I luoghi di Santa Melania la giovane (Juniore) a Gerusalemme. Note storiche di Andrea Lonardo

- Scritto da Redazione de Gliscritti: 13 /02 /2024 - 22:59 pm | Permalink | Homepage
- Segnala questo articolo:
These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages.
  • email
  • Facebook
  • Google
  • Twitter

Riprendiamo sul nostro sito una nota di Andrea Lonardo, che è stato parroco di Santa Melania la giovane (Juniore) in Roma. Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la sua presenza non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto. I neretti sono nostri ed hanno l’unico scopo di facilitare la lettura on-line. Per ulteriori testi, cfr. le sezioni Maestri nello Spirito. Su Melania la giovane, cfr. in particolare:
-Melania la giovane, Santa nel matrimonio e nella vita monastica: Una testimonianza dei tempi di Agostino di Ippona
-Vita di Santa Melania Juniore, di padre Modesto Ivano Giacon
-Gli scavi archeologici sulla residenza romana di S. Melania
-Cenni sulla vita di Melania la giovane, di p.Tomás Spidlik
-Alcuni brani dal volume di p. Spidlik, ' Melania la benefattrice '
-La presenza di Melania in Africa ed il problema della sua enorme ricchezza, desiderata dai cristiani di Ippona, nell'epistolario di S. Agostino
-Testo integrale della Vita di S. Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano
-Melania la giovane nei Carmi di Paolino di Nola
-La dedica a Melania la giovane dell'opera anti-pelagiana di S. Agostino "La grazia di Cristo ed il peccato originale"
-La vita di Melania nella testimonianza della Storia Lausiaca di Palladio, suo contemporaneo.

Il Centro culturale Gli scritti (13/2/2024)


Tomba di santa Melania a Gerusalemme

Melania la giovane (Melania l’anziana è la nonna, anch’essa santa), nacque nel 383, si sposò a 14 anni con Piniano (poi anche lui santo) nel 397. Morti i due figli della coppia, decisero di vivere entrambi come monaci e giunsero infine a Gerusalemme nel 417.

Nel 431, dopo quattordici anni di vita a Gerusalemme insieme con la figlia, morì santamente la madre di Melania, Albina, e l’anno dopo anche Piniano. Melania morì nel 439.

Le fonti[1] raccontano che in un primo tempo Melania scelse di abitare all’interno degli edifici dell’Anastasis, oggi Santo Sepolcro (che dovevano includere allora ampie zone di accoglienze per i pellegrini): Geronzio, suo confessore, racconta  che lì ella si spogliò di beni, chiedendo di essere inserita lei stessa nella lista dei poveri di Gerusalemme, per ricevere aiuti dalla Chiesa.

Lì dimorava sola con la madre e frequentava i “vescovi”, che interrogava per conoscere il significato delle Scritture e dalle cui parole scriveva appunti di studio sul suo taccuino. Quando a sera l’Anastasis veniva chiusa, Melania passava la notte dinanzi al martyrium del Calvario, quindi probabilmente all’aperto, nel quadriportico che lo collegava con l’Anastasis, e vi restava fino al mattino quando, dopo aver cantato gli “inni mattinali” (le odierne Lodi) con i monaci e le monache che giungevano all’Anastasis, tornava nella sua cella, che, come si è detto, era vicino al Santo Sepolcro.

Quando nel 419 potè liquidare i restanti beni che ancora le rimanevano, decise con Piniano di recarsi presso le celle dei monaci e delle monache dei monasteri copti del deserto in Egitto, per apprendere ulteriormente la vita monastica.

Tornata da quel pellegrinaggio – è la seconda volta che giunge a Gerusalemme - si ammalò seriamente e così Piniano. Decise allora di andare a vivere sul Monte degli Ulivi in una cella già costruita da sua madre, dove abitò per 14 anni. Lì si reco a trovarla anche Paola, figlia di un figlio di Santa Paola Romana e di Leta, insomma una seconda Paola che fu cugina di Melania, che visse nel gruppo monastico femminile che si riunì intorno a Gerolamo a Betlemme e che lo assistette in punto di morte.

Alla morte della madre, nel 431, Melania fece costruire, con l’aiuto di Piniano, un monastero per 90 monache, con alcune ragazze che ella riuscì a strappare a vite immorali.

Anche «Piniano aveva abbracciato, da parte sua, la vita monastica. Palladio (H.L. LXI, p. 157) ce lo descrive “con trenta monaci” che leggono, s’occupano dell’orto e tengono serie conferenze»[2].

