Primo annuncio e catechesi oggi nella diocesi di Roma/Πρώτη αγγελία και κατήχηση στην Εκκλησία της Ρώμης σήμερα, del prof. Αndrea Lonardo (relazione al XIV simposio inter-cristiano tenutosi a Tessalonica)

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 04 /09 /2016 - 13:30 pm | Permalink
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Riprendiamo sul nostro sito la relazione tenuta da Andrea Lonardo nel corso del XIV Simposio intercristiano organizzato dalla Facoltà di Teologia dell'Università Aristotele di Tessalonica e dal Pontificio Ateneo Antonianum di Roma (28-30 agosto 2016). Per approfondimenti, cfr. la sotto-sezione Annuncio del vangelo (primo e secondo annunzio) nella sezione Catechesi, scuola e famiglia. Sul Simposio inter-cristiano, cfr. il link Appunti dal Simposio "Evangelizzazione e rievangelizzazione nell'Europa del XXI secolo", di Andrea Lonardo.  

Il Centro culturale Gli scritti (4/9/2016)

Primo annuncio e catechesi oggi nella diocesi di Roma

Il termine “primo annunzio” è oggi utilizzato frequentemente ed anche molto discusso. Qualcuno suggerisce in alternativa l’espressione “secondo annunzio” (termine parallelo a quello di “nuova evangelizzazione”), per indicare che i contemporanei a cui si annuncia la fede ne hanno già una pre-comprensione a volte distorta. Al di là del vocabolario sta maturando una nuova consapevolezza che la fede deve essere sempre di nuovo “proposta” e mai presupposta”[1] (papa Benedetto XVI), perché è una realtà viva e mai scontata e tanto più perché è sottoposta ad attacchi. Sta maturando una nuova consapevolezza che si tratta di «quell’annunzio principale che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi» (papa Francesco, Evangelii Gaudium 164)[2].

1/ I giovani e gli adulti che chiedono il Battesimo

La mia relazione partirà - così come mi è stato richiesto – dalle esperienze in atto nella diocesi di Roma, per giungere via via a riflessioni più panoramiche.

Una prima esperienza estremamente significativa che viviamo a Roma è quella dei giovani e adulti che chiedono il Battesimo e vengono accompagnati con una catechesi ispirata al catecumenato della Chiesa antica. Ogni anno sono circa 100 ed aumentano, anche se lentamente, di anno in anno. La metà di essi sono italiani e l’altra metà persone di recente immigrazione. La metà sono uomini e la metà donne - a Londra sono già 1500 ogni anno nelle 3 diocesi in cui è suddivisa la città.

Fra di loro, a Roma, vi sono anche diversi musulmani e musulmane che chiedono il Battesimo, ma spesso viene amministrato in segreto. I nuovi battezzati di origine musulmana potrebbero, infatti, essere uccisi dai loro stessi connazionali nella stessa città di Roma. Altri, invece, temono delle ripercussioni sul lavoro o che membri della loro famiglia possano perdere il lavoro per non aver impedito il Battesimo.

La sensazione è che se ci fosse una reale libertà moltissimi musulmani – e soprattutto musulmane – chiederebbero il Battesimo. Si registrano anche casi molto difficile da gestire di persone che vengono da paesi a maggioranza musulmana e si presentano nelle nostre parrocchie solo perché Roma è la città del papa per ricevere il Battesimo, non volendo affrontare il rischio di rivolgersi alle Chiese dei paesi musulmani in cui vivono. Si presentano alle parrocchie e dicono di essere venuti a Roma solo per essere battezzati.

Mi è capitato di sentire frequentemente le stesse motivazioni da parte dei musulmani e delle musulmane che chiedono il Battesimo: sentiamo che nel cristianesimo c’è quella libertà e quell’amore che non abbiamo incontrato altrove.

Al di fuori del caso dei musulmani, i motivi della richiesta del Battesimo sono i più svariati. Spesso i catecumeni sono giunti al desiderio del Battesimo attraverso cammini molto personali, nati senza un particolare riferimento alla Chiesa. A volte il desiderio di diventare cristiani da parte di molti atei è nato a motivo del coniuge cristiano.

Spessissimo è il Battesimo del figlio o la sua prima Comunione (torneremo più avanti sulla catechesi di Iniziazione cristiana dei bambini) che spinge le persone che provengono da famiglie atee a decidere di ricevere quel dono che hanno visto ricevere dai loro bambini (abbiamo provato ad individuare i motivi delle richieste di Battesimo degli adulti riscontrando che nel 10% dei casi il desiderio era sorto in occasione del Battesimo o della Comunione del figlio proposto dall’altro coniuge credente). La famiglia, insomma, resta una realtà che fa sorgere la questione della fede come poche altre. Ma la fede cristiana attira oggi sempre più in sé stessa, perché se ne rileva maggiormente la differenza rispetto alle altre religioni ed anche al vuoto culturale e spirituale proposto dalla società moderna.

Le previsioni dei sociologi dei decenni passati sembrano aver fallito grandemente. Si deve rivelare qui un’assoluta novità della situazione rispetto anche a solo qualche anno fa. Tante persone guardano alla Chiesa e ancor più alla fede stessa con interesse, con fiducia, smentendo le previsioni degli anni ottanta e novanta. È come se il mondo ci guardasse. Guarda i cristiani perché “ha fame”, perché non può credere che conti solo il successo professionale o il guadagno. L’uomo continua a cercare un senso. Certamente l’uomo occidentale guarda con rinnovato interesse anche perché pressato dall’Islam.

È assolutamente nuova oggi, rispetto solo ad alcuni anni fa, l’affermazione che le religioni sono diverse: così è nella realtà e così giustamente percepiscono i nostri contemporanei, rifiutando la visione sincretista dominante fino a poco tempo fa che pretendeva che fosse sufficiente credere in Dio, non importa quale. Ognuno avverte oggi che se l’Europa diventasse musulmana dovrebbe cambiare drasticamente orientamento. Nasce così una discussione libera, nuova, fresca, per capire cosa è vero e cosa l’uomo europeo desidera.

Si riscopre che discutere della visione che una religione ha della vita e che la differenzia dalle altre non è un atto di intolleranza. Appare sempre più evidente che ciò che rende possibile la pace è avere la stessa visione dell’uomo. Se diverse religioni amano alla stessa maniera l’uomo e lo rispettano, allora si può discutere liberamente di religione ed anche affermare in pubblico che si ritiene falso o non buono qualcosa di una religione, restando però amici e convivendo in pace, come è tipico proprio della cultura europea nella quale cristiani ed atei si criticano a vicenda ma sono amici.

Uguale è poi il senso religioso. Tutti gli uomini hanno un senso religioso e cercano la verità su Dio. Anche da questo punto di vista, non sono le religioni ad essere uguali, ma è il senso religioso di ogni uomo ad essere ovunque presente – e la cosa è ben diversa.

Tutti avvertono oggi che i poveri ed i migranti hanno bisogno di credere in Dio ed è questa apertura a Dio che rende gli uomini uguali, differenziandoli dagli animali. Ma - lo ripeto - proprio questa apertura oggi viene avvertita da molti (anche se non ancora dagli intellettuali) come l’esigenza di conoscere la fede per vedere cosa è vero e cosa è falso, cosa è buono e cosa è pericoloso di una religione. Tutto questo era impensabile solo alcuni anni fa.

La Chiesa si trova oggi – ed è questo che incuriosisce e apre il dialogo sul vangelo – in una via di “un santo e giusto mezzo” fra il laicismo estremo e l’islamismo estremo. Da un lato, infatti, non ritiene che tutto sia relativo e continua a proporre con forza l’ideale matrimoniale, ritenendo, ad esempio, che il matrimonio sia profondamente diverso da un’unione civile o da una convivenza - in questo viene percepita da molti musulmani come vicina, perché non ritiene che tutto sia bene, ma anzi propone mete alte ai giovani.

Ma, d’altro canto, ritiene che si debba avere rispetto verso ognuno e quindi anche uno che abbia commesso adulterio in modo grave, ferendo gravemente la vita della sua famiglia, debba essere rispettato e si debba avere misericordia sempre e comunque - e questo è avvertito con interesse da chi è invece laicista, poiché percepisce che la Chiesa è vicina anche al peccatore più cattivo e non rifiuta nessuno, cercando sempre il bene presente anche nel cuore della persona più lontana da Dio e lottando per il rispetto di ogni vita.

Non cessare di proporre l’ideale con forza, anzi ancor più in tempi confusi, e allo stesso tempo, accogliere chiunque: questa sembra essere anche la proposta di Amoris laetitia di papa Francesco, nuova sia dinanzi al laicismo estremo che dinanzi all’islamismo radicale.

La crisi educativa riapre poi in maniera inaspettata il discorso dell’annunzio del vangelo, poiché genitori e docenti tornano a domandarsi cosa si debba trasmettere alle nuove generazioni. La questione non riguarda solo il discorso dei “classici” a scuola – dove si assiste ad un recupero enorme di interesse sui grandi autori che hanno veramente trattato della vita – ma anche le domande esistenziali più semplici: debbo presentare a mio figlio il matrimonio come un bene oppure è meglio che egli non si sposi mai e viva da single? Debbo parlare a mio figlio del giorno in cui diventerà padre e battezzerà suo figlio o è meglio che mio figlio non diventi mai padre e muoia senza figli? La morte vince su tutto o esiste una speranza?

Se alcuni intellettuali continuano a distruggere la storia dell’Europa dipingendola come immorale e erodendo alle radici la possibilità di parlare del vangelo, altri, invece, tornano nuovamente a parlare della grandezza della storia europea che ha conosciuto un’alleanza di fede e ragione, di teologia e scienza, di carità e giustizia mai esistite altrove, proprio a causa delle sue radici, con frutti di enorme positività che non sempre è possibile riscontare altrove. Molti tornano a rendersi conto che solo la storia europea conosce l’autocritica e l’ammissione delle proprie colpe storiche anche quando esse sono state minori di quelle di altre civiltà e religioni: ed anche questo apre discussioni impensabili solo qualche anno fa.

Mi permetto anche una battuta sull'educazione civile e sulla politica: il comportamento di tante istituzioni educative pubbliche e di tanti partiti di centro e di sinistra ci sta facendo correre il rischio gravissimo che i temi dell'identità e della bellezza della storia europea con il suo intreccio indissolubile di laicità e di fede sia lasciato ai partiti dell'estrema destra, perché nessuno vuole farsi carico di mostrare come la storia e la cultura europea siano di una grandezza unica. Dobbiamo, invece, riuscire a recuperare l'annunzio della positività della storia nata dall'incontro fra il cristianesimo e la cultura classica e poi illuministica, altrimenti non saremo in grado di formare le nuove generazioni che si troverano senza argomenti culturali. Non possiamo lasciare questi temi alle destre estreme, quasi noi non avessimo niente da dire sulla grandezza della cultura europea e sulla sua unicità e specificità, capace di illuminare anche le altre culture. Integrare non vuol dire solo aprirsi ad elementi apportati da altri, ma anche chiedere loro di accogliere il bene della storia nata dalla fede cristiana e dalla laicità tipica di essa.

Di questo nuovo clima di interesse verso il cristianesimo risentono fortemente i catecumeni italiani che chiedono il Battesimo. Si avverte in loro il senso di essere dinanzi a qualcosa di grande e bello.

Di solito si chiede ai catecumeni un itinerario di due anni di preparazione, anche per dare un segnale ad altre religioni che accolgono all’istante, senza alcuna riflessione previa – così avviene, ad esempio, in alcune moschee. Ma è necessario essere vicini alle persone così come esse sono e talvolta tale itinerario si riduce ad un anno.

