 22.

[3] St Andrews. Castle, cathedral and historic burgh, Historic Scotland, Edinburgh 2010, p.69.

[4] Kallus V., St Giles' Cathedral. Edinburgh, Heritage House Group, Norfolk 2010, p. 9.

[5] Kallus V., St Giles' Cathedral. Edinburgh, Heritage House Group, Norfolk 2010, p. 12.

[6] Nel 1513 gli inglesi di Enrico VIII avevano già sconfitto a Flodden Giacomo IV Stuart di Scozia. Era morto in battaglia anche il vescovo di St Andrews Alexander Stewart (aveva 11 anni!).

[7] Citazione da S. Zweig, Maria Stuarda, Bompiani.

[8] Ad esempio, dopo il 1560 Edmund Hey lasciò St Andrews e si fece gesuita in Francia, nella speranza di poter un giorno tornare in Scozia.

[9] David Beaton era nipote del cardinale James Beaton, cui era succeduto nel 1538. Nel 1546 aveva fatto bruciare come eretico Wishart, predicatore protestante.

[10] L. Biasiori, Il luteranesimo, il calvinismo e il contesto inglese, in Storia del cristianesimo, III, L'età moderna, a cura di V. Lavenia, Roma, Carocci, 2015, pp. 213-236, disponibile on-line al link Il_luteranesimo_il_calvinismo_e_il_contesto_inglese_in_Storia_del_cristianesimo

[11] Dal sito Evangelici a Milano, con alcune nostre correzioni: http://www.evangeliciamilano.it/download/la-fornicazione/?wpdmdl=4530&ind=0