Alla morte di Piniano, nel 432, Melania andò a vivere in una cella nei pressi dell’Apostoleion – poiché l’Eleona, come si dirà a breve, già esisteva, si può ritenere che ci si riferisca ad una cappella con annesso monastero costruito nei pressi -, da lei stessa fatto precedentemente costruire sul Monte degli Ulivi, dove fece anche seppellire Piniano. Lì visse per quattro anni.

L’Apostoleion «era stato eretto dalla santa in onore degli apostoli, senza dubbio in ricordo dei differenti incontri che essi ebbero con il Cristo sul Monte degli Ulivi (“tradizione” del Pater, “apocalisse sinottica”, ultime parole prima dell'Ascensione)»[3].

Fece poi costruire “un monastero di santi uomini, perché celebrassero senza interruzione i salmi notturni e diurni nel luogo dell’Ascensione del Signore e nella grotta dove il Salvatore si intrattenne con i santi discepoli, parlando della fine dei tempi”[4].

Il luogo è da identificarsi con un edificio annesso o comunque vicino al «santuario costantiniano dell’Eleona, che riuniva i due ricordi evangelici»[5].

Di ritorno da Costantinopoli, quando giunse per la terza e ultima volta a Gerusalemme, fece poi costruire un terzo martyrium, dove, diceva: «Ecco il luogo dove sono stati i piedi del Signore». È da ritenersi probabilmente che fu Melania a volere l’istituzione di un ulteriore cappella per venerare l’Ascensione di Cristo, esattamente dove già esisteva la Chiesa dell’Ascensione, oggi Moschea dell’Ascensione[6], sottolineando ancor più la differenza dal luogo dove era venerata precedentemente, nell’Apostoleion, come si è già visto afferma precedentemente la stessa Vita di Melania scritta da Geronzio.

L’ultimo pellegrinaggio della sua vita fu a Betlemme, dove la accompagnò Paola, figlia di Laeta. Al ritorno si ritirò in preghiera presso «la grotta degli insegnamenti di Cristo, santuario servito dal monastero degli uomini»[7] all’Eleona. Poi rientrata in monastero si sentì mancare le forze, finché morì.

Tragicamente «i monasteri di Melania scomparvero nel fatale anno 614, quando le truppe di Cosroe saccheggiarono la Città Santa. Una composizione poetica di Onofrio e le notizie di un monaco di San Saba ci riferiscono terribili dettagli di questa distruzione dei principali santuari cristiani in Terra Santa. Fu una catastrofe che ci ricorda la rovina del tempio di Jahvè al tempo della guerra giudaica descritta da Giuseppe Flavio»[8].

I luoghi precedentemente descritti di Melania a Gerusalemme possono a questo punto essere identificati nella topografia moderna di Gerusalemme con un buon grado di probabilità.

La cella e la tomba di Melania sono venerati nel monastero ortodosso greco della Megali Panagia (Gran Madre di Dio) che è in HaKoptim street/Aqabat Khan el-Aqbat, vicino l’Anastasis (Santo Sepolcro). Si può ragionevolmente ritenere che tale luogo corrisponda alla cella della sua prima permanenza gerosolimitana, non appena ella vi giunse.

Lì è appunto, la venerata sua tomba.

L’Apostoleion, dove Melania seppellì Piniano e dove fondò il monastero maschile sul Monte degli Ulivi è ovviamente la basilica costantiniana dell’Eleona/Chiesa del Pater noster[9], con le grotte annesse che ricordano la predicazione di Gesù sulla distruzione del Tempio unitamente al discorso apocalittico e all’insegnamento del Padre nostro – ma anche originariamente la preghiera del Gestemani (Eleona viene dal greco elaion che significa “oliveto”) e l’ingresso in Gerusalemme. Esso preesisteva a Melania e Piniano ed è da supporsi che lì ella costruì degli edifici monastici.

Il martyrion dell’Ascensione, distinto dall’Eleona, è la piccola chiesa, poi trasformata in basilica bizantina e poi in moschea, dell’Ascensione, in cima al Monte degli Ulivi, iniziata da una nobildonna romana, Poimenia, nel 378. È da ritenersi che la costruzione che la Vita di Melania presenta come iniziata ex novo da Melania sia una cappella a fianco di tale chiesa già esistente[10].

La cella - prima della madre e poi di Melania stessa - e il monastero delle monache dove visse più a lungo a Gerusalemme sul Monte degli Ulivi (che si può immaginare sia un ampliamento della cella stessa della madre) sono più difficili da indentificare con precisione.