I catecumeni sono accompagnati nelle parrocchie che, a Roma, sono molto vive. La vita parrocchiale è facilitata anche dalla vicinanza delle case, mentre in altre città d’Italia la diocesi comprende anche molte zone di campagna, con comunità piccole e quindi talvolta meno vive.

Stiamo lavorando molto con i catechisti dei catecumeni su due questioni.

Innanzitutto sul fatto che l’itinerario deve essere veramente centrato sull’essenziale (precisiamo così già il senso l’espressione “primo annunzio”). Ci siamo resi conto che alcuni catechisti iniziavano l’itinerario con riflessioni troppo complicate su questioni teologiche secondarie o su libri biblici secondari, senza porre ad esempio nemmeno la questione della differenza di una vita con Dio o senza Dio.

Tornerò su questo tema quando affronterò il cammino dei bambini e dei ragazzi, ma mi pare sempre più evidente che la questione di Dio oggi è fondamentale almeno tanto quella di Cristo. Molte persone perdono la fede dinanzi alla provocazione della scienza che la cultura presenta come l’unica forma di conoscenza valida. Molti non giungono nemmeno a porsi il problema di Cristo. Il loro ateismo inizia dall’insignificanza della questione di Dio e il loro riavvicinamento alla Chiesa dalla riscoperta dell’importanza di Dio.

Enormi sono oggi le questioni sul Dio creatore, sul significato di Genesi, sul Big Bang, sulla differenza fra l’uomo e l’animale e così via. I catechisti non sono formati per affrontare tale questione. L’esegesi storico-critica ha come reso impossibile, non per una colpa cosciente certamente, parlare di Genesi in maniera chiara e non complicata. Sembra quasi che solo gli specialisti possano prendere la parola sulle questioni essenziali della vita. Bisogna superare tale impasse.

Una seconda grande questione su cui stiamo lavorando è quella della riscoperta della celebrazione eucaristica nella preparazione al Battesimo: si potrebbe dire che stiamo insistendo sulla liturgia come luogo di “primo annunzio”.

Sembrerebbe un paradosso, ma invece se si studia come la Chiesa antica preparava i pagani al Battesimo ci si accorge che la loro partecipazione all’Eucarestia avveniva prima del Battesimo. Non certamente nel senso del partecipare ala Comunione, poiché anzi essi venivano congedati al termine della Liturgia della Parola. Ma certamente nel senso che la Liturgia della Parola domenicale era il cuore dell’itinerario catecumenale. Leggendo, ad esempio, le vite dei catecumeni del IV e V secolo ci si accorge che essi insieme ai credenti già battezzati cantavano nelle chiese, ascoltavano il Vangelo, ascoltavano le omelie dei Padri e così via – si pensi solo al caso di Agostino che non ancor battezzato si recava nelle chiese di Milano occupate dai cattolici perché non se ne impossessassero gli ariani e che la domenica andava ad ascoltare sant’Ambrogio che predicava in cattedrale a Milano.

Stiamo facendo un grande lavoro – ma non è facile – per mostrare ai catechisti che i catecumeni hanno bisogno di recarsi la domenica alla liturgia per la prima parte della celebrazione. Nella mente dei catechisti l’annunzio dovrebbe avvenire in piccoli gruppi, mentre noi sottolineiamo invece l’importanza della grande assemblea: l’eucarestia non è solo il culmen della fede, bensì anche la fons della fede.

Proponiamo, perciò, che la catechesi dei catecumeni avvenga la domenica e non nei giorni feriali e che avvenga in una stanza vicina alla chiesa, mentre i fedeli sono in Chiesa per la Preghiera eucaristica e la Comunione.

La catechesi dei catecumeni così inizierebbe con la Liturgia della Parola e si prolungherebbe poi con l’approfondimento dato dai catechisti.

La mia esperienza è che oggi il primo luogo al quale si avvicinano coloro che vogliono conoscere la Chiesa e la fede è proprio la liturgia. In questo senso la liturgia che è riservata ai credenti, è allo stesso tempo la realtà più esposta e più evangelizzante.

Mi ha confortato anche la rilevanza che papa Francesco, nel suo documento programmatico Evangelii Gaudium ha attribuito all’omelia – vi ha dedicato più di 20 paragrafi in EG 135-159: «Vi è una speciale valorizzazione dell’omelia, che deriva dal suo contesto eucaristico e fa sì che essa superi qualsiasi catechesi, essendo il momento più alto del dialogo tra Dio e il suo popolo, prima della comunione sacramentale.[…] Ci ricorda che la Chiesa è madre e predica al popolo come una madre che parla a suo figlio, sapendo che il figlio ha fiducia che tutto quanto gli viene insegnato sarà per il suo bene perché sa di essere amato. […] Il calore del suo tono di voce, la mansuetudine dello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti. Anche nei casi in cui l’omelia risulti un po’ noiosa, se si percepisce questo spirito materno-ecclesiale, sarà sempre feconda, come i noiosi consigli di una madre danno frutto col tempo nel cuore dei figli. […] La predicazione puramente moralista o indottrinante, ed anche quella che si trasforma in una lezione di esegesi, riducono questa comunicazione tra i cuori che si dà nell’omelia e che deve avere un carattere quasi sacramentale: “La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17). Nell’omelia, la verità si accompagna alla bellezza e al bene. Non si tratta di verità astratte o di freddi sillogismi, perché si comunica anche la bellezza delle immagini che il Signore utilizzava per stimolare la pratica del bene». 

2/ Alcune esperienze nuove di annunzio presenti in Roma da alcuni anni

Oltre al cammino personale ed insieme ecclesiale dei catecumeni (vengono seguiti uno per uno nelle parrocchie, ma poi una volta ogni due mesi si incontrano tutti insieme in San Giovanni in Laterano per la catechesi o per i riti previsti dalla liturgia celebrati dai vescovi) esistono delle realtà significative comunitarie di annunzio dalla quale provengono alcuni dei catecumeni, ma che sono per molti giovani e adulti già battezzati un’occasione di riscoperta della fede. In particolare faccio riferimento ad alcune esperienze più note.

Presenterò brevemente 4 diverse esperienze:

-quella detta dei 10 Comandamenti

-quella detta dei 5 Passi

-una terza legata alla letteratura, con la presentazione della Divina Commedia e di altre grandi opere letterarie, una vera e propria occasione di annunzio della fede per via indiretta

-quella dei movimenti che esistono dagli anni sessanta.

Prima di presentarle una per una vale la pena cogliere un elemento comune di tutte. In queste 4 proposte emerge, anche se in maniera diversa, la forza di qualcosa di bello e grande che viene comunicato, sapendo già che c’è una domanda nel cuore dell’uomo e senza aspettare che questa venga espressa. Per fornire un esempio di cosa ciò voglia dire si può pensare al comico italiano Roberto Benigni. Egli non aspetta che ci sia una domanda su Dante Alighieri o sulla necessità di uscire dalla propria “selva oscura” “nel mezzo del cammin” della propria vita. Egli legge, invece, in lunghissimi monologhi con passione i diversi Canti e fa emergere lui stesso le domande implicite (o esplicite) che essi contengono, facendole risuonare nel cuore di chi lo ascolta. Quelle domande inespresse vengono così manifestate: l’attore le anticipa, l’ascoltatore le riconosce come proprie e trova nella spiegazione dantesca una via che le illumina.

Tutte e 4 queste proposte di annunzio della fede si muovono nella stessa linea. Non iniziano con laboratori astratti e iperconcettuali che facciano emergere in maniera artificiosa le domande bensì le mettono subito in gioco. Come insegna il Concilio Vaticano II, l’uomo è sempre storico, ma insieme è sempre lo stesso nelle sue domande fondamentali (GS 10), nei suoi problemi, nelle scelte che deve fare e ha paura di compiere, nei peccati che commette, nelle speranze che pure non ammette di nutrire.

In qualche modo partono tutte da un punto di vista radicalmente opposto alle metodologie insegnate – solo per fare un nome universalmente famoso – da Edgar Morin. Secondo questo autore, maestro che ha in qualche modo segnato in modo erroneo la strada alla post-modernità, non avrebbe importanza preoccuparsi che una testa sia vuota o “piena”, che abbia conoscenze e concetti di base, mentre si tratterebbe piuttosto di insegnare un metodo con il quale l’uomo posa poi discernere come lui stesso accrescere la propria conoscenza.

Le quattro proposte che presenterò, invece, così come la lettura dantesca di Benigni, partono dal principio che prima è necessario ascoltare qualcosa di appassionante e che solo dopo nascano le questioni metodologiche e le ulteriori domande.

Per fare nuovamente un esempio, bisogna partire dalla poesia più bella, saltando ogni metodologia, per appassionarsi poi, molti anni dopo, allo strutturalismo o alle diverse metodologie. Prima la mia testa deve essere “riempita” di qualcosa di appassionante che illumina la vita ed allora io comincerò a cercare oltre.

Anche Daniel Pennac insegna qualcosa di simile[3]: prima si insegnano dei testi bellissimi da imparare a memoria, ma li insegnano solo perché sono bellissimi, non per avere capacità mnemotecnica (egli scherza dicendo che si recitano le poesie per far innamorare le donne, per fare politica, per diventare amici di persone in gamba) e da lì nasce ogni approfondimento.

Oggi si potrebbe iniziare un annunzio della fede, ad esempio, recitando a memoria il Cantico delle creature:

«Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de Te, Altissimo, porta significazione».

Tanti si fermerebbero ad ascoltare e a godere della spiegazione.

Questo tipo di esperienze, fra l’altro, mostrano quanto sia falsa pedagogicamente quell’avversione alla cosiddetta “lezione frontale” che si ripete come uno slogan stantio. Proprio la “lezione frontale”, la parola rivolta con passione e competenza,  è ciò che fa innamorare all’inizio e solo dopo viene un lavoro di gruppo: chi non sa appassionare un uditorio per trenta minuti consecutivi è meglio che smetta di fare il professore!

Ecco: in tutte queste esperienze si manifesta una fiducia nella parola (e soprattutto nella Parola) capace di appassionare e aprire i cuori ad una ricerca.

Questo permette di superare anche quell’atteggiamento che vorrebbe, nella nostra cultura così avversa al cristianesimo, che la fede rimanesse segreta, utile solo in sacrestia ed in casa. In realtà qualsiasi cosa bella noi la proclamiamo in pubblico. Solo se qualcosa è brutto e squallido noi lo taciamo. Se io sento per la prima volta Adele che canta When we were young ecco che voglio che tutte le persone che incontro la ascoltino, perché il modo in cui canta è commovente. Ciò che è bello risuona in pubblico e non resta in segreto: deve essere conosciuto da tutti! Chi scopre la bellezza della fede ne parla e ne parla pubblicamente e non aspetta che altri facciano domande su di essa, bensì la propone.

Ecco solo per accenni, qualcosa sulle 4 proposte cui ho già accennato

A/ In Roma (e in Italia) sta diventando diffusissima l’esperienza detta dei Dieci comandamenti, iniziata da un sacerdote romano, don Fabio Rosini, che propone un itinerario di riscoperta della fede che dura circa un anno e mezzo[4]. Si rivolgeva inizialmente a giovani delle superiori e soprattutto di età universitaria, ma moltissimi adulti hanno via via preso a partecipare. A partire da una presentazione esistenziale del significato dei Comandamenti, di fatto si propone un annunzio della fede. Decine di migliaia di giovani vi hanno già partecipato. L’itinerario propone delle catechesi nelle quali si presenta in maniera serissima le questioni poste dai diversi comandamenti – non in chiave morale, ma in chiave esistenziale: ad esempio nel Primo comandamento si affronta la questione di quale siano gli idoli ai quali si consegna di fatto la vita e quale sia invece il vero volto di Dio - , ma le catechesi stesse sono anche uno “spettacolo” nel senso più bello, fatte di immagini, di racconti di esperienze e di battute. Lentamente si passa dal solo ascolto (che resta comunque determinante ed è impressionante vedere 2000 persone in maggior parte giovani che ascoltano in silenzio per due ore il sacerdote che parla e spiega) all’insegnamento della scrutatio, cioè di una lettura spirituale della Bibbia “scrutata” come unità, nella quale ogni versetto ne illumina un altro.

Don Fabio sta aiutando anche molti preti romani a riflettere sul linguaggio che utilizzano. Afferma che prima di parlare bisogna ricordarsi di quando si era ancora non credenti e domandarsi se ciò che si dice ci avrebbe interessato quando eravamo ancora lontani da Dio. Insiste sull’importanza del “contrasto” – una realtà chiara emerge su di un fondo di colore diverso, si pensi a van Gogh – e all’opposto della “somiglianza”, della capacità cioè di evocare le situazioni di vita che i giovani avvertono come proprie.

È una catechesi di qualità, ma certamente molto esistenziale che mostra le vie cieche nelle quali la società ci spinge e le illumina con il messaggio cristiano.

B/ Una seconda esperienza molto seguita in Roma è quella proposta da un prete dell’Oratorio di San Filippo Neri, padre Maurizio Botta. Porta il nome di “Cinque Passi”, poiché si basa su 5 incontri annui ai quali può partecipare chiunque. Padre Maurizio sceglie ogni anno cinque questioni estremamente dibattute oggi, sempre diverse, e le affronta andando al cuore del problema ed illuminandolo con la fede ed il Vangelo.

Si tratta, ad esempio, della povertà della Chiesa o del gender o del mondo virtuale. Al sito www.cinquepassi.org si possono ascoltare gli audio di tutti gli incontri fin qui proposti. La chiesa in cui si svolgono è nel centro città e vi partecipano talvolta 800 giovani da ogni parte di Roma.

Il tema non è mai affrontato in modo sensazionalistico, bensì cercando di cogliere le direttive più fondamentali della società stessa e del vangelo.

È un cammino di primo annuncio a partire da temi dibattuti. Molto importante in questa esperienza è il fatto che è sostenuta dall’intera comunità dei preti dell’Oratorio. Essi hanno fatto voto di stabilità e, quindi, sanno tutti che vivranno l’intera loro vita nella stessa chiesa dove oggi vivono. Si crea così una grande continuità di azione. Intorno a questa iniziativa è tutto l’Oratorio che sta risorgendo in forme nuove, ma in fondo simili a quelle origini dell’Oratorio di San Filippo. Nella notte gruppi di 600 giovani compiono il pellegrinaggio alle 7 chiese di 24 chilometri, con meditazioni che accompagnano l’itinerario. I preti ed i laici annunciano la fede tramite la musica e gli strumenti popolari che utilizzava già san Filippo e similmente si riscopre il teatro cristiano.

C/ Una terza esperienza che ha visto la partecipazione di migliaia di persone e che è poi sfociata anche in una serie televisiva su TV2000 (la si può vedere sulla Playlist “Dante spiegato da Franco Nembrini” sul canale YouTube Catechisti Roma:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLldUfMQLbHLIM3FMTnuzHkvc_3-6HZUvK), la TV della Chiesa italiana, è stata quella di spiegare in maniera esistenziale la Divina Commedia di Dante. L’opera meravigliosa di Dante è stata come distrutta dalle università e dalla scuola che ne danno una lettura esclusivamente scientifica e filologica, senza che essa scaldi più il cuore. Franco Nembrini, un laico già preside di una scuola, ha iniziato a spiegare Dante con migliaia di persone, di professori e di giovani ad ascoltarlo. Roberto Benigni, di cui si è già parlato, ha ammesso una volta di aver imparato da Nembrini a commentare la Divina Commedia. Il commento di Nembrini è certamente serio, ma subito sfocia anche nel registro esistenziale, domandandosi perché, ad esempio, Dante ponga due innamorati come Paolo e Francesca o un ricercatore come Odisseo nell’Inferno.

Un altro professore, questa volta giovanissimo, che - si potrebbe dire – compie un annunzio della fede tramite la letteratura è il siciliano, ma con vita professionale a Milano, Alessandro D’Avenia, che spiega con sale gremitissime di giovani l’Odissea o l’Iliade, oppure Dostoevskij o ancora Leopardi.

D/ Sempre molto forte è la presenza di movimenti ecclesiali, in particolare il cammino neocatecumenale, che imposta invece un nuovo “annunzio” della fede per piccoli gruppi, detti “comunità”. Oggi il numero dei nuovi partecipanti è minore dei decenni passati. Ma la proposta resta molto forte ed incisiva. Fra l’altro con il tempo molti dei preti e dei laici stanno evolvendo in forme più aperte che in passato e la cosa certamente procederà ancora data l’età ormai anziana del fondatore. Il cammino neocatecumenale è, a tutt’oggi, forse la realtà più feconda a livello di vocazioni al sacerdozio e alla vita monacale. In alcune grandi diocesi italiane le ordinazioni ogni anno vedono un numero pari di giovani provenienti dal seminario diocesano e di giovani provenienti da seminari neocatecumenali (detti Redemptoris Mater).

3/ Il cammino dei bambi e ragazzi e delle loro famiglie

Un’importanza di gran lunga maggiore di tali interessantissime esperienze ha il cammino abituale delle parrocchie (l’affermazione è volutamente provocatoria, se la Chiesa vuole continuare ad avere un carattere popolare, come si dirà dopo, ma non toglie il profondo apprezzamento per le esperienze fin qui presentate; sono, fra l’altro, tutte esperienze che guardano poi alle comunità parrocchiale come al loro sbocco naturale).

Sono convinto – sapendo bene che la mia linea non è condivisa da tutti i miei colleghi direttori di Uffici catechistici – che la catechesi di Iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi sia l’esperienza più viva e più popolare di annunzio proposta oggi dalla Chiesa italiana.

In Italia si è a lungo insistito sull’importanza della catechesi degli adulti, dimenticando di approfondire, però, chi sia l’adulto. Del termine “adulto” si è sottolineato la capacità dialettica e lo spirito critico, ma si è dimenticato che è adulto solo chi è interessato alle giovani generazioni e ai figli più che a se stesso. Io sostengo che sia adulto solo chi è genitore (includendo in tale termine anche chi è padre e madre spirituale). Abitualmente, invece, in diversi circoli intellettuali cristiani l’adulto è un single, non sposato e senza figli (con tutto il rispetto per tale condizione).

Questa concezione di adulto, di adulto come padre e madre, risolve d’un balzo la astratta opposizione che si è sempre voluta vedere fra annunzio e catechesi agli adulti e annunzio e catechesi ai bambini, approccio che portava con sé la discussione ugualmente astratta se fosse esistito o meno un battesimo dei bambini nella Chiesa apostolica e dei primi secoli.

Dai miei studi storici appare evidente che dove si battezzavano gli adulti, lì essi battezzavano anche i loro bambini perché avvertivano di dover far loro questo dono[5].

Oggi si si sta assistendo ad una nuova valorizzazione della catechesi semplice e popolare delle parrocchie. Di tale nuova situazione vorrei sottolineare alcuni aspetti:

A/ Il carattere popolare e dunque misericordioso dell’annunzio di fede

Papa Francesco sta come dando voce a quella diffusa attenzione che le parrocchie già avevano per le persone e le famiglie così come esse sono, quando si presentano chiedendo il Battesimo dei figli o il sacramento dell’Eucarestia.

Precedentemente si era come imposta una visione critica e in qualche modo giudicatrice. Non avendo, infatti, tali persone una fede vera e profonda, si riteneva quasi, senza volerlo ammettere, che la loro richiesta dovesse essere in qualche modo disprezzata. Il compito che la comunità cristiana si arrogava era quasi quello di “rieducare” tali persone verso le quali si nutriva come un sentimento di superiorità. In tal senso avevano pesato le riflessioni di autori peraltro enormi come K. Barth e D. Bonhoeffer che avevano diffuso una terminologia che valutava positivamente la “fede” e giungeva quasi a svilire la “religione”.

Questo portava, fra l’altro, ad uno strano paradosso, tuttora operante. Qualsiasi religione, nonostante l’evidente ritualismo anche oscurantista presente in essa, veniva vista come positiva, mentre la semplice richiesta di due genitori cattolici non troppo praticanti era vista come “religiosa” e, quindi, sostanzialmente come non vera.

L’esperienza mostra invece che gli adulti si riavvicinano alla fede proprio in occasione della nascita o dell’educazione dei bambini. Le famiglie non vedono l’ora di essere aiutate, di ascoltare parole sensate sulla vita e sull’educazione, seguono, capiscono, si fidano, riscoprono. L’annunzio si sta strutturando allora come catechesi dei bambini, che al contempo, propone contenuti ed esperienze ai genitori. Posso assicurare da parroco che tantissimi genitori hanno riscoperto la fede a motivo dei loro bambini.

Mentre i bambini si incontrano per le loro riunioni in settimana, noi proponiamo, come Ufficio catechistico, che gli incontri dei genitori si tengano alla domenica fra la celebrazione ed il pranzo.

Fortissima è l’esigenza di un orientamento. I genitori moderni non sono confusi solo dinanzi alla fede. Sono confusi in ogni ambito della vita. Sono come “pecore senza pastore” (Mt 9,36). Non sanno a che ora far andare a dormire i bambini, spesso li viziano, aggrediscono gli insegnanti se questi rimproverano i bambini a scuola. Io desidero fortemente che i catechisti si rendano conto che i genitori sono oggi in una profonda crisi a casa loro. Il problema non è solo che non partecipano all’eucarestia o agli incontri previsti per loro, ma che non sanno nemmeno dire di “no” ai loro figli su questioni elementari.

Bisogna spiegare loro che la vera crisi non è quella del Battesimo, ma quella delle culle vuote: solo se si riscopre il Battesimo nasceranno più bambini. Ma, proprio per questo, anche chi è ateo, quando battezza un bambino percepisce che in quel Battesimo è in gioco l’universo intero. Se il Battesimo ha un senso allora hanno fatto bene a generare il loro bambino, se il Battesimo non è vero, allora non ha senso la nascita di un figlio.

Il Battesimo è oggi un luogo centrale dell’annunzio della fede. Lo è anche il cammino che segue il Battesimo. Poiché in Roma si sa che i genitori torneranno per il cammino della Comunione, purtroppo si attende quel momento senza preoccuparsi di aiutare le famiglie negli anni decisivi della crescita dei figli. Ma nel frattempo i bambini crescono lontano da Dio e i genitori non sono stati aiutati nel loro difficile compito.

Abbiamo allora preparato alcune Lettere[6] e video da inviare alle famiglie per accompagnare i genitori e per mostrare loro che la Chiesa li attende ed ha qualcosa da offrire loro. Ancor più suggeriamo ai catechisti del Battesimo di tenere i contatti con le famiglie nel tempo che segue l’inizio della vita cristiana.

B/ A fianco dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei genitori sta la questione dell’importanza dei contenuti. Se la popolarità, l’apertura verso tutti, esprime la misericordia di Dio e della Chiesa, come la sua maternità feconda, non si deve trascurare il valore dei contenuti della fede stessa.