Scavi condotti all’interno del Monastero delle Benedettine di Nostra Signora del Calvario sul Monte degli Ulivi, fra l’Eleona e l’Ascensione, portano a ritenere che lì potrebbe essere il monastero delle monache che venne costruito e poi abitato da Melania stessa – la notizia nasce da un dialogo a voce con le monache del luogo, ma Joseph Patrich, archeologo e docente della Hebrew University of Jerusalem, ha affermato in un’intervista che “the exact locations of these two original monasteries [quello femminile con la cella originaria di Melania e quello maschile, entrambi sul Monte degli Ulivi] are unknown”[11].

Per una presentazione divulgativa della vita di Elena imperatrice, madre di Costantino, cfr. il video Santa Croce in Gerusalemme. Elena e Costantino dal mito alla storia:

https://www.youtube.com/watch?v=e1K3rPuHqcI



[1] Il riferimento è a Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo, dalla versione francese di Sources Chrétiennes 90, Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962, 35-36, con relative note. 

[2] Nota di D. Gorce a p. 206 di Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962 (Sources Chrétiennes 90). L’intero testo con le sue note è in italiano in Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo.

[3] Nota di D. Gorce a p. 220 di Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962 (Sources Chrétiennes 90). L’intero testo con le sue note è in italiano in Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo.

[4] Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962 (Sources Chrétiennes 90) 49, pp. 220-221. L’intero testo con le sue note è in italiano in Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo.

[5] Così D. Gorce a p. 220 di Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962 (Sources Chrétiennes 90). L’intero testo con le sue note è in italiano in Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo. L’autore rimanda a A. Vincent “L’Eléona, sanctuaire primitif de l’Ascension”, in “Revue Biblique”, LXIV, 1957, pag. 48-71.

[6] È importante ricordare che i musulmani credono che Cristo sia asceso al cielo e venerano anch’essi il luogo esatto dove per l’ultima volta egli poggiò i piedi in terra, ma negano la precedente morte in croce, che ritengono inventata dai cristiani, motivo per il quale non leggono i Vangeli che ritengono falsi: a loro avviso, per la sura IV che afferma “Né lo uccisero, né lo crocifissero, ma solo sembrò a loro di aver fatto questo”, ritengono che Dio/Allah abbia fatto trasportare miracolosamente Gesù dall’Ultima Cena per farlo subito ascendere in cielo dal Monte degli Ulivi in corpo e anima e dove è l’attuale Moschea venerano le ultime “orme” di Gesù/ʿĪsā in terra. È per questo che la fede islamica crede che Gesù non sia ancora morto, ma debba tornare in terra alla fine dei tempi, morire e poi risorgere. Ovviamente l’eliminazione della croce porta all’eliminazione del perdono dei peccati gravi, perdono che per i cristiani è determinato proprio dal “mistero” della croce; su questo, cfr. I musulmani di fronte al mistero della croce: rifiuto o incomprensione?, di M. Borrmans.

[7] Così D. Gorce a p. 255 di Vie de Sainte Mélanie (ed. D. Gorce), Les Editions du Cerf, Parigi, 1962 (Sources Chrétiennes 90). L’intero testo con le sue note è in italiano in Vita di Santa Melania, scritta dal prete Geronzio, suo discepolo e cappellano, nella traduzione di Angelika Delogu Falcucci, rivista da Andrea Lonardo.

[8]  Tomáš Špidlík, Melania la giovane, la benefattrice, Milano, Jaca, 1996, pp. 143-144.  

[9] Tre furono gli edifici costruiti da Elena imperatrice e madre di Costantino in Terra Santa: la Basilica della Natività a Betlemme, la Basilica dell’Eleona sul Monte degli Ulivi e l’Anastasis/oggi Santo Sepolcro in Gerusalemme. Cfr. su questo Come la Palestina diventò Terra Santa, di Pietro Kaswalder ofm.

[10] Indagini archeologiche e studi successivi sulla Chiesa dell’Ascensione sono stati condotti da Corbo: cfr. V.C. Corbo, Ricerche archeologiche al Monte degli Ulivi (Collectio Maior 16), Jerusalem 1965 (rist. 2004).

[11] M. Lidman, New water: Benedictine Sisters in East Jerusalem revive ancient cisterns, articolo pubblicato l’8/12/2016 al link https://www.globalsistersreport.org/news/environment/new-water-benedictine-sisters-east-jerusalem-revive-ancient-cisterns-43766 (consultato l’1/1/2024).