Paradossalmente è come se Dio ci avesse donato due papi complementari, l’uno a ricordarci l’importanza del Logos e l’altro a ricordarci l’importanza dell’agape.

La situazione dell’annunzio oggi è drammatica perché chi è intelligente trova un livello culturale bassissimo nei catechisti e spesso anche nei preti. Molti hanno difficoltà a spiegare i grandi temi della fede sui quali manca una formazione: la creazione, il peccato originale, la libertà e la grazia, l’incarnazione, la salvezza, la vera religione. Ecco che molti si allontanano perché non trovano risposte. Anche la catechesi dei bambini diviene spesso infantilistica, li si fa disegnare, colorare, correre, si trasforma tutto in attività. Come Ufficio catechistico di Roma, abbiamo appena pubblicato un catechismo per bambini e genitori, Le domande grandi dei bambini, proprio per riaffrontare la serietà dei contenuti[7]. Esso parte dalle domande grandi dei bambini. Vuole far riscoprire che i bambini hanno domande grandi e di tali grandi questioni bisogna parlare. Ricordo un bambino di 4 anni che mi domandava: “Ma se Dio è amore, perché ha mandato a morire suo Figlio e non è venuto Lui?”

Fra l’altro risulta sempre più necessario dialogare con la scuola, perché l’annunzio non sia ritenuto a priori falso dai bambini e dai genitori. La nostra catechesi è troppo lontana da ciò che studiano i bambini. Un tempo i preti erano esperti di cose di scuola ed i giovani si facevano aiutare da loro nello studio. Oggi non più.

Si pensi, ad esempio, anche solo all’importanza che la scuola attribuisce all’uomo primitivo ed alla presentazione della scienza come unica forma di conoscenza senza che la catechesi affronti mai questi temi. Ma si pensi anche all’importanza di una conoscenza più profonda delle religioni e delle loro diversità: nessuno spiega, ad esempio, né nella scuola, né nella catechesi che la crocifissione, secondo il Corano, è una invenzione dei cristiani che avrebbero falsificato la vera storia di Gesù e docenti e catechisti continuano a parlarne come se essa fosse una cosa scontata[8]. I nostri tempi ci impongono invece, per un vero annunzio, di tornare alla storia ed alla realtà storica indubitabile della morte in croce di Gesù, oltre che al suo significato salvifico: senza quella morte in croce per i peccati, l’adultera o l’omicida non avrebbero salvezza alcuna, mentre proprio quella morte ha cambiato l’atteggiamento del mondo intero verso l’uomo peccatore. Abbiamo pubblicato per questo su di un canale YouTube – il canale Catechisti Roma https://www.youtube.com/user/CatechistiRoma/featured - una serie di video per la formazione dei catechisti nei quali riaffrontiamo tali grandi questioni.

Inoltre manca totalmente nei catechisti una qualsiasi visione sintetica. Se si domanda loro quali sono i pilastri dell’Islam, tutti rispondono che sono 5 e li sanno anche enunciare. Se si domanda loro quanti siano i pilastri della fede cristiana barcollano.

Fondamentale è la riscoperta nell’annunzio dei 4 grandi pilastri messi in evidenza dalla catechesi dei Padri: la fede confessata con il Credo, la fede celebrata con l’esperienza liturgica, la fede vissuta con i comandamenti, la fede pregata con le 7 richieste del Padre nostro[9]. Impressionante è il fatto che dopo almeno due anni di catechesi fatta in parrocchia e ben 16 anni di Insegnamento della Religione cattolica nelle scuole, spesso i giovani non conoscano nemmeno l’ABC del cristianesimo.

Si tratta, per sostenere spiritualmente tale impegno, di riconfermare gli annunziatori del vangelo che tale dono è vera carità e che non è carità solo l’azione tesa a colmare i bisogni materiali delle persone. I poveri hanno ancora più bisogno di Dio che del pane quotidiano e, se avessero il pane, ma non un senso alla vita, vivrebbero da disperati. Se si dimentica la carità che tradizionalmente viene chiamata carità spirituale o intellettuale si soffoca la carità, relegandola ad un ruolo di realtà puramente materialista. La tradizione cristiana ha indicato nelle 7 opere di misericordia corporale e nelle 7 di misericordia spirituale una sintesi di una bellezza enorme. Si pensi all’insegnare agli ignoranti, al consigliare i dubbiosi, al pregare per i vivi e per i morti. Un povero deve essere amato e non solo nutrito, deve trovare amicizia e speranza e non solo acqua da bere. Ma, allo stesso modo, non deve ricevere solo l’annunzio che la vita è nelle mani di Dio, ma anche il pane che ne è segno e la casa e il lavoro con cui testimoniare la realtà della provvidenza divina.

L’esigenza di una carità spirituale appare ancora più necessaria oggi in un tempo nel quale – come già si diceva - l’uomo non solo non risponde più alle domande di sempre, ma nemmeno le affronta. Ed invece sono le grandi questioni a permettere di amare la vita, an che quando è faticosa: è bene sposarsi o è una fregatura? È bene avere un figlio, è meglio rinunziare ad averne o è meglio rimandare la generazione sempre più avanti nell’età fino ad averne alla fine uno solo? Si noti che anche ai vedovi il tempo moderno propone di tornare a vivere come fidanzatini, senza offrir loro alcuna vera prospettiva di una vita in cui testimoniare al mondo la loro comprensione della vita.

C/ La centralità della domenica nel mondo moderno

Decisiva è poi la centralità dell’eucarestia domenicale - arrivo a dire che se una famiglia celebra l’eucarestia la sua fede è bastante per vivere.

Ma la fede nel giorno del Signore deve essere anch’essa annunziata[10]. È come se tutta la fede andasse oggi riproposta utilizzando la teologia fondamentale, cioè mostrando il perché della verità e della bellezza della fede. Se i catechisti si limitano a chiedere ai genitori di santificare la domenica, ecco che tale richiesta apparirà moralistica. Si tratta invece di mostrare ai genitori nuovamente il gusto della liturgia. Da parroco mi ero abituato a parlare ai genitori nella prima riunione delle obiezioni che avrebbero avuto nel partecipare alla domenica. Essi mi avrebbero certamente detto che la domenica erano stanchi e che avevano bisogno della domenica per stare in famiglia. Dopo poco, mostravo loro che in realtà la domenica si stancavano più degli altri giorni e che finivano per stare soli, senza parlarsi veramente. Gesù aveva inventato il suo Giorno anche per dare riposo alle famiglie e per aiutarle a stare insieme. Mostravo loro come si entra stanchi all’Eucarestia e se ne esce riposati e come in quel momento padre, madre e figli si trovavano insieme e trovavano il coraggio di parlare di Dio.

È decisivo oggi riuscire a mostrare che l’anno liturgico è l’opera d’arte più bella realizzata dalla Chiesa alla cui realizzazione hanno partecipato tutte le Chiese del mondo, secolo dopo secolo, e che ogni persona che vive l’anno liturgico in pienezza in fondo non solo conosce Gesù Cristo alla perfezione, ma soprattutto ne fa esperienze. Non c’è itinerario catechetico più vero che l’anno liturgico stesso, da riproporre sempre di nuovo ogni anno.

D/ La necessità di seguire i ragazzi

L’esperienza sta mostrando che, per quanto si faccia un annunzio ai bambini, esso sarà da rifare nelle età successive. È come se si ricominciasse sempre da zero. Questo vale soprattutto nell’età adolescenziale. Tutto ciò che i ragazzi hanno imparato da bambini viene messo in discussione e distrutto, pietra su pietra. Non perché sia stato annunziato male, bensì perché quella è la caratteristica dell’età.

I ragazzi proseguono un cammino solo se l’annunzio adesso è fatto loro da una comunità di giovani di qualche anno più grandi. Hanno bisogno di vedere nella realtà che la fede è possibile, di vederla vissuta dai 18enni, dai 20enni e così via.

Anche i contenuti debbono essere visti da una nuova angolatura, più esistenzialmente rispetto ai bambini che amano di più l’oggettività.

Come sapete bene la Chiesa cattolica ha qui l’aiuto che le viene dalla sua prassi di conferire la Cresima successivamente. In essa è come se cogliesse il bisogno che i ragazzi hanno di venire confermati, di sentirsi ridire da Dio che sono figli. Faccio spesso l’esempio di un giorno in cui mi immaginai mio padre – che era già morto – che dal cielo mi diceva: “Bravo Andrea, stai facendo bene il prete, ce la farai nella tua missione”. Ecco i ragazzi hanno bisogno che Dio li confermi, dia loro sicurezza che riusciranno a sposarsi, a far nascere bambini, a superare le guerre e la cattiveria di Daesh, e così via.

Ma oggi nessuno vuole confermare i ragazzi. Si preferisce non rispondere alle loro domande implicite su dove si trovi la felicità, se i genitori siano felici. Dove il sacerdote si spende pienamente per i ragazzi ecco che si scopre che anche i ragazzi non attendono altro, che l’annunzio è possibile.

2/ Πρώτη αγγελία και κατήχηση στην Εκκλησία της Ρώμης σήμερα, Καθ. Α. Lonardo (il testo tradotto non è il testo definitivo sopra riportato, bensì una precedente versione)

Ο όρος “πρώτη αγγελία” σήμερα είναι συζητήσιμος, γιατί στην πραγματικότητα πρόκειται για μια “δεύτερη” αγγελία ή μάλλον για μια πίστη που πρέπει πάντα να “προτείνεται εκ νέου και ποτέ να μην προϋποτίθεται” (πάπας Βενέδικτος ΙΣΤ΄), πρόκειται για “εκείνο το βασικό άγγελμα στο οποίο πρέπει κανείς να επιστρέφει και να το ακούει με διαφορετικούς τρόπους” (πάπας Φραγκίσκος,Evangelii Gaudium 164).

  

1/ Οι νέοι και οι ενήλικες που ζητούν να βαπτιστούν 

Μια πρώτη εμπειρία εξαιρετικά σημαντική που ζούμε στη Ρώμη είναι αυτή των νεαρών και των ενηλίκων που ζητούν να βαπτιστούν και προετοιμάζονται για το μυστήριο με μια κατήχηση εμπνευσμένη από το θεσμό των κατηχουμένων της αρχαίας Εκκλησίας. Κάθε χρόνο είναι γύρω στα 100 άτομα και αυξάνονται, αν και με αργούς ρυθμούς, από τη μια χρονιά στην άλλη. Οι μισοί από αυτούς είναι Ιταλοί και οι άλλοι μισοί νεοφερμένοι μετανάστες. Ως προς το φύλο, είναι ισόποσα μοιρασμένοι.

Ανάμεσά τους, υπάρχουν και πολλοί μουσουλμάνοι που ζητούν να βαπτιστούν αλλά συχνά το μυστήριο γίνεται κρυφά. Οι νεοφώτιστοι μουσουλμανικής προέλευσης, πράγματι, κινδυνεύουν να δολοφονηθούν από τους συμπατριώτες τους μέσα στη Ρώμη. Άλλοι, αντίθετα, φοβούνται τις ενδεχόμενες επιπτώσεις του γεγονότος στη δουλειά τους ή το ενδεχόμενο μέλη της οικογένειάς τους να χάσουν τη δουλειά τους, επειδή δεν απέτρεψαν το βάπτισμα.

Η αίσθηση είναι πως αν υπήρχε πραγματική ελευθερία πάρα πολλοί μουσουλμάνοι –και κυρίως μουσουλμάνες– θα ζητούσαν να βαπτιστούν. Καταγράφονται επίσης και δύσκολα διαχειρίσιμες περιπτώσεις ατόμων που έρχονται από χώρες με πληθυσμό κατά πλειονότητα μουσουλμανικό και παρουσιάζονται για να βαπτιστούν στις ενορίες μας μόνο γιατί η Ρώμη είναι η πόλη του Πάπα χωρίς να θέλουν να αντιμετωπίσουν τον κίνδυνο να απευθυνθούν στις Εκκλησίες των μουσουλμανικών χωρών στις οποίες ζουν. Παρουσιάζονται στις ενορίες λέγοντας πως ήρθαν στη Ρώμη μόνο για να βαπτιστούν. 

Μου συνέβη να ακούσω συχνά από τους μουσουλμάνους και τις μουσουλμάνες που θέλουν να βαπτιστούν το ακόλουθο επιχείρημα: νιώθουμε ότι στον χριστιανισμό υπάρχει αυτή η ελευθερία και αυτή η αγάπη που δεν έχουμε συναντήσει πουθενά αλλού.

Πέρα από τις περιπτώσεις των μουσουλμάνων, οι λόγοι που εκβάλλουν στο αίτημα του βαπτίσματος παρουσιάζουν μια μεγάλη ποικιλία. Συχνά, οι κατηχούμενοι φτάνουν στην επιθυμία να βαπτιστούν μέσω πολύ προσωπικών διαδρομών, συχνά άσχετων με την Εκκλησία. Ενίοτε, η επιθυμία κάποιων να γίνουν χριστιανοί οφείλεται στον/στη χριστιανό/ή σύζυγο αλλά έχουμε και 300 Ιταλίδες που βρίσκονται σε δικαστική διαμάχη με τους πρώην συζύγους τους γιατί μετά τον χωρισμό αυτές παντρεύτηκαν  μουσουλμάνους και εγκατέλειψαν την Ιταλία, παίρνοντας μαζί τα παιδιά από τον πρώτο γάμο και ο δεύτερος σύζυγος δεν επιτρέπει στη μητέρα ούτε τη συνάντηση των παιδιών με τον φυσικό τους πατέρα.

Πολύ συχνά το Βάπτισμα και η πρώτη Κοινωνία του παιδιού (θα επανέλθουμε παρακάτω στην κατήχηση των παιδιών) ωθεί τους γονείς να αποφασίσουν να δεχθούν αυτό το δώρο που είδαν να δέχεται το παιδί  τους (μια χρονιά προσπαθήσαμε να εντοπίσουμε τους λόγους που συνοδεύουν τις αιτήσεις των ενηλίκων να βαπτιστούν, διαπιστώνοντας ότι στο 10% των περιπτώσεων η επιθυμία είχε ως αφορμή το Βάπτισμα ή την Κοινωνία του παιδιού). Εν πάση περιπτώσει, η οικογένεια παραμένει ένα από τα λιγοστά περιβάλλοντα που ενθαρρύνουν την ανάδυση του ζητήματος της πίστης. Όμως, η χριστιανική πίστη από μόνη της ασκεί μια ολοένα και μεγαλύτερη γοητεία, γιατί αναδεικνύει περισσότερο τη διαφορά απέναντι στις άλλες θρησκείες, καθώς και το πολιτισμικό και πνευματικό κενό που προτείνει η σύγχρονη κοινωνία. Οι προβλέψεις των κοινωνιολόγων των προηγούμενων δεκαετιών φαίνεται να έχουν σε μεγάλο βαθμό διαψευσθεί.

Συνήθως, ζητείται από τους κατηχούμενους μια πορεία δύο ετών προετοιμασίας και, για να δοθεί ένα μήνυμα στις άλλες θρησκείες που δέχονται νέους πιστούς άμεσα, δίχως καμιά προηγούμενη σκέψη –όπως συμβαίνει, για παράδειγμα, σε μερικά τζαμιά.

Είναι, όμως, απαραίτητο να στεκόμαστε πλάι στα άτομα όπως αυτά είναι και μερικές φορές αυτή πορεία περιορίζεται στον ένα χρόνο. Ενσωματώνονται σε ενορίες της Ρώμης οι οποίες είναι πολύ ζωντανές. Η ενοριακή ζωή διευκολύνεται και από την εγγύτητα των σπιτιών, ενώ σε άλλες πόλεις της Ιταλίας η επισκοπή περιλαμβάνει και πολλές περιοχές την ύπαιθρο, με μικρές και όχι τόσο ζωντανές κοινότητες.

Με τους κατηχητές προβληματιζόμαστε πολύ γύρω από δύο θέματα.

Πρώτα απ’ όλα, γύρω από το γεγονός ότι η πορεία πρέπει να επικεντρώνεται πραγματικά στο ουσιώδες (με τον τρόπο αυτό αντιλαμβανόμαστε το νόημα της έκφρασης “πρώτη αγγελία”). Έχουμε αντιληφθεί ότι μερικοί κατηχητές άρχιζαν την πορεία της κατήχησης με υπερβολικά περίπλοκους στοχασμούς γύρω από δευτερεύοντα θεολογικά ζητήματα και γύρω από δευτερεύοντα βιβλία της Αγίας Γραφής, δίχως να θίγουν για παράδειγμα ούτε το ζήτημα της διαφορά ανάμεσα σε μια ζωή με ή δίχως τον Θεό.

Θα επιστρέψω σε αυτό το θέμα αργότερα, όταν θα αναφερθώ στην πορεία των παιδιών και των νέων, αλλά μου φαίνεται ολοένα και πιο πρόδηλο ότι το ερώτημα για τον Θεό είναι σήμερα τόσο θεμελιώδες όσο και το ερώτημα για τον Χριστό. Πολλά άτομα χάνουν την πίστη τους μπροστά στην πρόκληση της επιστήμης την οποία η κουλτούρα παρουσιάζει ως τη μοναδική πηγή έγκυρης γνώσης. Πολλοί δεν φτάνουν ούτε στο σημείο να προβληματιστούν για τον Χριστό. Ο αθεϊσμός τους έχει ως αφετηρία την παραδοχή πως το περί Θεού ερώτημα είναι ασήμαντο, ενώ η επιστροφή τους στην Εκκλησία την ανακάλυψη της σπουδαιότητας του Θεού. 

Πελώρια είναι σήμερα τα ερωτήματα για τον δημιουργό Θεό, για τη σημασία της Γενέσεως, για το Big Bang, για τη διαφορά μεταξύ ανθρώπου και ζώου, κ.τ.λ. Οι κατηχητές δεν έχουν την κατάλληλη κατάρτιση, για να διαχειριστούν τέτοια ερωτήματα. Η ιστορικο-κριτική ερμηνεία ανεπίγνωστα βέβαια κατέστησε αδύνατο το να μιλά κανείς για τη Γένεση με τρόπο ξεκάθαρο και όχι σύνθετο. Μοιάζει σα να έχουν δικαίωμα να μιλούν για τα ουσιώδη ζητήματα της ζωής  μόνο οι ειδικοί.

Ένα δεύτερο μεγάλο ζήτημα γύρω από το οποίο εργαζόμαστε είναι αυτό της εκ νέου ανακάλυψης του ρόλου της θείας ευχαριστίας στην προετοιμασία για το Βάπτισμα: θα μπορούσαμε να πούμε ότι επιμένουμε στη λειτουργία της λατρευτικής πράξης ως χώρου της “πρώτης αγγελίας”.

Μοιάζει παράδοξο, αλλά μελετώντας τον τρόπο με τον οποίο η αρχαία Εκκλησία προετοίμαζε τους εθνικούς για το Βάπτισμα, αντιλαμβάνεται κανείς ότι η συμμετοχή τους στην Ευχαριστία προηγείτο του Βαπτίσματος. Δεν κοινωνούσαν βέβαια· εξάλλου, αποχωρούσαν από τον ναό στο τέλος της Λειτουργίας του Λόγου. Όμως, σίγουρα συμμετείχαν με την έννοια ότι η κυριακάτικη Λειτουργία του Λόγου βρισκόταν στην καρδιά της κατηχητικής πορείας. Διαβάζοντας, για παράδειγμα, τη ζωή των κατηχουμένων του 4ου και 5ου αιώνα αντιλαμβάνεται κανείς ότι αυτοί μαζί με τους ήδη βαπτισμένους πιστούς έψελναν στους ναούς, άκουγαν το Ευαγγέλιο, άκουγαν τις ομιλίες των Πατέρων, κ.ο.κ. Ενδεικτική είναι η περίπτωση του Αυγουστίνου, ο οποίος προτού ακόμη βαπτιστεί, σύχναζε στις εκκλησίες του Μιλάνου που είχαν καταλάβει οι καθολικοί, για να μην τις οικειοποιηθούν οι αρειανοί, και τις Κυριακές πήγαινε να ακούσει τον άγιο Αμβρόσιο που κήρυττε στον καθεδρικό της πόλης.

Εργαζόμαστε πολύ και καταβάλλουμε πολύ κόπο, για να δείξουμε στους κατηχητές ότι είναι ανάγκη οι κατηχούμενοι να πηγαίνουν την Κυριακή στη λειτουργία και να συμμετέχουν στο πρώτο μέρος του μυστηρίου. Στο νου των κατηχητών, η αγγελία θα πρέπει να γίνεται σε ευάριθμες ομάδες κατηχουμένων και όχι σε μεγάλες συναθροίσεις, γιατί η ευχαριστία αποτελεί μόνο την culmen (κορυφή) της πίστης, ενώ η λειτουργία είναι και fons (πηγή) της πίστης.

Ζητούμε η κατήχηση να γίνεται την Κυριακή και όχι τις καθημερινές και να στεγάζεται σε ένα χώρο πλάι στην εκκλησία, ενόσω οι πιστοί βρίσκονται στην Εκκλησία για την Ευχαριστιακή προσευχή και τη θεία Κοινωνία.

Έτσι, η κατήχηση των κατηχουμένων θα άρχιζε με τη Λειτουργία του Λόγου και θα επεκτεινόταν στη συνέχεια με την ανάλυση των κατηχητών.

Η εμπειρία μου είναι πως σήμερα ο πρώτος χώρος τον οποίο προσεγγίζουν όσοι θέλουν να γνωρίσουν την Εκκλησία και την πίστη είναι ακριβώς η λειτουργία. Με αυτή την έννοια, η λειτουργία που προορίζεται μόνο για τους πιστούς είναι ταυτόχρονα ο κατ’ εξοχήν ανοιχτός χώρος που ασκεί ευαγγελισμό.

Με ενθάρρυνε η σπουδαιότητα που αναγνώρισε στο κήρυγμα ο πάπας Φραγκίσκος, στο προγραμματικό του κείμενο Evangelii Gaudium–στο θέμα αυτό αφιέρωσε περισσότερες από είκοσι παραγράφους (135-159). «Υπάρχει μια ιδιαίτερη σπουδαιότητα στην ομιλία, που πηγάζει από το ευχαριστιακό της πλαίσιο και υπερβαίνει οποιαδήποτε κατήχηση, εφόσον συνιστά την υψηλότερη στιγμή του διαλόγου ανάμεσα στον Θεό και στον λαό του, πριν από τη μυστηριακή κοινωνία […] Θυμίζουμε πως η Εκκλησία είναι μητέρα και κηρύσσει στον λαό, όπως μια μητέρα που μιλά στο παιδί της, γνωρίζοντας ότι το παιδί έχει εμπιστοσύνη πως όσα του διδάσκει θα είναι για το καλό του, γιατί το παιδί νιώθει την αγάπη της. […] Η θέρμη του τόνου της φωνής του κήρυκα, η γλυκύτητα του ύφους του, η χαρά στις κινήσεις του σώματός του. Ακόμη και στις περιπτώσεις που το κήρυγμα γίνεται λίγο βαρετό, αν γίνει αντιληπτό αυτό το μητρικό-εκκλησιαστικό πνεύμα, θα είναι πάντα γόνιμο, όπως οι βαρετές συμβουλές μιας μάνας καρποφορούν με το πέρασμα του χρόνου στην καρδιά των παιδιών. […] Το αποκλειστικά ηθικολογικό και δογματικό κήρυγμα, καθώς και αυτό που μεταμορφώνεται σε ένα ερμηνευτικό μάθημα, περιορίζουν αυτήν την επικοινωνία μεταξύ των καρδιών που υπάρχει στην ομιλία, η οποία πρέπει να έχει ένα χαρακτήρα σχεδόν μυστηριακό: “Η πίστη προέρχεται από την ακρόαση και η ακρόαση αφορά τον λόγο του Χριστού” (Ρωμ 10,17). Στην ομιλία, η αλήθεια συνοδεύεται από την ομορφιά και το καλό. Δεν πρόκειται για αφηρημένες αλήθειες ή για ψυχρούς συλλογισμούς, γιατί κοινοποιείται και η ομορφιά των εικόνων που ο Κύριος χρησιμοποιούσε, για να παροτρύνει τους ακροατές στην άσκηση της καλοσύνης». 

Πέρα από την προσωπική και συνάμα εκκλησιαστική πορεία των κατηχουμένων (ένας προς έναν παρακολουθούνται στις ενορίες, αλλά μια φορά κάθε δύο μήνες συναντώνται όλοι μαζί στον Άγιο Ιωάννη του Λατερανού για μια κατήχηση μαζί μου ή για τις ακολουθίες που προβλέπεται από τη λειτουργία να τελούν οι επίσκοποι) υπάρχουν σημαντικές συλλογικές εμπειρικές μέθοδοι αγγελίας από την οποία προέρχονται μερικοί κατηχούμενοι μα που ταυτόχρονα είναι και μια ευκαιρία για πολλούς νεαρούς και ενήλικες ήδη βαπτισμένους να ανακαλύψουν ξανά την πίστη.

Αναφέρω ορισμένες από τις γνωστότερες εμπειρικές μεθόδους κατήχησης αυτού του είδους.

A/ Στη Ρώμη (και γενικότερα στην Ιταλία) διαδίδεται ευρύτατα η λεγόμενη οδός των Δέκα εντολών, που ξεκίνησε ένας Ρωμαίος ιερέας, ο π. Fabio Rosini. Πρόκειται για μια πορεία εκ νέου ανακάλυψης της πίστης που διαρκεί περίπου ενάμιση χρόνο[11]. Αρχικά, η συγκεκριμένη εμπειρική μέθοδος απευθυνόταν σε εφήβους και κυρίως φοιτητές, αλλά άρχισαν σιγά σιγά να παίρνουν μέρος και πάρα πολλοί ενήλικες. Ξεκινώντας από μια υπαρξιακή παρουσίαση του νοήματος των Εντολών, φτάνει κανείς σε μια έμπρακτη αγγελία της πίστης. Δεκάδες χιλιάδες νέοι έχουν συμμετάσχει στην εμπειρία των Δέκα εντολών. Η πορεία προτείνει κατηχήσεις που πραγματεύονται τα ερωτήματα που θέτουν οι δέκα εντολές, μέσα από ένα πρίσμα όχι ηθικιστικό αλλά πνευματικό -για παράδειγμα, με αφορμή την Πρώτη εντολή διερευνάται το ερώτημα ποιο είναι το πρόσωπο του Θεού. Ωστόσο, οι ίδιες οι κατηχήσεις αποτελούν και ένα  “θέαμα” με την πιο ωραία σημασία της λέξης, φτιαγμένο από εικόνες, αφηγήσεις εμπειριών και ανεκδότων. Η σιωπηλή ακρόαση που παραμένει αποφασιστικής σημασίας –φανταστείτε την εντυπωσιακή εικόνα 2000 ατόμων, στην πλειονότητά τους νέων, να ακούνε σιωπηλοί για δύο ώρες τον ιερέα που μιλά και εξηγεί- σιγά σιγά δίνει τη θέση της στη διδασκαλία της  scrutatio, δηλαδή μιας πνευματικής ανάγνωσης της Βίβλου θεωρούμενης ως ενότητας, όπου κάθε στίχος φωτίζει ερμηνευτικά έναν άλλο.

Ο π. Fabio βοηθά πολλούς ιερείς της Ρώμης να σκέφτονται στη γλώσσα που μιλάνε. Παρατηρεί ότι προτού μιλήσουν θα πρέπει να θυμηθούν πώς ήταν οι ίδιοι προτού γίνουν πιστοί και να αναρωτηθούν αν αυτό που λένε θα μπορούσε να τους είχε φανεί ενδιαφέρον την εποχή που βρίσκονταν ακόμη μακριά από τον Θεό. Επιμένει στη σημασία που έχει η “αντίθεση” –μια εικαστική οντότητα αναδύεται καλύτερα πάνω σε ένα διαφορετικό χρώμα, για να θυμηθούμε τον van Gogh – και αντιστρόφως η “αναλογία”, δηλαδή η ικανότητα να παραπέμπουμε σε καταστάσεις ζωής που οι νέοι νιώθουν δικές τους.

Είναι μια απαιτητική κατήχηση, μα σίγουρα πολύ υπαρξιακή που δείχνει τα αδιέξοδα στα οποία μας ωθεί η κοινωνία, φωτίζοντάς τα με το χριστιανικό μήνυμα.

B/ Μια δεύτερη εμπειρική οδός αγγελίας, πολύ διαδεδομένη στη Ρώμη, είναι αυτή που πρότεινε έναν ιερέας στο Ορατόριο του San Filippo Neri, ο π.  Maurizio Botta. Ονομάζεται “Πέντε βήματα”, επειδή βασίζεται σε πέντε ετήσιες συναντήσεις στις οποίες μπορεί οποιοσδήποτε να συμμετάσχει. O π.  Maurizio επιλέγει κάθε χρόνο πέντε από τα πιο πολυσυζητημένα τρέχοντα θέματα, πάντα διαφορετικά, και τα πραγματεύεται διεισδύοντας στον πυρήνα του προβλήματος και φωτίζοντάς τον με την πίστη και το Ευαγγέλιο. 

Διερευνώνται θέματα, όπως η φτώχεια της Εκκλησίας, το φύλο ή ο ψηφιακός κόσμος. Στον ιστότοπο www.cinquepassi.org  μπορεί κανείς να ακούσει μαγνητοφωνημένες όλες τις συναντήσεις που έχουν γίνει μέχρι σήμερα. Η εκκλησία στην οποία πραγματοποιούνται βρίσκεται στο κέντρο της πόλης και συμμετέχουν μερικές φορές 800 νέοι από κάθε συνοικία της Ρώμης.

Η πραγμάτευση κάθε θέματος δεν περιορίζεται ποτέ στο επιφανειακό επίπεδο ενός δημοσιογραφικού εντυπωσιασμού, αλλά αποβλέπει στην κατανόηση των πιο θεμελιωδών κατευθύνσεων της ίδιας της κοινωνίας και του Ευαγγελίου.   

Είναι μια πορεία της πρώτης αγγελίας με αφετηρία τα υπό συζήτηση θέματα. Πολύ σημαντικό σε αυτήν την εμπειρική μέθοδο είναι το γεγονός ότι αυτή υποστηρίζεται από ολόκληρη την κοινότητα των ιερέων του Ορατορίου. Όλοι έχουν δώσει όρκο μονιμότητας και, συνεπώς, ξέρουν πως θα πεθάνουν στην εκκλησία όπου ζουν σήμερα. Την πρωτοβουλία  αυτή πλαισιώνει ολόκληρο το Ορατόριο που ανανεώνεται προσλαμβάνοντας νέες μορφές οι οποίες όμως δεν απομακρύνονται από τις αρχικές στοχεύσεις του Ορατορίου του Αγίου Φιλίππου, Τη νύχτα, ομάδες 600 νέων πραγματοποιούν μια προσκυνηματική πορεία 24 χιλιομέτρων, κατά την οποία επισκέπτονται επτά εκκλησίες, λέγοντας προσευχές. Οι ιερείς και οι λαϊκοί αναγγέλλουν την πίστη μέσω της μουσικής και των παραδοσιακών οργάνων που  χρησιμοποιούσε ήδη ο άγιος Φίλιππος, ενώ παρομοίως αναβιώνει και το χριστιανικό θέατρο.

Γ/ Μια τρίτη εμπειρική μέθοδος αγγελίας είναι αυτή της υπαρξιακής ερμηνείας της Θείας Κωμωδίας του Δάντη. Χιλιάδες άνθρωποι συμμετείχαν σε αυτή την πρωτοβουλία η οποία αργότερα μεταφέρθηκε στη μικρή οθόνη, σε μια σειρά εκπομπών του καναλιού TV2000, του τηλεοπτικού σταθμού της ιταλικής Εκκλησίας. Το εκπληκτικό έργο του Δάντη κακοποιήθηκε από το Πανεπιστήμιο και το σχολείο που το προσεγγίζουν με έναν τρόπο αποκλειστικά επιστημονικό και φιλολογικό, που δεν μεταφέρει τη θέρμη του κειμένου στην καρδιά. Ο Franco Nembrini, ένας λαϊκός διευθυντής ενός σχολείου, άρχισε να εξηγεί τον Δάντη σε ένα ακροατήριο χιλιάδων ανθρώπων, καθηγητών και νεαρών. Ο Roberto Benigni, ένας δημοφιλής Ιταλός κωμικός, ομολόγησε κάποτε πως έμαθε από τον Nembrini να σχολιάζει τη Θεία Κωμωδία. Ο σχολιασμός του Nembrini είναι βέβαια σοβαρός, αλλά αμέσως εκτείνεται και σε ένα υπαρξιακό πεδίο, διατυπώνοντας για παράδειγμα το ερώτημα γιατί ο Δάντης τοποθετεί στην κόλαση δύο ερωτευμένους όπως τον Παύλο και την Φραντζέσκα ή έναν αναζητητή όπως τον Οδυσσέα.

Ένας άλλος, νεαρότατος αυτή τη φορά καθηγητής, που θα μπορούσε να πει κανείς πως διατυπώνει μια αγγελία της πίστης μέσω της λογοτεχνίας και της σικελικής διαλέκτου αν και διδάσκει στο Μιλάνο, είναι ο  Alessandro D’Avenia, που ερμηνεύει σε αίθουσες πλημμυρισμένες από νέους την Οδύσσεια και την Ιλιάδα ή τον Ντοστογιέβσκι ή ακόμη και τον Leopardi.

Δ/ Ολοένα και ισχυρότερη είναι η παρουσία εκκλησιαστικών κινημάτων, ιδιαίτερα της πορεία των νεοκατηχουμένων, που σε αντίθεση με τους παραπάνω τρόπους, διατυπώνει μια νέα “αγγελία” της πίστης στο πλαίσιο μικρών ομάδων, των λεγόμενων “κοινοτήτων”. Σήμερα ο αριθμός των συμμετεχόντων σε αυτές είναι μικρότερος αυτού των προηγούμενων δεκαετιών. Όμως, η πρόταση παραμένει πολύ ισχυρή και αποφασιστική. Μεταξύ άλλων, πολλοί από τους ιερείς και λαϊκούς με την πάροδο του χρόνου διαμορφώνουν σταδιακά πιο ανοιχτές μορφές σε σχέση με το παρελθόν, κάτι που φαίνεται πως θα συνεχιστεί δεδομένης της προχωρημένης πλέον ηλικίας του ιδρυτή. Η πορεία των νεοκατηχουμένων είναι σήμερα ίσως το πιο γόνιμο πεδίο από την άποψη των κλίσεων στην ιεροσύνη και στον μοναστικό βίο. Σε ορισμένες μεγάλες επισκοπές της Ιταλίας οι μισές των χειροτονιών κάθε χρόνο αφορούν νέους αποφοίτους της τοπικής Ιερατικής Σχολής και οι άλλες μισές νεαρούς που σπούδασαν σε Ιερατικές Σχολές νεοκατηχουμένων, τις λεγόμενες Redemptoris Mater.

2/ H πορεία των παιδιών και των νέων και των οικογενειών τους

Μια σημασία πολύ μεγαλύτερη από αυτές τις εξαιρετικά ενδιαφέρουσες εμπειρικές οδούς έχει η καθημερινή πορεία που βιώνεται στις ενορίες.

Είμαι πεπεισμένος –αν και γνωρίζω ότι την άποψή μου δεν τη συμμερίζονται όλοι οι συνάδελφοί μου διευθυντές των κατηχητικών Υπηρεσιών– ότι η χριστιανική κατήχηση της μύησης των παιδιών και των νέων είναι η πιο ζωντανή και πιο δημοφιλής εμπειρία αγγελίας που διαθέτει η ιταλική Εκκλησία.

Στην Ιταλία δόθηκε μεγάλη σημασία στην κατήχηση των ενηλίκων χωρίς όμως να έχει διευκρινιστεί ποιος είναι ενήλικας. Με τον όρο “ενήλικας” υπογραμμιζόταν η διαλεκτική ικανότητα και το κριτικό πνεύμα, όμως διέλαθε της προσοχής ότι ενήλικας είναι μόνον αυτός που ενδιαφέρεται για τις νέες γενιές και για τα παιδιά του περισσότερο απ’ όσο για τον εαυτό του.  Εγώ υποστηρίζω ότι είναι ενήλικας μόνο όποιος είναι γονιός (συμπεριλαμβάνοντας στον όρο και την πνευματική πατρότητα και μητρότητα). Συνήθως, όμως, σε πολλούς κύκλους χριστιανών διανοουμένων ο ενήλικας είναι ένας εργένης, που δεν έχει παντρευτεί και δεν έχει αποκτήσει παιδιά.

Αυτός ο ορισμός του ενήλικα, του ενήλικα ως πατέρα και μητέρας, διαλύει την ευρύτατα αποδεκτή αφηρημένη αντίθεση ανάμεσα στην αγγελία και την κατήχηση των ενηλίκων και στην αγγελία και την κατήχηση των παιδιών, μια προσέγγιση που έφερε μέσα της την εξίσου αφηρημένη αμφιλογία για το αν η αποστολική Εκκλησία των πρώτων αιώνων επέμενε ή όχι στον νηπιοβαπτισμό.

Από τις ιστορικές μου μελέτες προκύπτει σαφώς ότι όπου βαπτίζονταν οι ενήλικες, αυτοί βάπτιζαν και τα παιδιά τους , γιατί αντιλαμβάνονταν ως χρέος να τους κάνουν αυτό το δώρο[12].

Σήμερα, αρχίζει να εκτιμάται εκ νέου η απλή και λαϊκή κατήχηση των ενοριών. Θα ήθελα να διατυπώσω ορισμένα ερωτήματα που σχετίζονται με αυτή την νέα κατάσταση:

A/  Ο λαϊκός και συνεπώς φιλάνθρωπος χαρακτήρα της αγγελίας της πίστης

Ο πάπας Φραγκίσκος τονίζει αυτό το έντονο ενδιαφέρον που είχαν ήδη οι ενορίες για τα άτομα και τις οικογένειες, όπως αυτά είναι όταν παρουσιάζονται, ζητώντας να βαπτίσουν ή να κοινωνήσουν τα παιδιά τους –θα επιστρέψουμε αργότερα σε αυτή τη διάκριση στην καθολική ποιμαντική της Ρώμης.

Στο παρελθόν αυτές οι περιπτώσεις αντιμετωπίζονταν με καχυποψία. Επειδή οι άνθρωποι αυτοί δεν είχαν μια πραγματική και βαθιά πίστη, η χριστιανική κοινότητα θεωρούσε, αρνούμενη όμως να το παραδεχτεί, πως το αίτημά τους θα έπρεπε κατά κάποιον τρόπο να απορριφθεί. Η χριστιανική κοινότητα διεκδικούσε για τον εαυτό της την αποστολή να  “εκπαιδεύσει ξανά” αυτούς τους ανθρώπους προς τους οποίους έτρεφε ένα αίσθημα  υπεροχής. Σημαντικό ρόλο προς αυτή την κατεύθυνση διαδραμάτισαν οι σκέψεις σπουδαίων κατά τα άλλα συγγραφέων, όπως του Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer οι οποίοι είχαν καθιερώσει μια ορολογία που εκτιμούσε θετικά την “πίστη”, ενώ έφτανε στο σημείο σχεδόν να απαξιώνει τη “θρησκεία”.

Αυτό οδηγούσε, μεταξύ άλλων, σε ένα αντιφατικό φαινόμενο, που ισχύει μέχρι σήμερα. Οποιαδήποτε θρησκεία, παρά τον πρόδηλο και ενίοτε σκοταδιστικό της φορμαλισμό αντιμετωπιζόταν θετικά, ενώ το αίτημα δύο όχι τόσο ευσεβών καθολικών γονέων φάνταζε “θρησκευτικό” και, γι’ αυτό, ουσιαστικά κίβδηλο.

Η εμπειρία δείχνει, αντιθέτως, ότι οι ενήλικες πλησιάζουν ξανά την πίστη, ειδικά παίρνοντας αφορμή από τη γέννηση ή την εκπαίδευση των παιδιών τους. Οι οικογένειες ανυπομονούν να δεχθούν βοήθεια, να ακούσουν συνετά λόγια για τη ζωή και την εκπαίδευση, παρακολουθούν, καταλαβαίνουν, εμπιστεύονται, ανακαλύπτουν ξανά. Η αγγελία αρχίζει να δομείται τότε, όπως η κατήχηση των παιδιών, που εν τω μεταξύ, προσφέρει υλικό και εμπειρίες στους γονείς. Μπορώ να βεβαιώσω ως ενοριακός ιερέας ότι πάμπολλοι γονείς ανακάλυψαν εκ νέου την πίστη εξαιτίας των παιδιών τους.

Ενώ τα παιδιά συναντώνται στις τακτικές εβδομαδιαίες συγκεντρώσεις τους, εμείς προτείνουμε, ως Γραφείο Κατήχησης, οι συναντήσεις των γονέων να γίνονται την Κυριακή, μεταξύ λειτουργίας και γεύματος.

Εξαιρετικά επιτακτική είναι η ανάγκη ενός προσανατολισμού. Οι σύγχρονοι γονείς δεν νιώθουν σύγχυση μόνο απέναντι στην πίστη. Νιώθουν σύγχυση σε κάθε επιμέρους περιβάλλον της ζωής. Είναι σαν “πρόβατα που δεν έχουν ποιμένα” (Μτ 9,36). Δεν ξέρουν πότε πρέπει να πάνε τα παιδιά τους για ύπνο, συχνά τα κακομαθαίνουν, τα βάζουν με τους δασκάλους αν οι τελευταίοι μαλώνουν τα παιδιά τους σχολείο. Αυτό που επιθυμώ είναι οι κατηχητές να λαμβάνουν υπόψη ότι οι γονείς σήμερα διέρχονται μια βαθιά κρίση μέσα στο ίδιο τους το σπίτι. Το πρόβλημα δεν είναι μόνο ότι δεν συμμετέχουν στην ευχαριστία ή στις άλλες συναντήσεις που οργανώνονται γι’ αυτούς, αλλά πως δεν ξέρουν ούτε να πουν “όχι” στα παιδιά τους πάνω σε στοιχειώδη ζητήματα.

Θα πρέπει να εξηγήσουμε σ’ αυτούς ότι η πραγματική κρίση δεν έχει να κάνει με το Βάπτισμα αλλά με τις άδειες κούνιες: μόνον όταν ανακαλυφθεί εκ νέου το Βάπτισμα θα γεννηθούν περισσότερα παιδιά. Αλλά, ακριβώς γι’ αυτό, ακόμη και αυτός που είναι άθεος, όταν βαπτίζει ένα παιδί, αντιλαμβάνεται ότι σε αυτό το βάπτισμα διακυβεύεται ολόκληρο το σύμπαν. Αν το Βάπτισμα έχει ένα νόημα τότε έκαναν καλά που γέννησαν το παιδί τους, αν το Βάπτισμα δεν είναι αληθινό, τότε δεν έχει νόημα η γέννηση ενός παιδιού.

Το Βάπτισμα είναι σήμερα ο κομβικός χώρος της αγγελίας της πίστης. Το ίδιο ισχύει και για την πορεία που ακολουθεί το Βάπτισμα. Επειδή στη Ρώμη γνωρίζουμε πως οι γονείς θα επιστρέψουν για την προπαρασκευαστική πορεία προς την  Κοινωνία περιμένουμε να έρθει εκείνη η στιγμή. Στο μεταξύ όμως το παιδί μεγαλώνει μακριά από τον Θεό και οι γονείς δεν έχουν συμπαράσταση στη δύσκολη αποστολή τους.

Έχουμε λοιπόν ετοιμάσει Επιστολές[13], για να συμπαρασταθούμε στους γονείς και για να τους δείξουμε ότι η Εκκλησία τους περιμένει και έχει κάτι να τους προσφέρει.

B/ Πλάι στην υποδοχή και τη συνοδεία των γονέων αναδύεται το ζήτημα της σπουδαιότητα του περιεχομένου της αγγελίας. Αν η αγάπη, το άνοιγμα προς όλους εκφράζει τη φιλανθρωπία του Θεού και της Εκκλησίας, όπως και τη μητρική της γονιμότητα, δεν πρέπει να αγνοείται η αξία του περιεχομένου της ίδιας της πίστης.

Παραδόξως είναι σαν ο Θεός να μας έχει χαρίσει δύο συμπληρωματικούς πάπες, τον ένα για να μας θυμίζει τη σημασία του Λόγου και τον άλλο για να μας θυμίζει τη σημασία της αγάπης.

Η κατάσταση της αγγελίας σήμερα είναι δραματική, γιατί όποιος είναι διανοούμενος βρίσκει το πολιτισμικό επίπεδο των κατηχητών και συχνά και των ιερέων απογοητευτικά χαμηλό. Πολλοί έχουν δυσκολία να εξηγήσουν τα μεγάλα θέματα της πίστης, για τα οποία δεν έχουν επαρκώς καταρτιστεί: τη δημιουργία, το προπατορικό αμάρτημα, την ελευθερία και τη χάρη, την ενσάρκωση, τη σωτηρία, την αληθινή θρησκεία. Ακόμη και η κατήχηση των παιδιών συχνά καταντά απλοϊκή, περιορίζεται στο να ζητά από αυτά να σχεδιάζουν, να χρωματίζουν, να τρέχουν, τα πάντα μετατρέπονται σε δραστηριότητες. Ως Γραφείο Κατήχησης της Ρώμης έχουμε μόλις δημοσιεύσει μια Κατήχηση για παιδιά και γονείς αποβλέποντας ακριβώς σε μια σοβαρή επαναπροσέγγιση του περιεχομένου της πίστης. Το έργο αυτό ξεκινά από τα μεγάλα ερωτήματα που θέτουν τα παιδιά. Σκοπός του είναι να γίνει αντιληπτό πως τα παιδιά θέτουν μεγάλα ερωτήματα και πως αυτά τα ερωτήματα θα πρέπει να συζητιούνται. Θυμάμαι ένα τετράχρονο παιδί που με ρωτούσε: “Μα αν ο Θεός είναι αγάπη, γιατί έστειλε τον Γιό του να πεθάνει και δεν ήρθε ο Ίδιος;”

Σε ένα κανάλι του YouTube έχουμε αναρτήσει μια σειρά βίντεο για την κατάρτιση των κατηχητών στην οποία πραγματευόμαστε εκ νέου τέτοια μεγάλα ζητήματα.

Επιπλέον απουσιάζει εντελώς από τους κατηχητές οποιαδήποτε συνθετική θέαση των πραγμάτων. Αν ερωτηθούν ποιοι είναι οι στύλοι του Ισλάμ, όλοι θα αποκριθούν πως είναι πέντε και θα μπορέσουν να τους αναφέρουν. Αν όμως ερωτηθούν ποιοι είναι οι στύλοι της χριστιανικής πίστης θα αρχίσουν να μασούν τα λόγια τους.

Θεμελιώδης είναι ανακάλυψη της αγγελίας των τεσσάρων πυλώνων που εμπεριέχονται στην κατήχηση των Πατέρων: η πίστη που ομολογείται με το Πιστεύω, η πίστη που βιώνεται με τη λειτουργική εμπειρία, η έμπρακτη πίστη με τις εντολές, η πίστη που εκφράζεται στα επτά αιτήματα του Πάτερ Ημών[14].  Είναι εντυπωσιακό το γεγονός ότι μετά από τουλάχιστον δύο χρόνια ενοριακής κατήχησης και 16 συναπτά έτη διδασκαλίας των θρησκευτικών στο σχολείο, συχνά οι νέοι δεν γνωρίζουν ούτε την αλφαβήτα του Χριστιανισμού.

Γ/ Η κομβική θέση της Κυριακής στον σύγχρονο κόσμο

Αποφασιστικός είναι έπειτα ο ρόλος της κυριακάτικης θείας ευχαριστίας. Τόσο κομβικός, που κατά τη γνώμη μου, αν μια οικογένεια ενεργεί την πίστη της στο πλαίσιο της θείας ευχαριστίας της αυτό της αρκεί, για να ζήσει.

Όμως, η πίστη τη μέρα του Κυρίου πρέπει και αυτή να αγγέλλεται[15]. Είναι σαν να επαναδιατυπωνόταν σήμερα η πίστη με τα εργαλεία της συστηματικής θεολογίας, δηλαδή δείχνοντας το γιατί της αλήθειας και της ομορφιάς της πίστης. Όταν οι κατηχητές περιορίζονται στο να ζητούν από τους γονείς να θυσιάσουν την Κυριακή, αυτό το αίτημα ακούγεται ηθικιστικό. Αντιθέτως, το θέμα είναι να δείξουν στους γονείς πού έγκειται η ουσία της λειτουργίας. Ως εφημέριος συνήθιζα να μιλώ στους γονείς κατά την πρώτη μας συνάντηση για τις ενδεχόμενες αντιρρήσεις τους να συμμετάσχουν στην κυριακάτικη λειτουργία. Αυτοί μου έλεγαν βέβαια ότι τις Κυριακές είναι κουρασμένοι και πως θα είχαν ανάγκη την κυριακάτικη αργία για να μείνουν με την οικογένειά τους. Λίγο αργότερα, τους εξηγούσα ότι στην πραγματικότητα τις Κυριακές κουράζονταν περισσότερο απ’ όσο τις άλλες μέρες και πως κατέληγαν να μένουν μόνοι, χωρίς καν να μιλούν μεταξύ τους. Ο Ιησούς καθιέρωσε την Ημέρα Του για να ξεκουράζει τις οικογένειες και να τις βοηθά να είναι μαζί. Τους εξηγούσα πώς εισέρχεται κανείς κουρασμένος στην Ευχαριστία και βγαίνει ξεκούραστος και πώς εκείνη τη στιγμή, ο πατέρας, η μητέρα και τα παιδιά βρίσκονται μαζί και βρίσκουν το κουράγιο να μιλούν για τον Θεό. 

Δ/ Η ανάγκη να ακολουθούμε τους νέους

Η εμπειρία δείχνει πως κάθε αγγελία θα πρέπει να επαναδιατυπώνεται, ακολουθώντας τα διαδοχικά στάδια της ηλικίας των ακροατών.  Είναι σαν να ξαναρχίζει κανείς από το μηδέν. Αυτό ισχύει κυρίως στη εφηβική ηλικία. Όλα αυτά που οι νέοι έχουν μάθει ως παιδιά τίθενται υπό συζήτηση και καταρρέει ένα προς ένα. Όχι γιατί αυτό που έμαθαν έχει αγγελθεί με λάθος τρόπο αλλά γιατί αυτό είναι το χαρακτηριστικό της συγκεκριμένης ηλικίας.

Οι νέοι ακολουθούν μια πορεία μόνο αν ακούνε την αγγελία από μια κοινότητα νέων λίγα χρόνια μεγαλύτερών τους. Έχουν ανάγκη να δουν στην πράξη ότι η πίστη είναι εφικτή, να τη δουν βιωμένη από δεκαοκτάχρονους, εικοσάχρονους κ.ο.κ.

Ακόμη και το περιεχόμενο της πίστης πρέπει να το δουν από μια διαφορετική οπτική γωνία πιο υπαρξιακή, σε σχέση με αυτή των παιδιών τα οποία αγαπούν περισσότερο την αντικειμενικότητα.

Όπως καλά γνωρίζετε, η καθολική Εκκλησία στο σημείο αυτό έχει τη συνδρομή της πρακτικής της να χορηγεί αργότερα το Χρίσμα. Στο μυστήριο αυτό είναι σαν να γίνεται αντιληπτή η ανάγκη των νέων να επιβεβαιωθούν, να ακούσουν από τον Θεό να τους ξαναλέει ότι είναι παιδιά Του. Συχνά, φέρνω ως παράδειγμα μια δική μου εμπειρία, όταν μια μέρα φαντάστηκα τον πατέρα μου –ο οποίος είχε ήδη πεθάνει- να μου λέει από τον ουρανό: «Μπράβο Andrea, είσαι καλός παπάς, θα τα καταφέρεις στην αποστολή σου». Έτσι, και οι νέοι έχουν ανάγκη ο Θεός να τους επιβεβαιώσει, να τους δώσει σιγουριά πως θα καταφέρουν να παντρευτούν, να αποκτήσουν παιδιά, να ξεπεράσουν τους πολέμους και την κακία του ISIS κ.λπ.

Σήμερα, όμως, κανείς δεν θέλει να επιβεβαιώσει τους νέους. Προτιμάμε να μην απαντάμε στις σαφείς τους ερωτήσεις για το πού βρίσκεται η ευτυχία ή για το αν οι γονείς είναι ευτυχισμένοι. Όπου ο ιερέας θυσιάζεται εντελώς για τους νέους, εκεί ανακαλύπτει κανείς πως ακόμη και οι νέοι δεν περιμένουν τίποτε άλλο και πως η αγγελία είναι εφικτή.

Note al testo

[1] «Mi torna alla memoria che, proprio in questa Basilica, in un intervento durante il Sinodo Romano, citai alcune parole che mi aveva scritto in una piccola lettera Hans Urs von Balthasar: “La fede non deve essere presupposta ma proposta”. È proprio così. La fede non si conserva di per se stessa nel mondo, non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata» (discorso di papa Benedetto XVI al Convegno della diocesi di Roma "Si sentirono trafiggere il cuore" (At 2, 37), 13/6/2011).

[2] Cfr. Che cosa si deve propriamente intendere per catechesi dei bambini e dei ragazzi di “ispirazione catecumenale”? (V parte: gli orizzonti aperti dal “secondo” annunzio), di Andrea Lonardo, on-line su www.gliscritti.it.

[3] Cfr. A. Lonardo, Daniel Pennac racconta di aver insegnato ai suoi alunni un testo a memoria a settimana, facendoli appassionare alla qualità dei brani scelti: dal contenuto alle competenze e non viceversa. Breve nota di Andrea Lonardo su di una importante questione educativa, disponibile on-line su www.gliscritti.it.

[4] Cfr. il sito http://lapartemigliore.org/site/

[5] Cfr. Il battesimo dei bambini nella chiesa delle origini. Appunti su di un volume di Joachim Jeremias, di Andrea Lonardo http://www.gliscritti.it/blog/entry/990.

[6] Sono disponibili on-line sul sito de Gli scritti 8 lettere alle famiglie con figli da 0 a 3 anni: III parte dell'itinerario battesimale proposto dalla diocesi di Roma. Otto file in PDF pronti da stampare.

[7] M. Botta . A. Lonardo, Le domande grandi dei bambini. Catechismo per la prima Comunione, Castel Bolognese, Itaca, 2016.

[8] Cfr. su questo M. Borrmans, La crocifissione di Gesù nel Corano su www.gliscritti.it.

[9] Cfr. su questo A. Lonardo, Il Catechismo della Chiesa Cattolica per imparare “la forza e la bellezza della fede”, in Cozzoli. M. (ed.), Pensare, professare, vivere la fede. Nel solco della lettera apostolica “Porta fidei”, Lateran University Press, Roma 2012, pp. 473-507.

[10] Perché vale la pena andare a messa? Come vivere la domenica? Perché abbiamo bisogno di riti? Traccia per il III incontro con i genitori dell’Iniziazione cristiana, di Andrea Lonardo per l’Ufficio catechistico della diocesi di Roma.

[11] Βλ. http://lapartemigliore.org/site/

[12] Βλ. Andrea Lonardo, «Ο νηπιοβαπτισμός στην αρχέγονη εκκλησία. Σχόλια σε ένα βιβλίο του di Joachim Jeremias»: http://www.gliscritti.it/blog/entry/990. (στα ιταλικά)

[13] Οι επιστολές αυτές είναι προσιτές στον ιστότοπο Gli scritti 8 lettere alle famiglie con figli da 0 a 3 anni: III parte dell'itinerario battesimale proposto dalla diocesi di Roma. Otto file in PDF pronti da stampare. (στα ιταλικά)

[14] Για το θέμα αυτό βλ. A. Lonardo, Η Κατήχηση της Καθολικής Εκκλησίας για να μάθουμε “τη δύναμη και την ομορφιά της πίστης”, στο Cozzoli. M. (ed.), Εμβαθύνοντας, ομολογώντας, ζώντας την πίστη. Στα χνάρια της αποστολικής επιστολής “Porta fidei”, Lateran University Press, Roma 2012, σσ. 473-507. (στα ιταλικά)

[15] Andrea Lonardi, «Γιατί αξίζει να συμμετέχει κανείς στην λειτουργία; Πώς βιώνεται η Κυριακή; Γιατί έχουμε ανάγκη τις ακολουθίες; Σχεδίασμα για την Γ΄ συνάντηση με τους γονείς της χριστιανικής μύησης”, Γραφείο Κατήχησης της επισκοπής της Ρώμης» (στα ιταλικά). Προσιτό στον ιστότοπο Perché vale la pena andare a messa? Come vivere la domenica? Perché abbiamo bisogno di riti? Traccia per il III incontro con i genitori dell’Iniziazione cristiana, di Andrea Lonardo per l’Ufficio catechistico della diocesi di Roma.